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UNGULATI? BASTA! CI RIPRENDIAMO CIO’ CHE E’ NOSTRO: IL TERRITORIO

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UNGULATI? BASTA! CI RIPRENDIAMO CIO’ CHE E’ NOSTRO: IL TERRITORIO

Incontro alla sede dell’Associazione aretina sui danni da ungulati e predatori con le imprese agricole esasperate da una situazione oramai fuori controllo

ARRIVA IL DOCUMENTO PER LA REGIONE

 

L’agricoltura e la zootecnia della provincia di Arezzo non possono continuare a subire danni. Continua l’azione di pressione nei confronti della Regione Toscana

 

La situazione è fuori controllo, i danni da ungulati e predatori sono diventati insostenibili e le aziende agricole sono in grande difficoltà, per questo, ancora una volta Coldiretti Arezzo si mobilita e nel pomeriggio di ieri, lunedì 5 febbraio presso la sede dell’Associazione, ha organizzato un momento di confronto con gli imprenditori alla presenza del Presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo Tulio Marcelli e del Direttore provinciale Mario Rossi.

“I numeri parlano chiaro – afferma il Presidente Marcelli - in Toscana gli animali selvatici hanno raggiunto una densità insostenibile, tanto che il territorio regionale è ormai divenuto un enorme allevamento allo stato brado, stime prudenziali parlano di oltre 240 mila cinghiali, 200 mila caprioli, 12 mila daini, 4 mila cervi, 3 mila mufloni e sono numeri che purtroppo certificano con i fatti  le conseguenze concrete che vedono oggi moltissime delle nostre imprese agricole in grande difficoltà, per questo abbiamo voluto nuovamente questo incontro. Questi predatori, che fino a qualche anno fa erano localizzati solo in alcune aree della regione – prosegue Marcelli - oggi sono presenti stabilmente in tutto il territorio, a questo si aggiungano i problemi determinati dall’aumento dei cani randagi e degli ibridi lupo-cane con all’ordine del giorno razzie

quotidiane, greggi dimezzate e danni alle stelle”.

Durante la riunione, è stata illustrata per la prima volta ad una nutrita delegazione di imprenditori agricoli, la bozza di documento #Riprendiamocilterritorio, che la Coldiretti presenterà alla Regione Toscana e che fotografa il drammatico stato dei fatti e riporta le proposte concrete dell’Associazione. Il documento si pone come obiettivo a cui tendere di non avere alcuna presenza degli animali selvatici nelle aree in cui si svolgono le attività di coltivazione e di allevamento perché così come recita nella parte conclusiva “l’obiettivo delle aziende non è ottenere risarcimenti ma fare impresa, producendo per i cittadini e non per gli animali selvatici e predatori”.

Sull’intera problematica dei selvatici Coldiretti chiede che venga istituita una commissione scientifica che, partendo da un attento studio della situazione toscana, possa individuare le possibili strategie e azioni di intervento.

In numerose aree della Toscana si parla di vera e propria emergenza basti pensare che per il triennio 2014 - 2016 sono state presentate domande di indennizzo, riferite a 1.348 attacchi di predatori agli animali allevati, per un danno che supera i 3 milioni di euro. Numeri che parlano da soli, ma che non dicono tutto della situazione reale, perché molti allevatori rinunciano addirittura a richiedere i rimborsi.

“In molte zone – incalza il Direttore di Coldiretti Arezzo Rossi - chi coltiva i terreni e alleva animali deve affrontare, oltre ai normali rischi di una qualsiasi attività economica, le difficoltà provocate dagli animali selvatici, la cui invadenza può compromettere i raccolti, il patrimonio ed i bilanci delle aziende, l’attività agricola in questo modo subisce il condizionamento di fattori esterni che l’imprenditore non è in grado di controllare. Si pensi – continua Rossi – ai giovani che hanno realizzato il “primo insediamento” e che hanno dovuto modificare profondamente il proprio piano aziendale. Le imprese sono costrette a realizzare nuovi e importanti investimenti per recinzioni e altri sistemi di difesa i cui costi di manutenzione e ammortamento gravano pesantemente sulla gestione. L’aumento dei costi di produzione, a fronte di prezzi dei prodotti agricoli stabili in alcuni casi, ma spesso in marcato calo, sta mettendo molte delle nostre imprese agricole “fuori mercato infatti sempre più spesso vengono a mancare le condizioni minime necessarie per fare impresa”.

Le  popolazioni di selvatici oltre a danneggiare l’agricoltura, creano una vera e propria emergenza sociale, ambientale e sanitaria. Il numero degli incidenti stradali causati dall’attraversamento degli animali è in continuo aumento e purtroppo si registrano anche casi di incidenti mortaliI boschi e gli habitat naturali risultano profondamente danneggiati. Gli ecosistemi sono a rischio. La consistenza della piccola selvaggina si è ridotta.

“E’ fondamentale  - ha detto il Presidente Marcelli - che le istituzioni dimostrino, con atti concreti, che esiste una piena presa di coscienza della gravità della situazione ed una precisa volontà di utilizzare tutti i possibili strumenti di intervento,  superando ogni incrostazione e complicazione di ordine burocratico ipotizzando, laddove necessario, anche modifiche dell’attuale legislazione. Assume un’importanza fondamentale dare tempestiva e completa attuazione della Legge Obiettivo (L.R. 10/2016) per la gestione degli ungulati”.

Tutti i terreni coltivati e le aree che possono essere recuperate per un uso agricolo devono essere inserite fra quelle da cui gli ungulati vanno allontanati.

“Ci sono grossi ritardi nei pagamenti degli indennizzi – chiarisce il Direttore Rossi - le aziende che hanno avuto danni a novembre 2014 hanno riscosso dopo 26 mesi, danni per gli attacchi dei predatori avvenuti nel periodo gennaio – novembre 2016 non sono stati ancora liquidati. Basta, adesso non c’è più tempo, presenteremo il documento alla Regione Toscana e ci riprenderemo quello che è nostro: il territorio”.

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