La cattedrale invisibile
La massoneria aretina e le vicende legate a Licio Gelli
“La nascita di una nuova Obbedienza, che per la prima volta si basava imprescindibilmente sulla tradizione anglosassone, è stato sicuramente un evento d’importanza senza pari nella travagliata storia della Massoneria aretina”.
In una città dove la massoneria era per motivi strutturali e vizi d’origine, politicizzata e anticlericale, una nuova Obbedienza che dialogasse con i nuovi poteri, compresa la Chiesa Cattolica e si tenesse distante dai riflettori, era un qualcosa di innovativo, che risvegliava la speranza di tutti i “veri” massoni aretini e soprattutto di quei Fratelli costretti a iscriversi in Obbedienze straniere per vivere comunque un’esperienza massonica.
Un Codice di Comportamento Etico e Morale che contribuiva a creare uomini a tutto tondo, perfettamente integrati nel tessuto sociale della città e portatori di “valori” all’interno della società stessa.
Oggi la Massoneria aretina ha ripreso respiro, non tanto nei quadri altissimi, piuttosto nei livelli intermedi dello Stato, della Politica e della Società Civile.
Un rifiorire, insomma, di una nuova “Cattedrale invisibile” che i Liberi Muratori aretini riedificano sulle macerie della vecchia.
Che cosa è che divide i Massoni aretini dal resto della città?
E’ il segreto (“riservatezza come precisano i Gran Maestri) incomprensibile ai più nell’epoca della democrazia occidentale, di internet e dei satelliti.
Il segreto iniziatico è una regola d’oro sulla quale non si transige; posso al limite dire che sono un Massone, ma non posso rivelare i nomi degli altri appartenenti alla Loggia.
Ma i Massoni negano ancora oggi di essere un’Associazione Segreta e rispondono di essere nell’elenco telefonico.
In realtà non esiste davvero un censimento dei Fratelli aretini, anche perché a fare outing sono in pochissimi e le sole fonti non possono che essere interne.
Il GOI, l’Istituzione più grossa, ha da poco superato i 16 mila iscritti a livello nazionale e le 596 Logge e anche nella nostra città riscuote un notevole successo.
E l’identik del Massone aretino?
L’età media è scesa a 42 anni con il 58 per cento di laureati tra i quali, liberi professionisti, imprenditori, manager pubblici e privati, direttori d’ orchestra, pensionati, professori e docenti, tutti di alto profilo.
Un vero Boom di adesioni!
Ma se il solo ed esclusivo fine della Massoneria aretina è quello di creare uomini portatori di valori all’interno della Società, con iniziative benefiche e di solidarietà, come si concilia l’imprinting della segretezza?
E soprattutto le iniziative benefiche sono indirizzate in favore di chi?
La ragione come sempre riprende con forza il suo ruolo e ritornano in mente tanti piccoli e insignificanti tasselli, che non fanno altro che confermare, come una parte del potere giudiziario e investigativo, siano anch’essi irrimediabilmente compromessi.
Compromessi con partecipazioni più o meno ufficiali a incontri di stampo massonico, durante i quali vengono tessuti e confermati patti di non belligeranza reciproca, con vigorose strette di mano.
Quel che rende ancora oggi spaventosamente potente la massoneria nella nostra città è probabilmente la memoria: è quello che poi in fondo rende ancora potente anche il commendatore Licio Gelli e i suoi proseliti.
Da quando ha ufficialmente smesso di lavorare in Italia, paese ormai “ordinato secondo criteri di merito e di gerarchia” come ama affermare, ha preso a scrivere libri di poesie, ovviamente premiati con coppe e medaglie e riconoscimenti vari, e persino candidature al Nobel.
Il parco della Villa Wanda sembra invece il giardino di un castello tra statue, fontane ed un sentiero di ghiaia.
E all’interno stanze di seta, soffitti bassi di legno scuro, elefanti in porcellana che reggono telefoni rossi, divani da sette posti in velluto blu, di raso, icone russe, madonne italiane e vassoi d’argento.
Ce ne sono di burattinai in giro ultimamente!
L’amicizia, la fedeltà a un fratello/amico, vengono prima di ogni cosa in massoneria e in specialmodo in quella aretina.
Ma come detto ciò che divide nettamente i massoni dal resto della città è la segretezza.
“Non aderirei mai ad un club se sapessi che gli iscritti sono persone come me” recitava una celebre battuta di Groucho, uno dei quattro fratelli Marx.
Ma per i fratelli aretini è esattamente l’opposto.
La segretezza è un imprescindibile punto di forza.
“Lasciate che chi non ha voglia di cambattere se ne vada. Dategli dei soldi perché accetti la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell’uomo. Chiunque sopravviva a questo giorno, mostrerà le sue cicatrici ai vicini, e racconterà storie gloriose, tutte le grandi imprese di questa battaglia. Insegnerà quelle storie a suo figlio e da oggi fino alla fine del mondo verremo ricordati. Noi pochi, noi pochi felici, noi banda di fratelli: perché chiunque ha versato il suo sangue insieme a me è mio fratello. E quegli uomini che hanno avuto paura si sentiranno inferiori quando sentiranno come abbiamo combattuto e come siamo morti insieme”.
Arezzo, una città di origine etrusca, laboriosa e impegnata nell’arte della produzione artistica del vasellame nel periodo romano, protagonista in Centro Italia nel Medio Evo e nel Rinascimento, che oggi ha una sua Università cittadina in forte declino e con corsi mutuati dalla vicina Siena; tre quotidiani che hanno in città uffici di cronaca locale; alcune emittenti televisive locali gestite da commercianti, con in redazione ingrigiti paladini del volontariato social politico clericale e arcimondaiolo. Una città che ha avuto gli onori della cronaca, oltre trent’anni fa, per i loschi episodi che sembravano aver messo in luce trame eversive di carattere economico politico, coinvolgendo le sfere più elevate della Massoneria Italiana, che ne ha sofferto allora, ma che oggi non ne soffre più.
La vicende del fratello Licio Gelli hanno innestato in Arezzo un fenomeno “meraviglioso” di dilagante presenza di famiglia massoniche, le quali, man mano che andavano costituendosi, si facevano impegno di avere una rappresentanza aretina.
“Al processo Andreotti Gaetano Saya, un teste citato dal PM, che si è qualificato come ex agente di una struttura segreta della Nato, per la quale sostiene di avere svolto lavoro di intelligence, ribadisce che il senatore Giulio Andreotti sarebbe stato il mandante dell’uccisione del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. Saya dice di averlo appreso dall’ex capo del Sismi, generale Giuseppe Sanvito apprendendo allo stesso tempo che la promozione a prefetto di Dalla Chiesa era stata una manovra per eliminarlo….morirà per la storia delle carte trovate nel covo brigatista di via Montenevoso e per altro…avrebbe detto Giuseppe Sanvito”
Saya già a quel tempo, era il 16 giugno 1982, diceva di essere massone sin dall’età di 19 anni, di avere avuto stretti e fraterni rapporti con ambienti massonici e con Licio Gelli ed esibiva alcune lettere del venerabile a conferma di queste sue dichiarazioni.
Saya porta inoltre i segni corporali della sua appartenenza alla massoneria, un tatuaggio sotto l’ascella sinistra che raffigura una squadra e un compasso sovrastati da una stella fiammeggiante e dalla lettera “G”, iniziale della parola greca che vuol dire conoscenza.
”Sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO” ricorda ancora oggi Gaetano Saya nel suo manifesto “Impegno verso la Nazione”.
Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo (DSSA), invece si chiamava la polizia parallela nel settore della lotta al terrorismo, creata, pare, per ricevere fondi da organizzazioni nazionali ed internazionali, al cui vertice sino al 1° luglio 2005 c’era appunto Gaetano Saya.
“Nemo potuti infine lacesse”. “Decine sono stati gli indagati tra gli appartenenti alla stessa Polizia di Stato, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia Penitenziaria. Il reato contestato è stato quello di associazione per delinquere finalizzata all’usurpazione di funzioni pubbliche in materia di prevenzione e repressione dei reati”.
In sostanza, gli inquirenti ritengono da anni che lo scopo dei capi dell’ organizzazione P2, fosse quello di usufruire di finanziamenti da parte di organismi nazionali ed internazionali.
Alcuni dei componenti del DSSA avrebbero avuto accesso diretto al centro elaborazione dati del Ministero dell’Interno.
A questo punto una riflessione crediamo risulti alquanto opportuna!
E la nostra riflessione parte proprio da un logo, molto interessante, che possiamo incontrare spesso visitando i siti e leggendo le pubblicazione delle logge massoniche locali.
Il “Club degli Amiconi Massoni” oggi, è addirittura certificato, una sorta di ISO9001 della qualità, della anti democrazia, degli affari sporchi, dei raggiri, dell’informazione disinformazione, dei notabili, degli avvocati di parte, dei medici politici e dei liberi professionisti poco liberi e ancor meno professionisti, delle istituzioni e di chi dovrebbe garantirle, dei politici e dei politici di mezza tacca, del trafficanti e dei mercanti a delinquere.
Appare paradossale che qualcuno possa credere di far “credere” all’opinione pubblica, così come ai media complici e tristemente coinvolti in questi giochi, che tutto nasca quasi dal nulla, che non vi siano collegamenti e che le intercettazioni telefoniche siano il solo mezzo per sgominare bande e vincere il nascondino con la delinquenza aristocratica.
E’ disgustoso che nessuno abbia “investigato” su ciò sul quale non occorreva neppure investigare più di tanto per trovare la verità. Gaetano Saya non solo era grande amico di Licio Gelli, ma anche un assiduo frequentare della città di Arezzo, nella quale ha perfezionato affari e non solo.
Al largo delle coste tirreniche, all’altezza del Monte Argentario, alcuni anni fa si sono perfezionate e concluse trattative e affari per la vendita di armi e questo sotto il naso di tutti. Ma nessuno ha creduto sua responsabilità intervenire o quantomeno raccogliere informazioni o aprire inchieste.
Non possiamo ridurre tutto a banali distrazioni di fondi nazionali e internazionali, sarebbe sottovalutare il vero progetto della massoneria, offendendo nel contempo l’intelligenza dei cittadini.
Sentire giustizia attorno e respirare un nuovo clima nel quale l’abilità e l’ intraprendenza sono qualità da premiare piuttosto che da uccidere, ecco la vera ricetta per garantire benessere alla nostra città. Far si che ciò che è incubo per la massoneria aretina e cioè una “città ordinata secondo criteri di merito e di gerarchia”, possa invece divenire un nuovo modo di convivenza pacifica e regolata da norme giuridiche imprescindibili.
“Il Mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile; il Massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la Loggia, di osservare, di ragionare e dedurre. Quando lo ha conosciuto si guarda bene dal far parte della scoperta a chicchessia, sia pure il migliore amico massone, perché, se costui non è stato capace di penetrare il Mistero, non sarà nemmeno capace di approfittarne se lo apprenderà da altri. Il Mistero rimarrà sempre tale” ecco che cosa si legge nella homepage del sito di una loggia aretina e in particolare della Loggia Chimera N. 160. “La Loggia R. Kipling N. 22 di Arezzo, nella Gran Loggia Regolare d'Italia è stata consacrata il giorno 15 Luglio 1993 e dedicata alla memoria del Fratello Rudyard Kipling, giornalista, poeta e romanziere, che nelle sue opere ha sempre espresso valori di costante richiamo alla etica muratoria. La Loggia si riunisce di norma il secondo e quarto venerdì di ogni mese, presso la sede della GLRI di Arezzo. Il 12 Maggio 1995 ha assistito alla Cerimonia di Consacrazione del proprio stendardo, che - insieme emblema e testimone della comunione di intenti di tutti i Fratelli - sintetizza le caratteristiche della Loggia”, si legge invece nella homepage del sito della loggia aretina Kipling N. 22.
Massone a chi?



che noia.