Prima Pagina | Elezioni politiche 2018 | Intervista esclusiva a Emma Bonino: nessuna promessa di spesa, ma mettere ordine nei conti dello stato.

Intervista esclusiva a Emma Bonino: nessuna promessa di spesa, ma mettere ordine nei conti dello stato.

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Intervista esclusiva a Emma Bonino: nessuna promessa di spesa, ma mettere ordine nei conti dello stato.

La presentazione dei candidati ad Arezzo è programmata per lunedì alle ore 17, all’hotel Continentale, assieme al candidato all’uninominale di coalizione Marco Donati. Si spera nella presenza anche di Emma Bonino, ma non sarà facile per i mille impegni di questi giorni convulsi. Intanto Mina Welby, la capolista si diverte a sdrammatizzare: "Arezzo ha presentato una sua parlamentare nel collegio di Bolzano, è giusto, io che sono bolzanina, che mi presenti ad Arezzo".

 

Emma, pensi che un argomento così pesante, come l’ordine nei conti pubblici, possa essere utile in una campagna elettorale?

Ebbene si. Voglio parlare al cervello e non alla pancia degli italiani. Stiamo osservando una campagna elettorale piena di promesse che sono un’offesa all’intelligenza del nostro popolo. Ma come è possibile pensare che siamo ancora così creduloni? 

Abbiano notato tutti molta vicinanza con Calenda, al punto da inserire il piano Calenda-Bentivogli nel programma.

Non possiamo farci illusioni che la strada del risanamento sia facile. Non può esserci risanamento se non passando attraverso l’aumento dell’innovazione e della produttività per vincere la sfida della globalizzazione e dell’automazione. Occorre non essere all’ultimo posto negli investimenti industriali in ricerca, sviluppo e innovazione, innovare i modelli produttivi e organizzativi del lavoro, anticipare le future esigenze di competenze del mercato del lavoro e colmare il divario tra i mondi dell’istruzione e del lavoro, anche attraverso una proposta storica dei radicali, recepita dal Piano: la crescita ambiziosa e straordinaria dei “laureati” dagli Istituti tecnici superiori.

Parliamo del nome che hai dato alla lista. Ti piacerebbe un’Europa a più velocità?

Mi sono sempre professata federalista dunque in principio è meglio avanzare compatti. Apprezzo Juncker che ricorda che l’euro è la moneta cui tutti i membri dell’Ue devono aderire. Però a est, oggi, parecchi frenano e qualcuno addirittura vorrebbe tornare indietro. Prendiamone pure atto, ma valutiamo la possibilità che gli altri, se vogliono, debbano poter andare avanti sulla strada dell’integrazione. E l’Italia deve stare in questa avanguardia. Attenzione, perché è questo che ci giochiamo in queste elezioni: la credibilità necessaria per stare nel gruppo di testa dell’Unione.

E’ questa la posta in palio per queste elezioni?

Certamente. La nostra credibilità per restare nel gruppo di testa della Ue. Ci stanno facendo passare sotto il naso un patto franco-tedesco che armonizzerà diritti sociali e fiscali dei due paese, creando le stesse condizioni per investire in Francia o in Germania. Mentre noi giochiamo a fare i sovranisti, a discutere di “liretta” o di ritorno al passato, loro l’unione la stanno facendo sul serio: sta nascendo un patto d’acciaio che se ne resteremo fuori potrebbe costarci molto caro. La Brexit sta favorendo una progressiva unione franco/tedesca e noi, se non riacquistiamo credibilità alla svelta, potremmo far la fine dei vasi coccio in mezzo a quelli di ferro: ne saremo stritolati”.  

Come si fa a riacquistare credibilità?

“Smettendo di accumulare debiti: bisogna bloccare la spesa pubblica primaria nominale per 5 anni. Bisognerà provare anche a tagliare le tasse sul lavoro, ma trovando comunque coperture da imposte indirette. Non ci sono alternative. Sono scelte dolorose ma necessarie. Alleggerire il carico fiscale diretto significa incentivare produzione e occupazione, e far respirare i ceti medi, la spina dorsale di qualunque società avanzata. Noi cerchiamo di proporre cose utili e ragionevoli e non ci scoraggiamo mai quanto alla prospettiva di farle passare. Ma il punto fondamentale è che non dobbiamo mettere in sicurezza i nostri conti, perché ce lo chiede l’Europa: raggiungere subito il pareggio di bilancio, ridurre il debito è nel nostro interesse, al di là del giudizio della Commissione. Se riusciamo a congelare la spesa pubblica primaria in termini nominali al livello 2017 per tutta la durata della prossima legislatura, il bilancio dello stato andrebbe in pareggio già nel 2019. Il debito pubblico scenderebbe tra 5 anni sotto il 110% del Pil, contro l’attuale 132%”

Pensi che arriveremo ad un ministro delle Finanze europeo? Gentiloni e Padoan parrebbero d’accordo. Secondo loro l’Europa non può essere solo un controllore di conti.

Se questo veramente pensano, allora concordo pienamente con Padoan e Gentiloni: ci vuole un serio bilancio dell’Unione. Sono anni che propugno una federazione leggera, con un bilancio pari al 4-5% del Pil europeo che si faccia carico della difesa, della diplomazia, del controllo delle frontiere, che promuova grandi programmi federali di ricerca scientifica. che non si limiti, quindi, a distribuire sussidi, come fa il magro bilancio (1% del Pil) odierno.

Sei dunque contraria a chiedere allargamenti dei margini del debito?

Io credo che chi si illude di modificare le regole Ue in senso lassista va a sbattere. Se si riuscisse a strappare minore attenzione al deficit, si otterrebbe in cambio maggiore attenzione al debito – e non mi pare che col debito stiamo messi meglio, anzi.

Il sistema pensionistico va riformato ancora?

No. Un euro su tre di spesa pubblica va in pensioni e non si può rischiare di far saltare tutto il sistema. Se per avere la pensione qualche mese prima rischiamo di essere solo piu’ poveri, meglio lasciar perdere.

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