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Il bimbo e l'acqua sporca

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Il bimbo e l'acqua sporca

 

Gli ultimi atti di violenza avvenuti in città, in concomitanza con l’approssimarsi della campagna elettorale per le amministrative, hanno dato fiato ai tromboni e inaugurato un nuovo giro di giostra alla fiera delle sciocchezze.

 

 

Per non sfigurare nei confronti della dialettica leghista, che ci ha abituati, anzi ci ha assuefatti a convivere coi luoghi comuni e con gli slogan (così cari alla sottocultura suburbana) buoni solo per parlare alla pancia, anzi all’intestino della nazione, anche i nostri insigni politici locali arrancano per mostrare il peggio di sé, nel tentativo di non arrivare secondi alla fiera delle sciocchezze.

La ricerca di un colpevole politico per gli efferati atti di queste notti, magari utilizzabile nella prossima campagna elettorale, infiamma gli animi delle persone semplici, accende la polemica sopra, sotto e fuori delle righe del dibattito civile, ma soprattutto fornisce alibi e giustificazioni agli instabili che hanno bisogno di cercare un colpevole su cui scaricare la frustrazione dei propri fallimenti.  

Se è vero che la globalizzazione ha portato al giro per il mondo tanta acqua sporca, delinquenza, mafie di ogni razza e culture ispirate alla violenza o all’illegalità, acqua sporca che tutti vorremmo gettare via prima possibile per non vederla mai più, non dobbiamo dimenticare che questa stessa illegalità si alimenta proprio nella nostra ipocrisia. Se appare evidente che il giro della prostituzione è controllato da magnaccia extracomunitari, è certamente altrettanto chiaro che questo stesso giro trova fiato e risorse grazie ai cittadini italiani che non disdegnano di usufruire dei servizi messi a disposizione. Ma nel buttare l’acqua sporca, tenendo bene a mente un antichissimo proverbio, dobbiamo evitare di buttare anche il bimbo. Che cosa quest’acqua rappresenti, non è difficile intuirlo. Il bimbo invece sembrerebbe troppo facile identificarlo in tutte quelle centinaia di migliaia di persone che lavorano e che per farlo si adattano a quei lavori così umili che nessuno vuole più fare. Non ho problemi a ricordare con affetto e riconoscenza le ragazze che hanno curato per anni e con amore la mia anziana madre, permettendomi di dedicarmi al mio lavoro e a dei costi che solo alcuni anni prima sarebbero stati insostenibili, ma non sarebbe giusto nemmeno dimenticare gli edili o gli operai agricoli o tutti coloro che lavorano con passione e dedizione permettendoci di accrescere il PIL tanto caro a Tremonti.

Ma non è questo il bimbo a cui sto pensando e che non bisogna gettare insieme all’acqua sporca. Quel bimbo in realtà siamo noi: la nostra cultura, la nostra storia, le battaglie per la libertà combattute dai nostri padri e che ci hanno donato la democrazia e insieme a questa, il valore della tolleranza e il senso della dignità di ogni essere umano. Lasciandoci avvelenare l'esistenza dalle tossine del razzismo, dell'intolleranza, dall'egoismo e dalla cupidigia, siamo noi che rischiamo di finire tra i rifiuti della storia, insieme all'acqua sporca.    Perchè l’insofferenza verso le alternative tribali è antica quanto il mondo, anzi di più: è ancestrale. Si può ricondurre all’uso delle clave e dei bastoni, è facilmente solleticabile e immediatamente risvegliabile, e può sfociare nella xenofobia più esasperata. Ma ancora più pericoloso è lasciare che altri pensino al posto nostro, ci forniscano delle frasi ad effetto in grado di trascinarci verso una coscienza acritica. Al suono intenso e costante dei tamburi di guerra (oggi i media), sciamani preparati e "scafati", hanno aizzato e gestito guerre fratricide e di sterminio per il loro personale potere, fin da quando l'uomo si copriva di frasche e uccideva con le lance e le frecce. E' la forza della persuasione, dello spirito della tribù, della difesa del territorio. E' lo spirito che trova la sua origine nella nostra animalità e sfocia nell'insofferenza e poi nell'odio, verso chi è "diverso" da noi. E' lo stesso spirito che ha condotto 70 milioni di tedeschi ad alzare obbedienti il braccio nel saluto nazista e coprirsi altrettanto obbedientemente gli occhi davanti ai treni merci che trasportavano gli ebrei.    

Queste ondate di insofferenza si autogenerano, e inutile nasconderlo, sono facilmente interpretabili con la banalità. Per dire o scrivere “fuori i negri o i rumeni o gli albanesi dall'Italia” ci vogliono pochi secondi, è un messaggio facile, a misura di spot pubblicitario, tutti lo capiscono e dà soddisfazione a chi si sente defraudato. La tecnica del ricercare un colpevole, anzi di un capro espiatorio è facile e usata da quando esiste il mondo. Non piove ? Colpa dello stregone. C’è la pestilenza ? Colpa dell’untore. C’è la carestia ? Colpa dei nostri peccati. C’è la crisi economica ? Colpa del giudeo.

Spiegare perché questo slogan è sbagliato....richiede più tempo, richiede un discorso articolato, richiede la pazienza di ascoltare o di leggere per più di qualche secondo, di pensare con la propria testa e di utilizzare il cervello. Ma quel che è peggio, non dà nessuna facile consolazione, non prospetta una soluzione immediata.

Sia ben chiaro, nemmeno chi fa proclami xenofobi ha una soluzione immediata, però fa finta di averne, e l'effetto le riesce abbastanza bene. Soprattutto in chi ha speso la propria vita alla rincorsa di uno spazio fisico, alla disperata e sterile ricerca dell’avere anziché dell’essere.

E allora? E allora noi proviamo lo stesso ad articolare il discorso, poi vediamo se riusciamo a renderlo agibile dal punto di vista comunicativo.

L'immigrazione è decisamente un male, prima di tutto per chi la fa, anzi per chi la subisce. Si emigra perché nel proprio paese di origine non si ha lavoro, non si hanno mezzi di sussistenza, non si ha la possibilità di costruirsi una vita dignitosa. La stragrande maggioranza di coloro che emigrano sono mossi da queste esigenze, così è oggi e così era ieri, quando emigravano gli italiani.

 In effetti, se ci pensiamo, coloro che lasciano il loro paese e i loro affetti per spirito di avventura o di conoscenza o per seguire un amore o una inclinazione, sono una tale minoranza che, se solo di loro si trattasse, certo non costituirebbero un problema sociale.  Qui stiamo parlando delle grandi ondate di immigrazione dovute ai disastri economici, alle guerre, alle persecuzioni politiche e/o razziali. Stiamo parlando di gente che, se avesse potuto, sarebbe stata ben felice di rimanere a casa propria. Tanto per provocare, ciò vale anche per chi delinque, perché comunque è più facile delinquere nel proprio paese, dove si è padroni del territorio, che non doversi misurare con una lingua e con abitudini diverse, doversi conquistare il territorio dove altri sono già insediati. Persino i famosi “delinquenti”, quindi, potendo se ne sarebbero stati a casa. Ma dove non c'è ricchezza, dove si stenta a sopravvivere,  anche delinquere non è facilissimo !

Ma lasciamo stare le provocazioni.  Stabiliamo quindi che chi parte, lo fa perché ha bisogno. Fin qui molti ci seguono ancora, è difficile che ci sia qualcuno che abbia la faccia di sostenere che “no, se sei nato nella parte sfigata del mondo ... peggio per te, stai pure nella tua miseria, perché il fatto di essere nato lì automaticamente ti rende degno solo di una vita miserabile”.

Oddio....forse qualcuno comincia a pensarlo. Fabio Fazio, nella sua trasmissione, ha continuato a lungo a ribadire una verità facile facile ma che forse varrebbe la pena di ripetere: “Che merito abbiamo noi per essere nati in Occidente e che colpa hanno gli extracomunitari per essere nati in paesi poveri ?” Ecco, noi dovremmo ricordare a tutti che qui non c'è colpa né merito, trattasi di pura casualità. E' meno banale di quanto sembri. Provate a chiedere ad un meridionale (italiano) razzista, e ce ne sono, provate a fargli questa semplice domanda: “Ma anche voi, non  siete  forse emigrati?”. In genere rispondono con due argomentazioni: “noi venivamo per lavorare”, e possiamo rispondere che, infatti, la stragrande maggioranza degli extracomunitari lavora, e le percentuali di chi delinque non sono superiori a chi delinqueva tra i “terroni” domestici. La seconda argomentazione è “Che c'entra, noi siamo italiani”, e qui bisogna rispondergli che di questo non hanno alcun merito. Come non ne ha chi è nato nell'Italia del Nord, sia chiaro.

Comunque, buona parte delle persone non sono così “fetenti”, in genere ammettono che chiunque abbia il diritto di cercare una vita migliore, però sono scocciatissime che lo si debba fare a spese loro. Ad esempio, è facile sentirsi dire “Ma se non ne abbiamo neanche per  noi, come facciamo ad aiutare loro? ”

Qui bisogna fare due osservazioni, una impopolare e l'altra pure peggio.

Quella poco popolare: è vero che la presenza di immigrati reca anche vantaggi, oltre che svantaggi. Il problema è che i vantaggi e gli svantaggi si abbattono su persone diverse. I vantaggi su chi affitta al  nero, su chi sfrutta il lavoro sempre al nero, sul sistema pensionistico, sulle aziende che altrimenti chiuderebbero, sulle famiglie che non saprebbero come fare con gli anziani (beninteso, tutti costoro magari ingrossano le file della Lega, perché guardare al di là del proprio naso è una fatica.....) Gli svantaggi, lo dicevamo prima, si abbattono sui vari sfigati di casa nostra, che magari non accetterebbero mai di pulire il culo ai vecchietti ma si incazzano se altri lo fanno al posto loro. E hanno anche qualche ragione, questo va detto, perché senza immigrati (anzi, in questo caso senza immigrate), l'assistenza agli anziani forse sarebbe pagata a peso d'oro. Una concorrenza al ribasso esiste, è inutile che lo neghiamo! Se continuiamo a dire che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, siamo ipocriti, perché gli italiani non vogliono più fare quei lavori alle condizioni a cui li fanno gli immigrati, ma d'altra parte senza immigrati, cioè con una terribile carenza d'offerta di manodopera, le condizioni sarebbero tutt'altre!

 Ed ecco l'osservazione ancora più impopolare: a quelli che dicono “ma non ne abbiamo neanche per noi, come facciamo ad aiutare loro?”, bisognerebbe avere il coraggio di rispondere che bestemmiano. Punto. Che la miseria e la fame sono la miseria e la fame. Che le malattie da miseria in Occidente non ci sono, neanche in periferia. Che il sistema sociale europeo (europeo, lo ribadisco), nel secondo dopoguerra, ha garantito forse le migliori condizioni di sussistenza che l'umanità abbia mai conosciuto nella sua storia. Che noi (giustamente) ci ribelliamo al fatto che gli immigrati irregolari possano accedere alle cure mediche ma  con il rischio di essere denunciati ma, contemporaneamente, gli americani (americani, non immigrati) senza assicurazione sanitaria, crepano: nessuno li denuncia ma nessuno li cura, crepano. Può darsi che adesso questa crisi finisca per distruggere quello che resta del sistema sociale europeo ma, per il momento, da noi non si muore di lebbra o di colera o di dissenteria.

 Comunque, un convincimento molto diffuso tra gli italiani è quello di non voler pagare per la miseria degli altri continenti.. “Non è mica colpa nostra!”  Ne siamo sicuri ?

“L'Unione Europea spende un sacco di soldi, la maggior parte del suo bilancio, per  sostenere la sua agricoltura. Ragion per cui l'agricoltura europea è assolutamente drogata: è super meccanizzata (e ciò non è un male), fa uso di prodotti chimici (ed è un piccolo male) ma, soprattutto, è super-sovvenzionata. Senza tali sovvenzioni, gli agricoltori europei non ce la farebbero. Aggiungo io che non dobbiamo pensare ai piccoli coltivatori, ormai in via di estinzione, ma alle grandi aziende del comparto agro-alimentare, delle vere e proprie lobbies che possono influenzare le elezioni di un parlamentare europeo. L'Unione Europea può quindi produrre in eccedenza rispetto ai suoi bisogni e piazzare sul mercato internazionale dei prodotti agricoli a prezzi assolutamente concorrenziali. Se questi prodotti vengono piazzati, ad esempio,  in Africa, entrano in competizione con le produzioni locali. I produttori locali sono di piccole dimensioni, non sono meccanizzati e tecnologizzati come i produttori europei, soprattutto non hanno sovvenzioni, non sono una lobby. In breve, soccombono. Gli agricoltori africani, resi perciò ormai disoccupati, non hanno altra scelta che emigrare verso le grandi città africane e andare ad ingrossare il popolo di disperati che vive nelle bidonvilles. Da qui, l'emigrazione verso il ricco Occidente può apparire come un azzardo che val la pena di tentare. Bisognerà raccogliere i soldi per il passaggio, ci saranno deserti e mari da attraversare, ma può apparire l'unica, disperata, opportunità per provare a farsi una vita degna di questo nome.

Approdati in Europa (chi ce la fa), saranno la manodopera a basso prezzo, ricattabile in quanto clandestina, che tornerà utile ai padroni per fare profitti e per “tenere bassi” i lavoratori di casa propria. Ovviamente questi lavoratori europei,  oggettivamente penalizzati da questa nuova concorrenza al ribasso, coveranno un profondo rancore verso questi intrusi, e si sentiranno meglio ogni qual volta li potranno maltrattare.

 Possiamo aggiungere che molti degli stranieri non ce la faranno ad inserirsi in modo più o meno accettabile, si sbanderanno e tenderanno a delinquere. E anche che, a prescindere, le differenze di culture, di stili di vita, di mentalità, potranno creare frizioni ed incomprensioni anche nei casi migliori. Infine, in tutte le ondate migratorie da che mondo è mondo, c'è una percentuale di chi già delinqueva a casa propria e pensa di farlo più facilmente dove c'è più ricchezza.

E voilà, la miscela esplosiva è servita.

Come se ne esce ? Diceva qualcuno che per ogni problema complesso c'è sempre una risposta facile. Peccato che spesso sia sbagliata.

Noi proviamo almeno ad evitare le risposte sbagliate.

Intanto diamo un occhiata a come nel mondo descrivevano i nostri emigranti

USA 1886, American Protective Association: "Gli immigrati cattolici operano una sistematica occupazione dei posti di lavoro soppiantando in questi impieghi indesiderabili i protestanti e gli americani con i loro metodi da clan"

 USA 1911, Reports of the Immigration Commission: "Noi protestiamo contro l'ingresso nel nostro Paese di persone i cui costumi e stili di vita abbassano gli standard di vita americani e il cui carattere, che appartiene a un ordine di intelligenza inferiore, rende impossibile conservare gli ideali più alti della moralità e della civiltà americana"

 USA 1900, San Francisco Cronicle: "(Gli Italiani) hanno quell'aria di stupidità animale che si manifesta nelle pecore spinte di qua e di là quando sono troppo indolenzite e stanche per belare o protestare (...) Non serve a nulla discutere con questa classe ignorante (...) Il denaro è il loro Dio"

 SVIZZERA, 1898, La Suisse: "Il quartiere di Spalen, a Bale, è diventato negli ultimi anni una vera colonia di operai italiani. La sera soprattutto, queste strade hanno un vero profumo di terrore transalpino (...) alcuni gruppi di italiani si assembrano in posti dove intralciano la circolazione e occasionalmente danno vita a risse che spesso finiscono a coltellate. Non ci sono misure da prendere, forse difficili ma urgenti, da parte della polizia degli stranieri?"

 USA 1879, New York Times: "Tra i passeggeri di terza classe (...) c'erano ieri 200 italiani, che il sovraintendente Jackson definì la parte più lurida e miserabile di esseri umani mai sbarcati a Castle Garden".

USA 1906, New York Times: "Lo sporco che li circonda, l'odore di muffa delle loro abitazioni umide è per loro piacevole e fa la loro felicità, come fossero in un appartamento lussuoso".

 AUSTRALIA 1890, Australian Workman: "(Gli italiani sono) briganti, fannulloni, lazzaroni, corrotti nell'anima e nel corpo. Se il boicottaggio vale a qualcosa, è in questo caso degli italiani che si deve applicare. Siamo certi che i nostri capitalisti non riceveranno beneficio alcuno dall'invasione di queste locuste"

 E ora traiamo qualche spunto dai giornali italiani dei nostri tempi:

 IL GIORNALE: “Perché gli immigrati si moltiplicano per nove nel commettere reati, per tredici nell’essere arrestati, per cinque nell’essere imputati e per otto nell’essere detenuti? (…) È evidente che senza controlli rigidi sugli ingressi si generano condizioni criminogene alle quali si aggiunge una particolare tendenza a delinquere di alcune etnie.        Non è un caso se il 75% dei reati commessi da immigrati sono riconducibili a cittadini provenienti da soli tre Paesi, a cominciare dall’Albania. Questa realtà deve farci riflettere anche sulla necessità di scegliere gli immigrati. ”

 CORRIERE DELLA SERA, 29.09.07: L’allarme di Amato e la nuova immigrazione. L’invasione dei nomadi. Di Alberto Ronchey “...Achille Serra, già prefetto di Roma, qualche mese fa dichiarava: ‘ Visito personalmente i loro campi…Le donne non si vedono, forse perché sono sulla metro a scippare borsette, gli uomini dormono perché forse hanno lavorato di notte svaligiando abitazioni’.”

 LA REPUBBLICA, 26.03.1997: “Ospiti balcanici che si presentano in compagnia dei Kalashnikov, per la consuetudine etnica al saccheggio che (secondo gli storici) precedeva da secoli i traumi per la caduta del comunismo....Ospiti che sistemano valige di bustine in casa e in macchina, accompagnano gruppi di piccine minorenni sui “viali del vizio”, sistemano frotte di pupi laceri e affamati e picchiati ogni giorno ai semafori.... Ospiti che si battono a coltellate con bande di altri ospiti per il controllo del territorio, secondo i costumi africani descritti dagli antropologi e rivisti spesso in televisione per indurci a sensi di colpa

 LA STAMPA, 1997: “Hanno le facce cotte dal sole e segnate da rughe precoci, facce di contadini poveri dallo sguardo astuto. I maglioni stinti puzzano di stallatico. ... I criminali fuggiti dalle carceri di Valona vengono dal passato. ... ieri mattina sulle acque di San Cataldo galleggiavano i Kalashnikov, gettati dalla nave all’arrivo di un’unità del battaglione San Marco.”

Da Non-Persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Alessandro Del Lago)

Ritroviamo, ieri come oggi, la medesima modalità retorica tipica della xenofobia nel trattare la tematica dell’immigrazione, ciò che è cambiato è soltanto la provenienza dei migranti, che vengono dai Paesi più disparati, poveri, come povera era l'Italia alla fine dell'Ottocento e la meta, l’Italia del benessere. 

In generale possiamo osservare come la stampa, le iniziative politiche, il senso comune mirino, alla costruzione di un’immagine dell’immigrato come nemico. La stampa dedica un’attenzione crescente alle notizie negative riguardanti l’immigrazione diventando in questo modo l’artefice principale dell’immagine dell’immigrato come nemico e come problema sociale grave. Ancor più grave è la sua costante insinuazione di una componente etnica o razziale alla base dei comportamenti devianti dello straniero. Noi sappiamo che gli italiani non sono geneticamente esseri sporchi, cattivi, violenti e retrogradi maschilisti, chiediamoci allora perché riscontriamo questo ragionamento razziale come costante storico-sociale ogni qual volta ci troviamo di fronte ad un fenomeno migratorio. Cosa accomuna gli italiani sbarcati in America con gli odierni immigrati delle più varie provenienze stabilitisi in Italia? Non sarà forse il fatto di appartenere ad una categoria sociale debole? La società ricca sente ripugnanza per quel soggetto “povero e malvestito”, lo cancella come essere umano rifiutandosi di conoscerlo ed attribuirgli una dignità pari alla propria trasformandolo in una “non persona” inevitabile causa di ogni male che attanaglia la società. Documenti dell’epoca in America testimoniano una curiosità: allora erano i maschi italiani ad essere considerati maschilisti in quanto cattolici che costringevano le proprie donne a vestirsi di nero, a coprirsi troppo, sempre chiuse in casa a cucinare e ad allevare i figli. Vi suona vagamente familiare…?

Appare chiaro come una volta trovato un capro espiatorio l’analisi razionale della realtà viene meno. La comprensione della complessità, propria dei comportamenti umani in generale, non avviene più tramite l’analisi e la ricerca, ma attraverso la trasformazione dei luoghi comuni in fattori e fonti di conoscenza certi e assoluti, per cui, se un uomo di nazionalità rumena uccide lo fa in quanto rumeno, cioè la violenza è iscritta nel suo Dna, mentre di fronte ad un italiano che uccide si ricercano ed analizzano i possibili motivi e le eventuali cause che l’hanno spinto a farlo (era forse mentalmente disturbato? Era stressato? Era depresso? ecc. ). Un italiano omicida è sottoposto alla legge uguale per tutti, mentre un rumeno che uccide è sottoposto alla legge speciale di chi immigra, secondo la quale l’intera famiglia o comunità deve pagare il reato commesso da uno con l’estensione a tutta la comunità di leggi restrittive. Come se un italiano all’estero commettesse un reato e perciò renda necessaria la promulgazione di leggi speciali per l’intera comunità italiana immigrata e addirittura per i migranti in generale perchè tutti potenzialmente pronti a commettere il medesimo reato… Almeno, così scritto, non appare assurdo?!

È importante mantenere in continuo esercizio la mente perché nessuno di noi è esente dal rischio di inquinare la propria percezione del reale e capacità d’analisi razionale.  Nella società moderna, ma ancor più in quella contemporanea, ciò che viene raccontato e rappresentato dai mezzi di informazione di massa è considerata la realtà unica e vera, mentre in realtà è per sua natura parziale e spesso tendenziosa. Spesso è la propaganda politica o meglio di chi vuole esercitare un potere che indirizza l’ignoranza irrazionale delle masse. La spoliticizzazzione, l’analisi irrazionale e semplicistica della realtà complessa determina da sempre le peggiori dittature, violenze e discriminazioni, aprendo la strada a leggi che sanno di discriminazione e razzismo. L’intera società sta facendo e in gran parte ha già fatto propria questa perdita di percezione delle pericolosità democratica di determinati ragionamenti, affermazioni ed atti, perché si ragiona e si agisce con la pancia per tutto quello che riguarda l’immigrazione e non solo. L’analisi razionale è andata perduta e il parlare alla pancia delle persone conviene a chi vuole detenere un controllo sulla gente, non a caso l’argomento maggiormente utilizzato come sponsor per farsi eleggere è proprio l’immigrazione e la sua pericolosità per la nostra società.

Ricordiamo in chiusura un ultimo parallelo di ragionamenti irrazionali:

 “Gli ebrei ci portano via l’oro, l’argento e lo speck, lasciandoci in questa miseria. Amici del popolo, per quanto tempo ancora intendete essere imbrogliati e derubati?”

(Volantino della propaganda nazista)

 

 

 

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