Prima Pagina | Lettere | Lettere al direttore: alcol e discoteche

Lettere al direttore: alcol e discoteche

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Lettere al direttore: alcol e discoteche

Caro direttore,

i dati sul consumo di alcol da parte dei nostri giovani, recentemente pubblicati sulla rivista “A scuola di salute”, sono preoccupanti: il 20% dei giovani tra i 15 e i 34 anni consuma frequentemente alcolici. All’alcol si unisce il consumo di droghe e anche il gioco d’azzardo.

Sembra che i giovani non conoscano modalità più sane per rilassarsi. Soprattutto pare che non sappiano farsi accettare dagli altri se non in condizioni euforiche o disinibite.

Ovviamente difficoltà analoghe sono comuni anche ad altre generazioni di giovani, ma quella odierna vive condizioni particolari che cercherò di illustrare brevemente di seguito.

Sotto gli occhi di noi adulti è in corso una rivoluzione antropologica e i giovani percepiscono come maggiormente attrattiva la realtà del web a quella dei contatti umani effettivi. Essi sono costantemente connessi con gli altri, ma sempre più raramente in relazione diretta. Rappresentano una “folla solitaria” (secondo la definizione del sociologo Riesman), in stretto contatto, ma senza dialogo. È sufficiente guardarli quando la mattina sono in attesa di entrare a scuola, assiepati davanti alle porte mentre ciascuno digita sul telefonino. La sindrome del ritiro sociale, in giapponese “hikikomori”, si fa sempre più diffusa e i giovani, iperconnessi, si chiudono nelle loro camere, scambiando dì e notte, escludendosi dalla vita familiare. Anche l’educazione sentimentale, come osserva lo psicologo Philip Zimbardo, che in altri tempi prevedeva l’avvicinamento fisico a un possibile partner (e il rischio del rifiuto), oggi viene sostituita dalla pornografia che, con l’evoluzione tecnologica e la tridimensionalità, si fa sempre più realistica e coinvolgente. Lì non c’è rischio di rifiuto e le donne sono, secondo il format, sempre disponibili (forse anche a causa della pornografia molti uomini non accettano il rifiuto e diventano violenti). Le insicurezze degli adolescenti con gli altri traspaiono nel rapporto con il proprio corpo, che è diventato un “terreno di guerra”. Oggi disturbi alimentari come l’anoressia non gravano più solamente sulle ragazze.

Molti giovani nella seconda metà del secolo scorso hanno contestato le figure genitoriali e sotto certi aspetti il ’68 (quest’anno ricorre il cinquantenario) non è stato altro che una radicale insurrezione contro l’autorità paterna. Oggi l’autoritarismo rappresenta, nelle società occidentali, soprattutto una realtà interiore, dove l’ego si sublima in un ideale di perfezione e impone, ad esempio, il rifiuto del cibo. Pare che la mancanza di un’autorità esterna (genitori o scuola che sia) si coaguli in una parte del Sé, che diventa dispotica.

Questa condizione adolescenziale precaria produce la vulnerabilità esistenziale che si rileva nel cyber bullismo. La derisione, gonfiata a dismisura nel web, ingenera ferite profonde, che scuotono l’identità in costruzione. Si ha vergogna di vergognarsi. Accade così che – secondo la legge di Thomas – una realtà percepita come vera, anche se non è tale, abbia delle conseguenze reali. I suicidi di molti ragazzi vittime di bullismo hanno a che fare con l’incidenza di un mondo irreale ma concreto, quello del web, e con la realtà dei rapporti umani adolescenziali.

Tutto questo si correla anche alla questione dell’indisciplina scolastica, perché è la fragile identità a condurre gli adolescenti verso comportamenti estremi. Quando non si ha consapevolezza della propria identità, i comportamenti a rischio sono un modo per “sentirsi” interiormente. Generalmente più è bassa l’autostima, più si hanno comportamenti eclatanti: “fragili e spavaldi”, così li ha definiti lo psichiatra Pietropolli Charmet.

In questo oceano di “passioni tristi”, gli adulti non possono chiamarsi fuori perché ogni generazione è, appunto, generata. E, come ho avuto recentemente occasione di scrivere nel Corriere Fiorentino, è generata da noi, che non possiamo sottrarci a questa responsabilità. Abbiamo il dovere di intervenire, anche se le nostre forze sono modeste. Di fronte a noi, che siamo una gondoletta, c’è la corazzata della cultura di massa. Ma questa non è una buona ragione per ritirarci nelle nostre stanze.

Per queste ragioni, appoggio in maniera convinta l’iniziativa di Floriana Croce, Presidentessa di “Futuro Aretino”, la quale  propone di riaprire le discoteche il pomeriggio o in orari più consoni all’età degli adolescenti.

La guerra contro l’alcol agli adolescenti sarà lunga e le forze avversarie (quelle dei produttori e della pubblicità agli alcolici) sono preponderanti. Per questo è bene cominciare subito.

Alessandro Artini

(Preside dell’ITIS “G. Galilei” e Presidente regionale toscano dell’“Associazione Nazionale Presidi”)

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0