Quando il mister iscrisse i suoi ragazzi ad un corso intensivo di teatro

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Pirandello ha trasformato in testi teatrali molte delle sue opere in prosa. Citeremo solo le principali. “Ma non è una cosa seria” è una di queste, senza tralasciare “Il giuoco delle parti”, anche se troppo spesso si dimentica invece una commedia grandiosa: “Il piacere dell’onestà”.

Per Dostoevskij il discorso è diverso. È vero che, per motivi generazionali, non aveva fatto in tempo ad assistere al nuovo corso del teatro, tuttavia non è difficile riconoscere nella sua prosa, stilisticamente nervosa, a volte quasi involuta, una struttura drammaturgica.

Azzarderei una ragione: da un certo momento in poi Dostoevskij non scrive, ma detta quel che agita la sua mente tormentata

Sta di fatto che, dalla sua prosa, a torto o a ragione, i teatranti hanno pescato a piene mani. Ho in mente un incredibile “Delitto e castigo” seguito alla rappresentazione de “L’idiota”, visto al Mittelfest, per la regia di Nekrošius.

Il teatro si è rivolto ad un suo romanzo breve (come già aveva fatto con Le notti bianche), di impronta etica non meno forte rispetto ai grandi testi dostoevskiani, ma meno complesso nella struttura, per trarre un opera teatrale dal titolo suggestivo: “Il giocatore”. Il titolo originale, Igrók, ha la medesima radice di igràt’, parola che, come in moltissime altre lingue, non significa solo “giocare”, ma anche “recitare” ed a volte anche “barare”.

Sarà forse per questo che la conoscenza dei rudimenti della recitazione sta diventando importante anche nel mondo calcistico?