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Elezioni 2018: prime riflessioni, candidati, temi e leadership.

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Elezioni 2018: prime riflessioni, candidati, temi e leadership.

A tre settimane dal voto condivido coi mei lettori qualche approfondimento sui temi emersi.

 
 
In primis, dopo aver assistito al toto candidato sui media locali, l'ennesima conferma della pochezza di molti cronisti: non uno che si sia pentito di aver dato spazio ad autocandidature che non hanno avuto il benché minimo seguito. Traggo dai media locali: “novità più sostanziale è quella annunciata da ... con Mario Agnelli, sindaco di Castiglion Fiorentino, che si è avvicinato alla Lega e la rappresenterà come candidato aretino; Liberi e Uguali, Tito Barbini candidato spendibileBarbini quasi al traguardoLiberi e Uguali, Tito Barbini sarà il capolista al Senato nel proporzionale; tra i democratici latitano ancora nomi femminili, anche se prende corpo l’ipotesi Lucia De Robertis. Nella coalizione di destra resta forte Agnelli e spunta Ammirati. Tanti verso Noi con l’Italia; è chiaro che dopo il peracottaro di Rignano col suo “«Mi candiderò ad Arezzo.»“ tutto diviene possibile, ma molte di queste anticipazioni erano solo tentativi di singoli di lanciarsi per una candidatura impossibile.
Poi il flop del Pd aretino, il neo eletto federale e comitato provinciale presi a ceffoni dal proprio partito. Come direbbe Fede: “che figura di merda!”.
A parte, il caso della forestiera e pseudo pasionaria dei truffati di BEtruria che ha buttato la maschera e si è candidata con FdI: desolante il fatto che i media locali abbiano proseguito a darle rilievo pur nell'evidenza della sua scelta di parte.
Quindi pochissimi candidati del capoluogo, uno schiaffo ai renziani da parte di Renzi, per gli altri partiti si corre contro Renzi (ed i Boschi, mah..).
Del territorio importa nulla.
Basterebbe questo per stare a casa il 4 marzo. Qualcuno voterà Paolo Casalini, ma (nuovamente) è in area Pd, con quello che significa: per me, meglio soli che male accompagnati.
Poi i fatti di Macerata dove una giovane tossica romana è morta: coll'incontro mercenario con un italiano si era procurata i soldi per una pera nelle cui more ha trovato una morte ancora misteriosa che coinvolge dei pusher nigeriani. Poi le esecuzioni del fascista Traini e l'atteggiamento di istituzioni e partiti: una pena....
Il fascismo non è morto in Italia, il falso e sbagliato mito del ventennio alimenta un certo numero di folli, seguaci o oppositori. Quindi non è morto, specie se le istituzioni dell'Italia repubblicana dimenticano che per fascismo si deve intendere qualunque regime totalitario, liberticida che sostenga politiche criminali, ingiuste etc etc.
Un ministro degli interni, creatura di D'Alema, che afferma "Avevo visto Traini all'orizzonte, per questo ho fermato gli sbarchi": a casa mia si sarebbe fermato Traini e gli sbarchi, cazzone.
Una polemica non sull'atto criminale di un folle fascista (nel senso classico), ma sugli immigrati; qualcuno ha parlato di uno che si è fatto giustizia da solo: si fa verso il colpevole, non verso individui a caso e senza colpe apparenti, che schiocchezza. Quindi si doveva parlare e stigmatizzare l'atto dello sparatore, non discutere su una legittima manifestazione in una città blindata, manco fossero i blackblock a manifestare. Non aspettare 5 giorni per vedere un membro delle istituzioni andare a portare sostegno ai feriti. Così si istiga allo scontro fra istituzioni immobili e cittadini imbelviti.
Questo è cosa vogliono? Il novello Togliatti, lo scout del Pd, si vergogna perché sul tema degli immigrati perde o vince le elezioni. Ma fra gli immigrati ce ne sono che devono godere del supporto del popolo italiano, mentre i clandestini migranti economici -che finiscono nelle grinfie dei deliquenti e delle imprese italiane che li sfruttano- devono essere respinti. Se il Pd non sa decidere è giusto che perda consensi: non è un mio problema. Ma che questa vada a vantaggio di una coalizione di destra improbabile e divisa su tutti i temi maggiori mi pare folle. O che questo possa spingere in alto un movimento populista e privo di proposte dove 40,000 (dice) votanti scelgono improvvisati candidati verso il parlamento, condotti da un ignorante, mi rattrista.
Perché stupirsi di un probabile astensionismo record, è quello che vogliono e ottengono.
Mentre i giovani migliori emigrano ed il paese invecchia, coi consumi bloccati e senza prospettive di rilancio, continui proclami di una ripresa che non tocca la massa degli italiani. Improbabili promesse di tagli di tasse mentre la macchina statale brucia montagne di denari. Indagini teleguidate e magistrati in carcere. Probabili insabbiamenti sulle malattie dei militati italiani. Il pensiero che le banche ottengano che i loro crediti deteriorati finiscano sulle spalle di altri, come accaduto per BEtruria. Una classe “dirigente” indifferente ai problemi dei loro elettori o datori di lavoro.
Un'Italia presumibilmente ingovernabile dopo le elezioni.
È chiaro che il pessimismo avanza. Almeno in me.
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