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Aeroporto si, aeroporto no: polemiche strumentali e poca visione del futuro

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Aeroporto si, aeroporto no: polemiche strumentali e poca visione del futuro

 

Ad ogni campagna elettorale che si rispetti, nascono movimenti di idee o comitati, favorevoli o contrari a questa o quell’iniziativa. Passate le elezioni, tutto torna nel dimenticatoio dell’indif- ferenza. In questi giorni stiamo assistendo ai pro e contro ad Arezzowave, agli impianti a biomasse e all’immancabile tormentone dell’aeroporto.

Ciò che avviene nel piccolo della nostra realtà locale, in realtà è ciò che accade anche nella società italiana. Il vero problema non è stabilire cosa è utile e cosa no allo sviluppo immediato ed ecocompatibile del territorio, ma riuscire a pensare a questo sviluppo in termini futuri. Quando nacque la fantascienza di Giulio Verne, pochi avrebbero creduto che sarebbe stato possibile andare sulla luna, o scandagliare le profondità dell’oceano, o fare il giro del mondo non in 80 giorni, ma in 40 minuti. In nemmeno 100 anni dai romanzi di Verne, quella che era solo fantascienza, è divenuta scienza spicciola. Ciò che dovremmo dunque aspettarci dai nostri politici, non è solo la soluzione ai problemi urgenti ed immediati, ma la capacità di proiettare e prevedere lo sviluppo in termini futuri. Non c’è dubbio infatti che un aeroporto in questo momento sarebbe inutile, superfluo, costoso, antieconomico e insostenibile. Nessuno degli altri aeroporti italiani, appoggiati a città minori, riesce a navigare in pareggio di bilancio, costringendo gli enti locali proprietari a continue iniezioni di denaro per permettergli di continuare ad esistere. In Italia abbiamo scali che ricevono si e no 80 passeggeri al giorno, sui cui transiti gravitano costi improponibili. Pensare di investire oggi sul traffico aereo, è un passo veramente azzardato. Ciò non toglie che quando pensiamo al futuro della nostra città, non possiamo non pensare anche in questi termini. Quando fu ideata l’autostrada del Sole, ci furono infinite polemiche per il costo, per l’impatto sul territorio, per l’assoluta inutilità dell’opera parametrata al traffico veicolare degli anni 50. Ma dopo pochi anni, quell’autostrada divenne il cavallo di battaglia del boom economico, la cerniera che univa il Nord al centro Sud.

Chi tanti anni fa ha immaginato il futuro, ha costruito città attraversate da grandi arterie, scorrevoli, larghe e rettilinee. Chi pensava in termini di calessi e carretti, ci ha lasciato strade strette, contorte ed oggi intasate ed inquinate. Se vogliamo un perfetto esempio di sviluppo disordinato e caotico, basta farsi un giro nella nostra (ormai ex) zona commerciale Pratacci. Un dedalo di strade larghe, strette, storte, secanti e tangenti. Uno sviluppo urbanistico fatto a casaccio, senza immaginare il futuro, senza dare un senso al progredire delle costruzioni.

Un esempio su scala nazionale: un paio di decenni fa l’Italia decise di uscire dal nucleare. Scelta giusta si disse, per la pericolosità del prodotto e tutte le ben note controindicazioni. Ma se volessimo essere coerenti, dovremmo rifiutarci di acquistare l’energia prodotta da analoghe centrali dislocate all’estero, magari presso i nostri confini. In realtà quasi il 40% dell’energia che consumiamo allegramente, è prodotta attraverso il nucleare. Questa è la mentalità del colonialismo industriale, di chi preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto per mettersi in pace con la propria coscienza. Temiamo il nucleare e ci sentiamo a posto con le nostre coscienze avendolo eliminato dal suolo nazionale, pur sapendo che intorno a noi altri costruiscono centrali per venderci energia e ben sapendo che senza queste centrali l’intero paese si fermerebbe o addirittura mentre la stessa Enel acquista e gestisce (sempre all’estero) centrali nucleari vetuste e antiquate, per mandare energia elettrica in Italia. Personalmente provo vergogna per questo modo di far finta di essere ecologisti. In realtà vogliamo godere dei benefici del progresso, lasciando agli altri i nostri rifiuti (e i nostri soldi). Sono certo che se Gheddafi si offrisse di costruire in Libia un megainceneritore per smaltire a pagamento i nostri rifiuti, tutti esulteremmo, e senza preoccuparci troppo di fare indagini ambientali e analisi sui fumi. E lui probabilmente esulterebbe più di noi, in attesa di fare cassetta con la nostra ipocrisia.

Francamente non credo sia necessario oggi un nuovo e più grande aeroporto, ma certamente è necessario essere pronti a cavalcare lo sviluppo, prevedendo la possibilità che un giorno il trasporto potrà spostarsi dalla gomma e dalla rotaia alle vie del cielo. Fantascienza ? Forse si, ma  anche senza imbarcarsi oggi in avventure senza futuro, è giusto essere pronti a coglierlo questo futuro e dunque prevedere in quali zone potrebbe sbocciare. Prevedere aree che un giorno potrebbero essere destinate al traffico aereo, lasciandole libere da abitazioni, strade e strutture di servizio, per non lasciare i nostri figli a fare i conti con la nostra ottusità. Perché il futuro appartiene a chi lo saprà interpretare. E se la nostra città non ha bisogno di fughe in avanti, non ha neppure bisogno di essere trasformata in un pacifico, tranquillo, rilassante e silenzioso cimitero.

Paolo Casalini

 

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