LE PRIORITA’ DELL’AGRICOLTURA ARETINA CONDIVISE IN UN INCONTRO CON IL PREFETTO

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Coldiretti Arezzo incontra il Prefetto di Arezzo per parlare dei temi di particolare interesse per il settore agricolo

Tra gli argomenti trattati l’emergenza causata dall’invasione della fauna selvatica, le difficoltà che affliggono le imprese per la mancata semplificazione burocratica, la concorrenza sleale del falso “made in Tuscany”

Un incontro con il Prefetto di Arezzo Anna Palombi per parlare delle priorità dell’agricoltura aretina che interessano tutto il territorio.

Si è svolto questa mattina alla presenza del Presidente di Coldiretti Arezzo Lidia Castellucci e del Direttore Mario Rossi presso la sede della Prefettura.

E’ stata l’occasione per fare un focus a 360° sui temi principali che oggi interessano migliaia di imprenditori agricoli in provincia di Arezzo oltre che presentare con una panoramica completa, l’associazione ed il suo lavoro.

Tra gli argomenti l’emergenza causata dall’invasione della fauna selvatica ormai fuori controllo, le difficoltà che affliggono le imprese per la mancata semplificazione burocratica che ne sacrifica risorse economiche e scelte imprenditoriali come il ricorso all’assicurazione agevolata per le calamità naturali, la concorrenza sleale del falso “made in Tuscany”, l’andamento stagionale sempre più pazzo con fenomeni estremi che vanno dalla perdurante siccità alle “bombe d’acqua” con i problemi connessi ad irrigazione e regimazione delle acque, le difficoltà del settore olivicolo che, unitamente ad altre produzioni come quella vinicola, rappresenta da sempre un biglietto da visita per il “made in Tuscany” nel mondo.

“Abbiamo sottolineato ancora una volta come nella nostra provincia la presenza di animali selvatici ha raggiunto una densità insostenibile – ha spiegato la Presidente Castellucci –  gli ungulati (soprattutto cinghiali, caprioli e cervi) invadono i terreni agricoli e si alimentano a spese degli agricoltori e degli allevatori che, a fronte di danni sempre più ingenti e ricorrenti, trovano talvolta “meno dannoso” porre fine alla propria attività: fuga che genera effetti allarmanti, soprattutto nelle zone più sensibili sotto il profilo produttivo e dell’assetto idrogeologico”.

Per il triennio 2014 – 2016 in Toscana sono state presentate domande di indennizzo, riferite a 1.348 attacchi di predatori agli animali allevati, per un danno che supera i 3 milioni di euro; per l’anno 2017 sono state presentate 590 domande di indennizzo, per un danno di 460.000, riferito unicamente al valore degli animali uccisi. Il danno complessivo, in termini di perdita di reddito per le imprese agricole, può essere stimato in oltre 1,5 milioni di euro.

Tra gli argomenti trattati anche quello della difesa del Made in Italy, l’agricoltura aretina è fortemente orientata a produzioni di alta qualità, tipiche e a denominazione di origine, produzioni che, in una quota consistente, sono destinate all’export.

“Nei mercati dei paesi extra europei i nostri prodotti – ha affermato il Direttore Rossi – subiscono la concorrenza sleale del falso “Made in Tuscany”. “E’ importante definire con questi paesi accordi commerciali, ben diversi da quelli sottoscritti negli ultimi tempi in cui siano tutelati i prodotti a denominazione di origine, legando l’azione di tutela ad interventi promozionali per far conoscere ed apprezzare le eccellenze della nostra agricoltura, per questo – ha sottolineato il Direttore – prosegue la battaglia di Coldiretti, da sempre impegnata in prima linea per difendere il vero “Made in Italy e richiedere l’obbligo dell’etichettatura su tutti i prodotti per dare giusto valore e riconoscimento al lavoro delle imprese agricole”.

Non è mancato il confronto sulla complessità della macchina burocratica che, oltre ad impegnarne il tempo sacrifica anche risorse economiche degli imprenditori.

Al Prefetto è stata illustrata anche la manifestazione che si è tenuta nei giorni scorsi a Roma durante la quale si è tenuto un  incontro con il Ministro dell’Agricoltura Centinaio al quale è stata ribadita la necessita di avviare un nuovo Piano olivicolo nazionale (“Piano 2.0”) per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, per modernizzare gli impianti olivicoli, puntando sulle cultivar nazionali che rappresentano il nostro patrimonio di biodiversità favorendo lo sviluppo e la sottoscrizione di contratti di filiera.

“L’invasione di olio straniero a dazio zero, il falso Made in Tuscany fino ai cambiamenti climatici e gli effetti dei disastrosi eventi estremi – ha concluso il Direttore – sono solo alcune delle criticità da affrontare per salvare ed anzi rilanciare con forza un settore strategico per le imprese agricole, la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e l’occupazione”.

Il Prefetto ha accolto le questioni presentate, impegnandosi fin da subito nella costituzione di un tavolo tecnico con tutti gli attori coinvolti per dare risposte concrete alla problematica della fauna selvatica.