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Il Dialogo con Dio di Vito Mancuso

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Il Dialogo con Dio di Vito Mancuso

«Ma che cos'è vero, alla fine, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove? Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio».

 

 

Vito Mancuso, ed è questa probabilmente la ragione del suo successo, introduce da anni nella Chiesa e più ampiamente fra la Chiesa e tutti coloro che si interrogano sul mistero della vita, la linfa di un pensiero fresco, moderno, solo apparentemente eterodosso, almeno per chi conosca la ricchezza della storia del Cristianesimo e delle diverse posizioni filosofiche e teologiche che vi si sono confrontate.

È singolare la coincidenza del pensiero del prof. Mancuso con quello di Joseph Ratzinger, divenuto il capo di quella Chiesa che l’autore di “Io e Dio. Una guida dei perplessi” (Garzanti editore) identifica con il principio di autorità.

Entrambi coltivano la fiducia nel valore della ragione come chiarimento della fede, con la differenza che la ragione di Vito Mancuso approda a una sorta di deismo spinoziano a uso individuale, mentre Joseph Ratzinger giunge a una fede rischiarata da una ragione che, come ha chiarito nel suo magistrale discorso al parlamento tedesco, “non può essere ridotta alla ragione positivista, ma deve contemplare una più vasta e ricca ragione dell’essere”.

Il libro di Vito Mancuso, che verrà presentato al Giardino delle IDEE sabato 3 dicembre alle ore 17.00 nella consueta splendida cornice dell’Auditorium del Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo (INFO: 0575 409050),  offre quindi al lettore con grande chiarezza una immagine della divinità ed una serie di ragioni su cui rinnovare la fede nella trascendenza divina.

Nella prima parte del libro, denso di riflessioni profonde sul rapporto tra la vita e la creazione, Vito Mancuso richiama il pensiero filosofico per il quale “tutte le persone dotate di ragione, siano esse atee, credenti in Dio oppure agnostiche, si trovano immerse nel mistero insondabile ed inafferrabile della vita umana”.

Non è mai esistita una civiltà, sia nel mondo antico sia nel mondo moderno, in cui il fenomeno religioso, pur con tutte le differenze di carattere dottrinario, non si sia manifestato.

La distanza esistente tra il mondo fisico e naturale e la dimensione spirituale presente nella vita interiore dell’uomo, spiega la presenza del fenomeno religioso nella civiltà umana.

Vito Mancuso con grande scrupolo filosofico, menziona e cita le diverse prove della esistenza di Dio che alcuni grandi pensatori hanno indicato, tra cui Sant’Anselmo D’Aosta, a cui si deve la prova ontologica e San Tommaso D’Aquino, autore delle famose cinque vie, che dimostrò la necessità di risalire alla causa prima identificata con la visione cattolica di Dio.

Per il prof. Mancuso il “Dio personale” descritto nel catechismo della chiesa cattolica non corrisponde all’idea della divinità che l’uomo dotato di ragione deve avere e coltivare.

Se vi fosse un Dio personale, come pretende la dottrina cattolica, non si comprenderebbe il carico di dolore e sofferenza che è presente nella natura e nel mondo umano regolato dalle leggi fisiche ed in costante evoluzione.

Ecco quindi che occorre pensare ad un “Essere Supremo” da cui si genera l’energia vitale che governa il mondo e l’universo, nel quale vi è una armonia come la scienza ha dimostrato.

Sulla fede di cui sono rigide custodi le gerarchie cattoliche, intesa come la dogmatica che non ammette il dissenso e il dialogo, deve pertanto prevalere la libertà di coscienza del singolo credente, affinché essa posso essere espressione della autenticità della persona umana.

Nella chiesa cattolica il confronto tra le alte gerarchie ed i teologi che si allontanano e discostano dalla dottrina ufficiale non è sempre facile e spesso viene ingiustamente ostacolato.

Dubbi di natura storica sulla reale esistenza di Gesù non se ne possono avere, poiché notizie sulla sua vita si possono trovare nei testi latini, ebraici e di altre culture, come quelli di Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio ed altri.

Tuttavia secondo Vito Mancuso non bisogna ignorare la distinzione delineata da alcuni pensatori tra Gesù, come persona storica, e il Cristo come manifestazione del divino nella storia umana.

Del resto per Joseph Ratzinger la redenzione è un evento non solo escatologico ma anche storico, “poiché il vangelo contiene un racconto di eventi realmente accaduti”.

A questo riguardo Mancuso ricorda la disputa che vi è stata su questa controversa questione tra grandi filosofi, quali Lessing e Kierkegaard.

Il Divino, il cui bisogno esiste nell’animo umano, viene identificato da Vito Mancuso con l’idea di Bene, Giustizia, Bellezza, Filantropia, Verità.

Pertanto l’etica diventa il fondamento della religione.

Il libro propone una concezione della divinità che è destinata ad essere discussa ed interpretata sia dai credenti sia dagli atei.

Un libro bello e profondo. 

La teologia del prof. Mancuso del resto non è affatto da accademia, per pochi iniziati.

“Io e Dio. Una guida dei perplessi”, al contrario, distrugge il pregiudizio che la teologia sia questione astrusa, per ciò stesso riservata a una cerchia di intellettuali.

La teologia di Mancuso consente invece di tracciare nuovi e sorprendenti confini, non più basati sull’obbedienza e sulla disciplina.

“Io e Dio. Una guida dei perplessi” apre pertanto la strada verso una fede basata sull'amore e sul dialogo, sulla libertà e sulla giustizia. 

Vito Mancuso è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano.

I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, in particolare L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina, 2007), un bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in altre lingue e una poderosa rassegna stampa, radiofonica e televisiva.

È oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico.

È inoltre editorialista del quotidiano “la Repubblica”.

 

*liberamente tratto da numerosi contributi pubblicati su riviste nazionali

 

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