Prima Pagina | Dalle vallate | Vittorino Ceccherelli, da eroe ad assassino

Vittorino Ceccherelli, da eroe ad assassino

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Vittorino Ceccherelli Vittorino Ceccherelli

Riflessioni sulla persona di Vittorino Ceccherelli e sulla presenza del suo nome sulla lapide alla memoria dei caduti. Di Paolo Casalini

 

 

 

 

 

 

 

Una lapide di marmo apposta sul muro del Liceo Classico oltre mezzo secolo fa, sta suscitando una marea montante di polemiche. Sta addirittura diventando un caso internazionale per effetto di una petizione degli italiani di Catalogna. Peraltro saremmo moto curiosi di sapere quanti sono e chi sono gli italiani in catalogna, che si preoccupano della lapide al liceo classico di Arezzo. Il sospetto di una operazione di gigantismo mediatico per cavalcare la polemica, è ovviamente un pensiero di molti.

Queste riflessioni sono offerte per aprire un dibattito, non certamente sulla guerra di Spagna, che sarebbe ovviamente scontato, ma sulla persona di Vittorino Ceccherelli e sulla presenza della lapide alla memoria.    

Ieri il telegiornale di tele fantasy, ha annunciato una "petizione presentata dai cittadini rumeni, per ottenere la demolizioni del monumento a Marc’Aurelio, conquistatore della Dacia, reo di aver sterminato le popolazioni che colà vivevano. Le legioni, ornate dei terribili fasci littori, avevano invaso e conquistato il  regno di Decebalo, che prese poi il nome di Romania".  E’ ovviamente un telegiornale della fantasia, ma l’esempio calza.alla "bisogna". Occorre fissare il limite rappresentato da ciò che è storia e da ciò che è politica. Stabilito questo, ogni rimozione di targhe ai morti potrebbe essere giusta o divenire assurda. Abbiamo strade dedicate a personaggi dubbi, equivoci e infingardi, alcune centralissime, ma nessuno si pone tanti problemi. Ormai anche questi sono parte della storia, e non più della politica.

ceccherelli_vittorino__1__841056048.jpg

Per quelli che come me, hanno fatto le elementari negli anni 60 e 70, scoprire di aver frequentato una scuola che portava il nome di un fascista assassino e sanguinario, è uno shock inimmaginabile. Gli anni più belli della mia infanzia sono dunque passati in un luogo che ricorda il martirio degli innocenti. La cosa più ignobile è che nessuno sapeva niente. Quando mi chiedevano che scuola facevo, candidamente rispondevo: la Ceccherelli. Poco conta se la scuola era in realtà una caserma dismessa e aveva tutt’altro nome, per me come per tutti gli altri aretini, quella era la Ceccherelli.

Mai mi ero posto il quesito di chi mai fosse stato questo Ceccherelli. Male feci e oggi mi pento di tanta ignavia. Mi pento perché è facile adesso per qualche scalmanato, dare dell’assassino feroce e sanguinario a un giovane fascista che è andato a morire lontano da casa. Quasi nessuno sa chi è, dove è morto e perché. E ciò che è peggio a nessuno interessa saperlo. Basta il simbolo che rappresenta per condannarlo. E’ ciò che si suol dire un assassino “ante litteram”.

Solo per non fermarsi alla superficie e all’apparenza ho sentito il bisogno di scavare per capire, per cercare la verità, perché c’è sempre una verità che non appartiene del tutto a qualcuno, ma che sta tra le parti.

E scavando appena appena, proprio sotto la polvere del tempo, scopro che Vittorino Ceccherelli  era in battaglia “Victor Ugo”. Evidentemente era amante della letteratura d’avanguardia. Ma scopro anche che il giovane non pilotava bombardieri, ma un piccolo aereo da caccia. Non che cambi molto, sempre di guerra si tratta, sempre armi sono, ma Victor non ha mai bombardato Guernica, anzi era già morto all’epoca dei fatti.  Il giovane è morto in uno scontro aereo, in un duello come si diceva al tempo. Ma non con i piloti repubblicani, bensì con un pilota sovietico che pilotava un aereo sovietico.

Fu un volontario, fu un assassino, fu un giovane che andò a combattere per un idea sbagliata, ed in nome di questa idea, partì pronto al sacrificio finale. Forse fu solo un ragazzo di 20 anni, che con il suo caccia cadde nello scontro con aerei sovietici che appoggiavano la Spagna Repubblicana. Quella che legittimamente aveva eletto un governo comunista, e legittimamente stava per consegnarsi nelle braccia di Stalin.

Sono andato a cercare qualche documento, un po’ di storia, qualcosa che ci raccontasse chi è questo ragazzo (penso studente del liceo ma non ne ho consultato gli archivi), che decise di partire per la Spagna.  Anche lui aveva una madre e un padre che hanno pianto la sua morte, Nel '38 il padre lasciò che venissero pubblicate alcune sue lettere alla famiglia. Siamo riusciti a reperire qualcosa negli archivi del 15' stormo, mentre sappiamo per certo esserci in giro delle pubblicazioni che lo riguardano, ma a carattere ideologico e comunque assai costose.

Cercherò entro breve, di pubblicare qualcosa di più, perché Vittorino Ceccherelli non era solo un falangista, ma un ragazzo che amava le idee che gli avevano insegnato e per quelle idee era pronto a morire. Non so quanti oggi sarebbero pronti a morire per la loro fede, per difendere la patria da ciò che in buona fede Vittorino considerava metterla in pericolo. Per questa fede divenne un assassino ? E’ un giudizio che non mi sento di dare, solo perché non conosco i fatti, e non posso considerare tale una persona, solo adducendo motivazioni ideologiche. Può darsi che sbagli, ma spero che civilmente e con argomentazioni valide, qualcuno possa spiegarmi il perché.

L’eccessiva ideologizzazione di questa vicenda, secondo me non porta nulla di buono, se non riaccendere focolai di odio strumentale e pressoché inutile. Comprendo che in questo momento storico, alzare il livello dello scontro ideologico, può a molti apparire utile, ma anche in Spagna tutto è stato fatto per superare la fase di odio e rancore. I monumenti ai caduti della falange non sono mai stati abbattuti. Solo da poco, il governo Zapatero, ha cominciato una opera di rimozione dei monumenti celebrativi del franchismo, non senza polemiche sulla opportunità di riaprire le vecchie ferite, ma certamente evitando le lapidi alla memoria dei morti, proprio per evitare di toccare le corde dell’umano dolore. I cimiteri ove riposano i caduti della guerra civile, gli uni accanto agli altri, sono ancora li, coi loro monumenti, a memoria dei morti ma soprattutto della follia umana. Una ragione in più per non comprendere, dal momento che nemmeno nei luoghi del dolore è mai stata fatta questa operazione di rimozione storica, cosa spinge gli italiani di Catalogna a chiederne la rimozione al liceo classico di Arezzo. 

 

Dall'archivio dell'Aeronautica Militare:

 Il giovane Ceccherelli aveva sottoscritto la domanda e nello scriverne al padre così si esprimeva: 

  «All’alto comando si parla di lancio di siluri da pochi metri su navi
nemiche con rischio certo di non poter fare in tempo a fuggire; oppure di
operazioni di bombardamento senza il carburante per tornare indietro; o
addirittura di aeroplani armati con esplosivi che saranno fatti cozzare dal
pilota sull’obiettivo, morendo nello scoppio dell’apparecchio».
 
In questi giovani volontari non vi erano esitazioni dunque, ma solo certezze sul «modo» del sacrificio, comunque accettato a priori. Per esaltazione ed un pizzico di incoscienza, senza dubbio, ma sospinti da un sentimento che nei giovani non è mai estinto. Tuttavia anche il nostro collega era convinto che questi reparti non fossero stati costituiti, e difatti nella nota leggiamo:
 
«Il fatto che in pratica i reparti di “volontari della morte” non siano
poi stati costituiti e non sia stata sperimentata alcuna forma speciale di
impiego al di fuori di quella previste dalla norma di addestramento delle
singole specialità, non significa che centinaia di aviatori non siano
arrivati all’eroica determinazione del sacrificio…».
 
Dall'agosto 1936, i caccia CR.32 italiani cominciano ad operare nei cieli spagnoli
 
Ma il 28 ottobre compare improvvisamente un nuovo bimotore da bombardamento leggero, monoplano a carrello retrattile: è il Tupolev  SB. 2  pilotato da
sovietici
 
Con esso vengono condotti violenti bombardamenti su Salamanca, Siviglia, Granada, Cacéres.
 
La fama di inintercettabilità dura peraltro molto poco in quanto il 2 novembre, sopra Talavera, Arrighi li attende in quota lungo la probabile rotta e riesce ad abbatterne uno.
 
Il 4 novembre compare in cospicue formazioni un nuovo caccia, il Polikarpov I. 15.
 
Il giorno 5 novembre compare il. Polikarpov I. 16 (soprannominato Rata) un tozzo monoplano, più veloce dei CR., munito di quattro armi da 7,62.

Sono le battute iniziali di quei violenti combattimenti aerei che si svolgeranno nei cieli spagnoli sino al febbraio 1939.
 
Il numero dei CR. 32 inviati dovrebbe aggirarsi sulle 500 unità. Di questi, 72 sono andati perduti in combattimenti aerei, ma ad essi bisogna aggiungere quelli distrutti al suolo da offesa nemica, quelli perduti per incidenti di volo, quelli irrimediabilmente danneggiati.
 
 
 

 





 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00