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Arezzo ricorda i caduti di Cefalonia e Corfù

image Il colonnello Bettini

Intitolazione di un viale e di una camminata. Le donazioni all’Istituto storico. La cerimonia nella zona Meridiana e all’università

 


LE AUTORITÀ

Arezzo ha ricordato i caduti di Cefalonia e Corfù con una duplice cerimonia organizzata da Comune di Arezzo e Associazione Divisione Acqui alla quale hanno partecipato il Prefetto Salvatore Montanaro, il Sindaco Giuseppe Fanfani, il Presidente della Provincia Roberto Vasai, il colonnello Claudio Dei, l’assessore alla cultura del Comune di Arezzo e Presidente dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea Camillo Brezzi e i vertici provinciali di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza.

“In un’epoca in cui si abusa del termine ‘eroe’ - ha dichiarato il Prefetto Montanaro - attribuito impropriamente a personaggi dello spettacolo e veline, ricordare i martiri di Cefalonia e Corfù ci consente di dare atto al giuramento di fedeltà di questi uomini che pagarono con la vita il loro gesto, questo sì, veramente eroico”.

“L’8 settembre - ha ricordato Giuseppe Fanfani - è una delle tante date che giustamente celebriamo per rendere collettivamente omaggio alla libertà riconquistata e all’assetto istituzionale democratico che ci ha consentito di crescere nella civiltà e nel benessere dopo le miserie della dittatura. L’Italia è frutto di tanti gesti eroici, scelte personali e atti collettivi. Cefalonia e Corfù rientra nel secondo caso e ci gratifica anche pensare che la collocazione delle targhe commemorative avviene in una zona popolata e dove circolano molti veicoli: un duplice aspetto che consentirà a migliaia di aretini di prendere coscienza dello straordinario sacrificio dei nostri militari”.

Claudio Dei è colonnello dell’esercito italiano e ha parlato in rappresentanza proprio del ricostituito comando “Divisione Acqui” di stanza a San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli. Fino a tre giorni fa era in Afghanistan impegnato nella missione che coinvolge le nostre truppe dal 2001: “questa storica unità delle forze armate, dislocata come noto nelle isole dell’Egeo durante la Seconda Guerra Mondiale, con alle spalle questo pesante tributo di sangue immediatamente successivo all’armistizio, è ora un comando che opere esclusivamente in missione di pace e che, all’esigenza, può essere inviato al di fuori del territorio nazionale nel quadro di operazioni internazionali”.

LE DEDICHE

Un viale della zona Meridiana ai “Caduti di Cefalonia e Corfù” e una camminata a ricordo del tenente colonnello Giovanni Maltese, medaglia d’oro al valor militare: un cippo ne esalta la figura.

All’Istituto storico autonomo della Resistenza dei militari italiani all’estero, presso il campus universitario del Pionta, si è tenuta la cerimonia di donazione dell’altare da campo che era appartenuto a don Luigi Ghilardini, cappellano militare a Cefalonia, e della sciabola del tenente colonnello Enrico Solito, medaglia d’argento al valor militare, trucidato dai tedeschi.

I FIGLI DI BETTINI E MALTESE

Arezzo ha avuto due caduti, appartenuti alla Divisione Acqui, decorati di medaglia d’oro al valor militare: il colonnello Elio Bettini, padre della presidente nazionale dell’Associazione Divisione Acqui, trucidato a Corfù dopo la resa, a cui negli anni sono state intitolate una strada e una scuola elementare, e il tenente colonnello Giovanni Maltese, ucciso a Cefalonia, il cui figlio, Giuseppe, è nostro concittadino.

Graziella Bettini: “Ringrazio l’amministrazione comunale e in modo particolare il Sindaco Giuseppe Fanfani, per aver accolto la richiesta dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui. Con questo gesto intendiamo rendere omaggio alla memoria di quei militari che, dopo l’8 settembre, a Cefalonia e Corfù, combatterono per non cedere le armi ai tedeschi ma dopo l’inevitabile resa, dovuta al totale predominio nei cieli dei nazisti, furono massacrati a migliaia. La scelta dell’8 settembre come giorno per l’inaugurazione nasce dal riconoscimento della scelta effettuata da questi  eroi, in gran parte appena ventenni che, in nome della lealtà al giuramento prestato, in nome di una patria libera e, soprattutto, in nome della propria dignità, decisero di non cedere le armi. Come sottolineò il Presidente della Repubblica Ciampi nel 2001, e ribadì il 25 aprile 2007 il Presidente Napolitano, da  questa scelta ebbe inizio la Resistenza armata contro il nazifascismo, proseguita poi nella Resistenza all’interno del nostro paese”.

Giuseppe Maltese: “mio padre aveva già combattuto nella ‘Grande Guerra’ e fra il 1915 e il 1918 era stato ferito ben due volte. Sul fronte greco-albanese allo scoppio del secondo conflitto mondiale, tra il 15 e il 22 settembre del 1943, benché colpito dalla malaria, abbandonò l’ospedale militare e scelse di non lasciare i suoi fanti al loro destino, guidandoli anzi contro i tedeschi. Questi ultimi lo trucidarono assieme ad altri 17 ufficiali. La testimonianza più bella che ho di lui è una lettera, conservata all’università del Pionta, di un supersite, il maresciallo ragusano Giovanni Santaera che a mio padre deve la vita e del quale conserverà per sempre il ricordo”.

CEFALONIA E CORFÙ A NORIMBERGA

La strage nazista ebbe la sua eco anche al processo di Norimberga dove il generale Taylor dichiarò che “gli italiani indossavano regolare uniforme. Portavano le proprie armi apertamente e seguivano le regole e le usanze di guerra. Erano guidati da ufficiali responsabili che obbedivano agli ordini del maresciallo Badoglio, loro comandante in capo militare e politico, debitamente accreditato dalla loro nazione”.

 

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Massimo Filippini 08/09/2010 21:41:24
Alla citazione di due Presidenti fatta dalla presidente 'abusiva' dell'ass. ne acqui
http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=article&sid=7991
rispondo con quella di un terzo: il compianto Francesco Cossiga:
«Un tragico anniversario»

ROMA – «L'8 settembre 1943 è un tragico anniversario per la nostra nazione»: lo afferma l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Un tragico anniversario, spiega il senatore a vita, «perché segnò la “morte della Patria” dalla quale non siamo ancora completamente resuscitati». «Essa è da ricordare solo per i valorosi militari caduti nonostante il tradimento dei loro generali a porta San Paolo combattendo contro il tedesco già invasore. E poi ricordare, dietro il loro esempio, i caduti di Cefalonia, l'ammiraglio Campioni e gli altri militari che furono vigliaccamente trucidati dai tedeschi». «Non vi è altro né da ricordare né da celebrare – aggiunge Cossiga – perché l'8 settembre fu il giorno in cui si abbattè sul nostro Paese un giudizio di disprezzo e di tradimento proclamato ad alta voce dai tedeschi e dai loro alleati e a voce bassa, ma squillante, nell'umiliante armistizio che ci fu imposto, da parte degli angloamericani che non ci furono mai alleati e che furono solo occupanti del nostro territorio come lo furono i tedeschi, crudeli questi ultimi, duri ma non crudeli i primi». «In questo giorno – conclude – solo a San Paolo, a Cefalonia e nei luoghi dove sono morti dei militari italiani può legittimamente issarsi a ricordo il tricolore nazionale. Se vogliamo proprio issarlo in altri luoghi, ad esempio sulla torretta del palazzo del Quirinale, facciamolo a mezz'asta e pavesato a lutto a ricordo di uno dei giorni più oscuri della storia del Paese che a nessuna gloria può essere riscattato dalla retorica patriottarda che oggi sembra avere grande attualità».
(GAZZETTA DEL SUD martedì 9 settembre 2003)
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