Prima Pagina | Puntodivista | Aeroporto: molta polemica e poca visione del futuro

Aeroporto: molta polemica e poca visione del futuro

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Aeroporto: molta polemica e poca visione del futuro

Ad ogni campagna elettorale nascono comitati, favorevoli o contrari a questa o quell’iniziativa. Passate le elezioni, tutto torna nel dimenticatoio dell’indifferenza. Ma la differenza tra un politico e uno statista, sta nel fatto che il primo pensa alle elezioni, il secondo alle future generazioni.

Ciò che rimprovero agli amici di sinistra, è che per prendere una decisione, non è obbligatorio pensare come dovrebbe essere una decisione “di sinistra”. Una scelta non deve necessariamente essere targata, può essere semplicemente giusta o sbagliata e senza alcun colore politico.

Il 17 dicembre 1903 Orville Wright si staccò da terra per 37 metri (120 ft) in 12 secondi e fu registrato in una famosa fotografia. Nel quarto volo dello stesso giorno, Wilbur Wright volò per 260 metri (852 ft) in 59 secondi. I voli furono testimoniati da tre membri della guardia costiera, un uomo d'affari locale, e un ragazzo del villaggio, facendo sì che questo fosse il primo volo documentato. Sono passati pochi anni dal famoso telegramma inviato alle più importanti testate giornalistiche a memoria di quella giornata e i caccia già bombardano le prime linee delle trincee durante la prima guerra mondiale. Qualche decennio dopo le prime V2 colpiscono Londra cadendo dal cielo mentre gli aerei superano agevolmente la velocità del suono. La corsa al volo è stata rapidissima, e solo 60 anni dopo il volo dei Wright, l’uomo mette piede sulla Luna.

Ciò che dovremmo dunque aspettarci dai nostri politici, non è solo la soluzione ai problemi urgenti ed immediati, ma la capacità di proiettare e prevedere lo sviluppo in termini futuri. Non c’è dubbio infatti che un aeroporto in questo momento sarebbe inutile, superfluo, costoso, antieconomico e insostenibile. Nessuno degli altri aeroporti italiani, appoggiati a città minori, riesce a navigare in pareggio di bilancio, costringendo gli enti locali proprietari a continue iniezioni di denaro per permettergli di continuare ad esistere. In Italia abbiamo scali che ricevono si e no 80 passeggeri al giorno, sui cui transiti gravitano costi improponibili. Pensare di investire oggi sul traffico aereo, è un passo veramente azzardato. Ciò non toglie che quando pensiamo al futuro della nostra città, non possiamo non pensare anche in questi termini. Quando fu ideata l’autostrada del Sole, ci furono infinite polemiche per il costo, per l’impatto sul territorio, per l’assoluta inutilità dell’opera parametrata al traffico veicolare degli anni 50. Ma dopo pochi anni, quell’autostrada divenne il cavallo di battaglia del boom economico, la cerniera che univa il Nord al centro Sud. E oggi scoppia letteralmente.

Chi tanti anni fa ha immaginato il nostro futuro, ha costruito città attraversate da grandi arterie, scorrevoli, larghe e rettilinee. Chi pensava in termini di calessi e carretti, ci ha lasciato strade strette, contorte ed oggi intasate ed inquinate. Se vogliamo un perfetto esempio di sviluppo disordinato e caotico, basta farsi un giro nella nostra (ormai ex) zona commerciale Pratacci. Un dedalo di strade larghe, strette, storte, secanti e tangenti. Uno sviluppo urbanistico fatto a casaccio, senza immaginare il futuro, senza dare un senso al progredire delle costruzioni.

Un esempio su scala nazionale: un paio di decenni fa l’Italia decise di uscire dal nucleare. Scelta giusta si disse, per la pericolosità del prodotto e tutte le ben note controindicazioni, ma ancora oggi l’Enel acquista e gestisce (sempre all’estero) centrali nucleari vetuste e antiquate, per mandare energia elettrica in Italia. Personalmente provo vergogna per questo modo di far finta di essere ecologisti. In realtà vogliamo godere dei benefici del progresso, lasciando agli altri i nostri rifiuti (e i nostri soldi).

Francamente non credo sia necessario oggi un nuovo e più grande aeroporto, ma certamente è necessario essere pronti a cavalcare lo sviluppo, prevedendo la possibilità che un giorno il trasporto potrà spostarsi dalla gomma e dalla rotaia alle vie del cielo. Fantascienza ? Forse si, ma  anche senza imbarcarsi oggi in avventure senza futuro, è giusto essere pronti a coglierlo questo futuro e dunque prevedere in quali zone potrebbe sbocciare.

Ciò che domani sembra non servire, non possiamo sapere se sarà utile dopodomani. E nel dopodomani vivranno i nostri figli. Dispiace se il rumore dei pochi velivoli che veleggiano sull’areoclub disturba gli abitanti di via Chiarini, ma il vero problema è che non dovevano essere rilasciate concessioni per costruire case in una zona destinata al volo. L’idea del parco al posto dell’aeroporto è invece un po’ puerile e sa molto di fumo negli occhi. L’area è a destinazione prevalentemente agricola, non bella, senza attrazioni di alcun genere, non inserita nel tessuto urbano ed anzi vicina ad aree industriali e il parco sembra solo una boutade, per togliersi definitivamente dalle scatole gli aereoplanini e spedirli vicino a qualcun’altro. Anche perchè chi possiede o pilota una aeroplano sia pur da turismo o a vela, non può certamente essere di sinistra. 

Prevedere aree che un giorno potrebbero essere destinate al traffico aereo, lasciandole libere da abitazioni, strade e strutture di servizio, per non lasciare i nostri figli a fare i conti con la nostra ottusità. Perché il futuro appartiene a chi lo saprà interpretare. E se la nostra città non ha bisogno di fughe in avanti, non ha neppure bisogno di essere trasformata in un pacifico, tranquillo, rilassante e silenzioso cimitero.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

1.00