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Acqua pubblica: il pensiero del colibrì

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Acqua pubblica: il pensiero del colibrì

La richiesta di prolungamento della Convenzione di Nuove Acque ha scatenato un ampio dibattito in cui stanno intervenendo tutti, in molti casi in modi che non condivido sia nel merito che nel metodo; sento perciò il bisogno di rappresentare anche il mio attuale pensiero su questo tema.

 

Principi/Valori di riferimento

Bene essenziale.

L’acqua è un bene essenziale e come tale dovrebbe essere sottratto alle logiche di mercato, quindi nessuno dovrebbe pensare di “fare i soldi” con la sua gestione (per inciso, ho già rappresentato questo concetto per i rifiuti).

Quanto sopra vale per tutti i soci delle aziende di gestione,  quindi anche le Amministrazioni Pubbliche.

Tariffe/Copertura dei costi

Le tariffe dovrebbero essere tali da coprire tutti e soli i costi, ovviamente compresi gli investimenti (sottolineo “e soli”)

Questo dovrebbe anche semplificare  gli algoritmi di determinazione delle tariffe, la cui complessità è oggi assolutamente incomprensibile (un documento di oltre 50 pagine).

Remunerazione dei capitali investiti

I capitali privati che dovessero essere utilizzati, debbono essere remunerati ad un tasso solo di qualche punto superiore a quello dei BTP decennali, in quanto il livello di rischio dell’investimento è praticamente nullo.

I capitali pubblici non dovrebbero essere remunerati, perché le Pubbliche Amministrazioni non dovrebbero fare cassa con i servizi essenziali, ma questo richiede un approfondimento, perché la casistica è abbastanza ampia e richiede quindi modalità di approccio più articolate.

Governo pubblico

Il governo del Gestore deve essere in mano pubblica, ovviamente, ma penso che, alle condizioni sopra esposte sia naturale  e non ci possa essere interesse da parte dei privati.

Nota: mi è chiarissimo che il modello sopra descritto è di complessa attuazione, perché gli interessi in gioco sono tanti (economici e di potere), ma sono in contrasto con gli interessi dei cittadini, che in un paese civile debbono prevalere sugli interessi particolari.

Il caso NUOVE ACQUE

Ovviamente, se è vero che a fine Convenzione i debiti debbono essere sostanzialmente azzerati, vedo la situazione decisamente critica e i soli suggerimenti concreti li ho letti nel comunicato stampa di Liberi e Uguali, in cui sostanzialmente si sostiene l’esigenza della rinuncia alla distribuzione degli utili da parte di tutti i soci, da qui a fine Convenzione; è una soluzione dolorosa per tutti i soci, ma è quella meno dolorosa per noi utenti, che diversamente dovremmo contribuire attraverso corrispondenti aumenti tariffari.

COSA FARE

Il Legislatore nazionale

La legislazione nazionale dovrebbe essere modificata per agevolare i processi di ripubblicizzazione secondo i criteri sopra esposti, definendo anche percorsi sostenibili di passaggio dall’attuale situazione a quella auspicata.

Le forze politiche

Bene sarebbe che le forze politiche definissero in modo più articolato la loro posizione su questo tema; ad esempio declinassero meglio il significato di “Acqua pubblica”, espressione che ormai tutte sembrano sostenere; questo consentirebbe di capire meglio quali intendono sostenere il modello sopra riportato.

Amministrazioni pubbliche

Le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero togliere dai loro bilanci gli utili derivati dalle partecipazioni in Gestori del servizio idrico; dovrebbero anche incidere maggiormente sui processi decisionali del Gestore, mentre oggi sembrano subirlo, cercando di operare in modo coordinato e con visione unitaria.

Le categorie economiche

Sarebbe opportuno che, a fronte delle competenze che esprimono sul tema della gestione aziendale, fossero portatrici su proposte operative di  soluzione dei problemi, invece che rappresentare semplicemente il rifiuto, anche se condivisibile, ad ipotesi di lavoro.

 

 

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