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Il coraggio di fare strike parte seconda

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Il coraggio di fare strike parte seconda

Una furibonda serie di interventi pubblici e privati, mi spinge ad approfondire l’argomento.

 

 

L’idea lanciata da questa testata, di realizzare una tangenziale interna sui giardini della stazione, ha suscitato un vero vespaio. Non ultimo mi onoro di aver provocato l’intervento di un valente giornalista come Salvatore Mannino, dalle colonne della Nazione di questa mattina. Qualcuno si rallegra anche che fortunatamente non sono un amministratore pubblico, così da non poter realizzare simili scempi.

Ho approfittato di questo giorno di festa per approfondire l’argomento, a cui però faccio una debita premessa: le proposte si fanno, a volte, con lo scopo provocatorio di suscitare dibattito, ma anche con l'intento di stimolare pensieri alternativi o innovativi.

C’è una frase che viene attribuita a de Gasperi che recita così  “I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni". Il rimprovero che muovo ai politici nostrani, è di aver pensato poco alle “prossime generazioni”.

Se guardiamo come si è sviluppata la città, i suoi assi viari, la sua urbanistica, non si riesce, per quanti sforzi si facciano, ad intuirne la logica. Strade nuove eppur strette, contorte, secanti, che si immettono in altre altrettanto storte e strette. Uno sviluppo talmente disarmonico che gli urbanisti del medioevo (si proprio così del medioevo) si sarebbero indignati. Oggi, proprio la Nazione ci illustra il “Golgota” che aspetta la città nei prossimi mesi, a causa dei lavori previsti in via Roma. La riflessione è proprio questa: come può una intera città restare ostaggio di un paio di strade che se bloccate, rischiano di mandare in tilt tutto il sistema ? Altrove, se necessario, non si son fatti problemi ad aprire nuovi varchi, anche demolendo costruzioni esistenti. Ma la mia vuole restare una provocazione, utile a stimolare contributi di idee per risolvere i problemi che ci attanagliano.

In ultimo una riflessione sui giardini del Porcinai. Sono andato a fare una ricerca fotografica documentale su questo progetto. Premesso che Porcinai è nato il 10 dicembre del 1910, e che i giardini sono documentati in foto del 1934 (già esistenti), deve essere un Porcinai giovanissimo quello che li ha progettati. (almeno un anno o due prima della loro realizzazione), probabilmente prima della laurea in architettura. Ma non basta: di seguito si possono vedere le foto di com’erano i giardini a lui attribuiti. Andiamo oggi a vedere cosa di questi c’è rimasto. Sono stati quasi completamente asfaltati, trasformati e ridisegnati. Gli alberi, come altri nella stessa strada, sono ormai troppo imponenti, si avvicinano alla fine del loro ciclo vitale e dovranno essere tagliati. Ma voglio ripetermi: la mia vuole essere solo una provocazione, fatta per mettere le basi di future radicali riprogettazioni. A cominciare dai binari del treno (la stazione non è di Nervi), delle aree a questa collegate (lo scalo merci) e della autostazione (costruita nei giardini del Porcinai), perché nostro dovere non è solo rifare la pavimentazione di una pizza, ma pensare quale progetto di città lasceremo in eredità ai nostri figli, a cui competerà il compito di realizzarla.   

 

 ï»¿ï»¿1931/1935

 

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