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I CONTI NON TORNANO E NUOVE ACQUE VUOLE ESSERE ANCORA PREMIATA CON L’ALLUNGAMENTO DELLA CONCESSIONE SINO AL 2027.

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I CONTI NON TORNANO E NUOVE ACQUE VUOLE ESSERE ANCORA PREMIATA CON L’ALLUNGAMENTO DELLA CONCESSIONE SINO AL 2027.

LIBERI E UGUALI CHIEDE AI SINDACI DI FAR BENE I CONTI NELL’INTERESSE DEI CITTADINI E DI RISPETTARE IL SENSO DEL REFERENDUM DEL 2011.

Innanzitutto è bene ricordare che Nuove Acque gestisce la somministrazione dell’acqua, bene pubblico, quale concessionario in nome e per conto dei Comuni che sono proprietari degli acquedotti. Alla naturale scadenza della concessione, nel giugno 2023, i Comuni potranno decidere di ri-pubblicizzare il servizio idrico, ovvero di assegnarlo in concessione ad altro soggetto tramite una pubblica gara.

Affinché tale gara sia corretta è necessario che alla data di scadenza della concessione i debiti contratti da Nuove Acque con le banche per gli investimenti sull’acquedotto siano azzerati o massimamente ridotti, per evitare che l’esistenza di un rilevante residuo debito costituisca un deterrente che scoraggi nuovi eventuali soggetti a partecipare all’assegnazione della nuova concessione. Tale nuova gara, infatti, in presenza di un debito residuo, dovrà, necessariamente, prevedere anche il trasferimento dell’esposizione debitoria di Nuove Acque in capo al vincitore della stessa, a meno che tali debiti non siano azzerati perché posti a carico dei Comuni, cioè dei cittadini. Ma vediamo le cifre.

A fine 2017 l’indebitamento di Nuove Acque con le banche era pari a circa 40 milioni di Euro, da rimborsare con ratei annuali da 10 milioni sino al 2021. Per trovare questi 10 milioni si è proceduto all’aumento annuo delle tariffe di circa il 5% (quasi il massimo consentito) che, tuttavia, non pare essere sufficiente perché, gli utili netti conseguibili anche a seguito di tale aumento tariffario, si attesteranno sui 5 milioni di Euro annui. Mancherebbero al conto, quindi, 5 milioni di Euro all’anno per ciascuno dei prossimi quattro anni, quando il debito residuo ammonterà a 20 milioni di Euro.

Nonostante questa notevole esposizione debitoria i soci privati e pubblici (cioè i Comuni) di Nuove Acque, si spartiscono circa 2 milioni di euro l’anno a titolo di dividendi che dovrebbero essere invece destinati alla riduzione del debito.

Insomma, la gestione di Nuove Acque fa sì che i cittadini subiscano considerevoli aumenti della tariffa dell’acqua non per abbattere i debiti contratti da chi gestisce il servizio idrico, ma per destinare una buona parte degli utili conseguenti (2 Milioni su 5) alle casse dei soci privati e dei Comuni sotto forma di dividendi.

Il risultato finale di tale “strategia” sarà che nel 2024, allo scadere della Concessione, il debito residuo con le banche sarà di svariati milioni di Euro, con il rischio che esso possa gravare sulle casse pubbliche, cioè sulle tasche di quegli stessi cittadini a cui oggi è chiesto un importante sforzo contributivo in bolletta.

La soluzione di questo rovello escogitata da Nuove Acque è semplice: allungare i termini della concessione sino al 2027, ma a quale scopo? La motivazione ufficiale è quella di rimettere apposto i conti, ma il sospetto è che i soci di Nuove Acque vogliano garantirsi per un altro decennio 2 milioni di euro l’anno a titolo di dividendi.

Inoltre, la proposta avanzata da Nuove Acque ai soci pubblici, ovvero ai Sindaci dei Comuni consorziati, cioè allungare la concessione sino al 2027 per rimettere apposto i conti, non è credibile nel suo complesso: realizzare 114 Milioni di investimenti da qui al 2024 (raddoppiandoli rispetto a quanto oggi previsto) riducendo al contempo gli aumenti tariffari annui ai minimi termini (cioè dell'1,2%- 1,8% circa, a fronte degli attuali, che si aggirano sul 5%).

E’ facile capire che ciò è una chimera, se si considera che oggi, con le tariffe ai massimi, non si riescono a pagare i debiti contratti con le Banche. Lo capiranno anche i nostri Sindaci?

Se i Sindaci consorziati in Nuove Acque volessero fare veramente gli interessi dei cittadini, dovrebbero: 1) non approvare la proroga della concessione a Nuove Acque sino al 2027; 2) opporsi alla divisione degli utili e reinvestirli per diminuire il debito nei confronti delle banche, la qualcosa consentirebbe anche di ridurre gli aumenti tariffari; 3) diminuire considerevolmente le somme destinate alle “prestazioni accessorie” cioè alle consulenze e alla remunerazione per l’apporto del know-how che a fine concessione sono voci di spesa mal giustificabili (si parla di una posta che vale circa un milione di euro); 4) prendere atto, a fine scadenza della concessione, che la gestione privata del servizio idrico è stata un’esperienza fallimentare, se è vero che nel nostro comprensorio paghiamo tariffe che sono tra le più alte in Italia; 5) prendere atto del significato politico dell’esito del Referendum del 2011 che era nel senso della pubblicizzazione del servizio idrico e che pare essere stato dimenticato da molti.

 

Per Liberi e Uguali di Arezzo Daniele Farsetti, Guido Pasquetti e Andrea Vignini.

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