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Parte l'anno scolastico...

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Parte l'anno scolastico...

Gli stoici operatori della scuola, sempre meno rispettati e considerati, si presentano ai nastri di partenza insieme a studenti che spesso non comprendono bene l'utilità di frequentare le aule scolastiche.

 

Si torna a scuola; insegnanti (quelli più fortunati), studenti, lavoratori del corpo non docente (quelli più fortunati) e genitori, tornano ad essere parte della vita scolastica. Ogni anno che comincia porta con sé delle aspettative e delle speranze nuove. Quest'anno parte una scuola pubblica mutilata, più che riformata; una scuola che deve fare i conti con la scarsità di mezzi pubblici a disposizione e tappare i buchi alla meno peggio.

Sembra che in Italia la considerazione nei confronti della scuola e del suo ruolo stia venendo inesorabilmente meno giorno dopo giorno. Eppure il ruolo della scuola è centrale per il futuro del paese. Formare cittadini consapevoli e colti è compito primario della società che vuole avere un futuro, meglio se migliore, e la scuola in questo ha un ruolo fondamentale, che non è tanto quello di fornire nozioni da inserire nel database delle nostre teste, quanto quello di abituarci allo studio, di darci un metodo nell'apprendere, di aiutarci a diventare cittadini del mondo.
Stiamo vivendo, in questi anni, in un'Italia dove la qualità delle dirigenze è gravemente scesa ai minimi termini e dove la ricerca è affidata per lo più a volenterosi, lungimiranti e danarosi privati. Ma la qualità della classe dirigente, sia essa politica o d'altro ambito, è il motore (o il freno) di una nazione e questo Francia e Germania l'hanno compreso bene, tanto da aumentare i finanziamenti destinati all'istruzione pubblica, nelle loro manovre finanziarie in tempi di crisi. Dalle nostre parti ci si comporta diversamente e diventiamo sempre più ignoranti. Quando chi scrive frequentava gli istituti superiori, erano gli anni settanta, chi non sapeva dove fosse la Thailandia era considerato un ignorante, perché non poteva comprendere bene come le popolazioni si comportano e quali fenomeni storico/geografico/sociali ne generano altri. Quale fosse il legame tra l'ambiente e l'uomo che lo abita, in qual modo quest'ultimo sviluppasse le proprie esperienze relazionandosi con la sua terra, collocata geograficamente e con una sua storia peculiare, delle esperienze comuni. Oggi la geografia scompare dalle scuole e nessuno se ne preoccupa; la storia ha uno spazio irrisorio. Siamo continuamente tartassati da un mondo sempre più globale, dove le distanze in teoria si "riducono" e i nostri giovani non sanno dove sia la Thailandia, così come moltissimi altri stati. Quando giungono notizie di sommosse o cambiamenti epocali in corso, la maggior parte di noi non riesce a comprendere bene cosa accade, perché non sa chi è e cosa rappresenta Gheddafi, se non un burattino incerato e ridicolo, che insegue una perduta gioventù (ne conosco un'altro...). Abbiamo dei ministri e un mucchio di parlamentari che non conoscono la differenza tra essere ebreo o israeliano; cosa ha significato e significa, storicamente, essere israeliani o palestinesi. Pensando al nazismo, le nostre nuove generazioni non vanno oltre l'orrore per la strage degli innocenti perpetrata nei campi di sterminio.
La considerazione di cui gode l'Italia nel mondo cala vistosamente ogni giorno e noi indeboliamo la scuola. Siamo unici, davvero.

 

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