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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 8 - I pendolari)

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Da un regolamento per la città ad un progetto di città (parte 8 - I pendolari)

Riaprono le polemiche di questi giorni i pendolari, che si trovano sempre piu’ costretti a lasciare l’auto sempre piu’ lontano. A chi consiglia di utilizzare i parcheggi a pagamento, e ne esistono pure a basso costo, vorrei rammentare che 7/800 euro l’anno (tanto incidono 3 euro al giorno in un bilancio familiare) non sono propriamente pochi. Sono gli 80 euro di bonus che se ne vanno in parcheggi. E scusate se è poco!

Non sarebbe invece l’ora di smettere di considerare gli automobilisti e i pendolari, solo delle mucche da mungere? Le zone blu o bianche a fasce diversificate, dovrebbero servire per distribuire le auto secondo le necessità e non solo per fare cassa.   

Ad Arezzo ogni giorno convergono 43mila veicoli su 65mila immatricolati nel comune e a fronte dei 220mila presenti in tutta la provincia. Trasportano per lo piu' lavoratori, pendolari e studenti. Gente che si muove dalle periferie e dalle frazioni in cui una certa urbanistica ha smembrato il comune, rendendo l’auto un bene insostituibile: adesso per il motivo opposto invochiamo le città compatte. Immaginarlo prima invece era troppa fatica.

In città vivono poco piu’ della metà degli abitanti del comune. Gli altri giocoforza devono usare l’auto per spostarsi. A questi dobbiamo aggiungere coloro che da fuori comune devono comunque raggiungere il capoluogo. Molte frazioni non sono collegabili tramite mezzi pubblici, salvo spendere cifre assurde nei trasporti o massacrare con orari impossibili le stesse persone che poi dovranno affrontare una giornata di lavoro.

Disponiamo a malapena del 10% di stalli di sosta, solo l'1% non a pagamento. Non sarebbe arrivato il momento di affrontare in modo organico e se possibile scientifico il problema? Vogliamo finalmente far uscire le auto dal centro? Allora incentiviamole a restarne fuori. Ma se mettiamo a pagamento i parcheggi periferici, andiamo esattamente nella direzione opposta. Significa: o che siamo in malafede e dunque pensiamo soltanto alla vil pecunia (pur se pubblica) o che dei problemi dei cittadini non ce ne frega nulla.  

Da quando si è cominciato a parlare del piano urbano della mobilità (prima giunta Fanfani) ho cercato di leggere e documentarmi sulla materia affrontata da tantissime città italiane, solo per scoprire che molti tra coloro che discettano di mobilità urbana, di traffico da decongestionare, di centri storici da recuperare e di ritorni a stili di vita ante motorizzazione, si son costruiti il villone sulle colline con immancabile suv parcheggiato, da cui immagino con un pizzico di cattiveria, si devono fare grasse risate alle spalle della plebe urbanizzata.

Alla fine si sono arrotolati tutti intorno alle stesse poche idee anche se sono sostanzialmente delle sciocchezze (e che stranamente finiscono tutte in... ering), per gran parte inutili e dispendiose oltre l’immaginabile, ma necessarie a poter mettere qualcosa sulla carta che giustifichi l’onorario. Hanno trascinato in queste avventure municipalità varie, governi regionali e nazionali che hanno speso moltissimo per risultati assai modesti, trasferendo in realtà troppo diverse, esperienze fatte altrove, in grandi città europee (Barcellona, Copenaghen, Amsterdam) o nelle magalopoli americane (San Francisco, Los Angeles, Philadelphia), cercando di rivendercele come originali. Il risultato è una montagna di carta e tante parole, ma risultati scarsi e soprattutto inutili nella applicazione pratica in realtà totalmente diverse.

Per incentivare l’uso del treno al posto dell’auto invece, non basta trovare una convenienza economica (che peraltro non sempre c’è) ma deve essere soprattutto strategica: facilità di parcheggio, rapidità di scambio, sicurezza logistica. Se devo partire da casa per avventurarmi in città, senza sapere se riuscirò a parcheggiare in tempo utile per prendere il treno, rende assai probabile il pensiero di rinunciare ancor prima di provarci.

Drenare il traffico solo per mezzo di divieti (vedi ZTL), proprio come una coperta corta che ci scopre i piedi, sta dimostrando che nel medio periodo porta altri guai, a cui si vorrebbe porre rimedio con altri divieti e altri regolamenti. Illusi. Non è essendo punitivi con coloro che abbiamo prima incentivato ad andare a vivere fuori città che risolveremo i problemi, ma rischiamo al contrario di aumentare la sofferenza a carico del centro.    

Se a Nord qualche parcheggio potrebbe riportare la vita nel centro storico, anche collegandolo solo con percorsi pedonali piacevoli, a Sud l’area degli spettacoli viaggianti potrebbe diventare un’area di lunga sosta gratuita (con zona camper già predisposta), collegata alla stazione da un marciapiede lungo la ferrovia, che permetterebbe un deciso miglioramento del problema pendolari. Settecento metri sono tanti, ma non tantissimi. Gli spettacoli viaggianti si potranno decentrare in aree diverse e magari meno invasive.  

E il park mecenate? E’ costato una tombola: vendiamolo (o affittiamolo) dopo averlo riconvertito a piano terra: senza aumentare le superfici di vendita in città, potrebbe essere invece una valida alternativa ad alcuni supermercati messi logisticamente male, che conserverebbero la disponibilità al pubblico parcheggio e magari in forma gratuita per un’ora o due.

A Est abbiamo trasformato in giardinetti la vasta area un tempo adibita a parcheggio, tra il parco Pertini e la nuova Margaritone. Il risultato è che la domenica delle partite, ma anche di tutti gli eventi che in futuro potrebbero tornare allo stadio, le auto soffocano la zona. I giardinetti accanto al parco invece sono stati veramente una idea geniale. Una necessità direi.

Ormai quel che è fatto è fatto, ma dire che è urgente individuare altre zone limitrofe allo stadio per destinarle alla sosta, mi pare una banalità. E se (speriamolo) la squadra dovesse salire in una serie superiore? Se invece che mille tifosi dovessero essere diecimila a raggiungere lo stadio, di cui la metà ospiti, che facciamo? Facciamo uno stadio nuovo? Ecco si facciamolo, magari con parcheggi. Se non vi piace giocare con la dinamite, eviterei di parlare di navette che portano le varie tifoserie. Non credo servano spiegazioni.

A Ovest finalmente, per coloro che desiderano lasciare l’auto al coperto e non troppo lontano dalla stazione, colleghiamo il Baldaccio tramite un breve tunnel (e magari con un tapirulan piu’ per immagine che per sostanza) e un percorso pedonale (ma che sia almeno riparato dalla pioggia) verso la stazione. Tra l’uscita SUD del Baldaccio e l’inizio del marciapiede del binario 1 sono 210 metri. Immaginando di poter collegare con questo percorso anche la questura, sarebbe un investimento di prestigio per la città. E forse anche per il Baldaccio!

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