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No. Alce Nero non c’era proprio

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Una copertina del fumetto con Bufalo Bill Una copertina del fumetto con Bufalo Bill

Ogni giovedì, quando ero piccolo, sfogliavo le pagine di un fumetto che mio padre portava a noi ragazzi, l’”Intrepido” (del quale mi affascinava, fra le varie storie, la figura avventurosa di “Bufalo Bill”, con una sola f) sul quale credo di aver imparato a leggere.

A rincarare la dose, mio nonno, che era del 1889, mi raccontò di quando, diciassettenne, era sui campi con altri braccianti a scacchiare le viti e vide passare l’interminabile fila di un chilometro di vagoni del “circo” di Buffalo Bill. Ecco: il personaggio mi ha sempre incuriosito e dunque, quando nei giorni scorsi ho letto la notizia che riguardava lui ed Alce Nero, mi è venuto spontaneo di dare un’occhiata agli appunti e ritagli conservati da anni.

Con un post su Facebook, rilanciato da “Arezzo notizie” l’assessore Comanducci ha infatti collegato il processo di beatificazione avviato riguardo Alce Nero notando che è interessante “scoprire che il famoso capo indiano insieme al mitico Buffalo Bill vennero ad Arezzo”.  

Nient’affatto.

Mentre è vero che la Chiesa americana ha avviato, per la prima volta, il processo di beatificazione di un nativo americano, non è invece vero che Alce Nero fosse un capo indiano e non è vero che venne ad Arezzo con Buffalo Bill.

Come è detto nelle sue tante biografie disponibili, Alce Nero, (ossia Black Elk o, meglio ancora Heȟáka Sapa (1 Dicembre 1863 - 19 agosto 1950) era cugino di secondo grado di Crazy Horse Cavallo Pazzo e, come suo padre e suo nonno, era uno sciamano, ossia un uomo di medicina o, se vogliamo, quello che il cinema western ed i fumetti ci hanno raccontato come “stregone”, della tribù Oglala Lakota.

La sua storia racconta che a metà giugno 1876 (quando aveva appena tredici anni) era con Crazy Horse e i suoi seguaci nell’agguato alle “giacche azzurre” del generale Crook nella Valle del Fiume Rosebud (dove era stato trovato l’oro), venute per imporre l’ultimatum senza condizioni del governo statunitense ad abbandonare quelle terre. Gli indiani costrinsero i soldati al ritiro e si unirono a mole altre tribù cosicché il 25 giugno di quell’anno, sulle rive del Little Bighorn, Alce Nero prese parte alla battaglia nella quale i Sioux sconfissero un battaglione statunitense guidato dal tenente colonnello George Armstrong Custer, che trovò la morte in quella circostanza. In passato il mai diventato generale Custer era stato protagonista di un eccidio a Washita, durante il quale furono uccisi oltre cento indiani tra cui alcune donne e bambini e che per questo venne soprannominato dai nativi Cheyenne “Custer Squaw killer”.

Black Elk ( a destra) fotografato a Londra nel 1887 e al tempo della sua conversione

 

Come altri reduci di quella battaglia, per sfuggire alle continue ricerche governative, Black Elk si aggregò alla compagnia di Buffalo Bill che, verso il 1880 si costituì per portare in giro nel mondo le storie di avventura della Frontiera americana.

È così che Black Elk Alce Nero venne in Europa assieme a Buffalo Bill e il suo “Wild West” e nel novembre 1887 fece parte di una grandiosa compagnia di 200 uomini, composta da 97 nativi americani, tra i quali Toro Seduto, 180 cavalli, 18 bufali, 14 muli e asini, 10 alci e due cervi che si insediò, in Inghilterra, sulle rive del fiume Irwell nella contea del Lancashire.

Come ha raccontato John G. Neihardt nel 1932 in Black Elk Speak, una lunga intervista al protagonista, quando la compagnia, dopo cinque mesi di repliche della propria straordinaria esibizione, ripartì per gli Stati Uniti, Black Elk non partì perché lui e alcuni altri si erano persi a Manchester e in seguito dovettero tornare nella riserva in Sud Dakota.

Tornato a Pine Ridge Reservation lo sciamano Black Elk fu coinvolto, nel 1889, nel movimento “Ghost Dance”, secondo il quale riti spirituali, come la danza e il canto, avrebbero causato il ritiro degli uomini bianchi, il ritorno del bufalo e il ristabilimento del modo di vivere dei nativi.

Lo sciamano Heȟáka Sapa, ossia Black Elk o Alce Nero in una foto del 1937 in costume Lakota  

 

Vista la crescente forza del movimento “Ghost Dance”, il governo degli Stati Uniti fece arrestare alcuni dei leader, tra cui Sitting Bull Toro Seduto che, nel corso della sua cattura a metà dicembre del 1890, venne ucciso.

Due settimane dopo, il 7° Cavalleria circondò e attaccò un accampamento Sioux a Wounded Knee Creek, uccidendo brutalmente più di 200 uomini, donne, bambini e anziani. Tutte storie che hanno eco nel moderno cinema western americano e, da noi in qualche canzone come nel Bufalo Bill (con una f sola) di De Gregori.

Nel corso di un tentativo teso a vendicare i morti di Wounded Knee, Black Elk rimase ferito e fu infine convinto ad arrendersi dal capo Sioux Red Cloud Nuvola Rossa.

Quando nel 1906 Buffalo Bill ed il suo “Wild West Show”, al quale erano state aggiunte storie di guerrieri di tutti i tempi e di tutte le latitudini (giapponesi, cosacchi, arabi, messicani) tornarono a raccontare all'Europa e all'Italia il selvaggio West e la storia della Frontiera americana, per una tournée lunghissima che toccò numerose città (35 solo in Italia), per ben 119 spettacoli, Black Elk faceva già un’altra vita.

Nel 1892 aveva sposato Katie War Bonnet, una cattolica; con lei ebbe tre figli (Benjamin, John e Lucy Looks Twice) tutti battezzati. L’anno dopo la morte di lei, avvenuta nel 1903, Black Elk si convertì al cattolicesimo. Dunque nel 1904, quando aveva 40 anni, fu battezzato anche lui con il nome di Nicola Black Elk e, in seguito, divenne catechista.

Nel 1905 Black Elk si sposò con Anna Brings White, una vedova con due figlie e nella sua attività di catechista sostenne che “lo stile di vita religioso di Sioux era praticamente lo stesso di quello delle chiese cristiane, e non c'era motivo di cambiare ciò che stavano facendo i Sioux”.

Intanto, senza di lui, Buffalo Bill e il suo mirabolante show giravano per l’Europa e facevano sì che gli Italiani scoprissero i pop-corn e lo zucchero filato. Ad Arezzo vennero il 31 marzo 1906.

 “La Nazione” del 1° aprile 1906

 

Il racconto dei treni di Buffalo Bill su “La Nazione” del 2 aprile 1906

 

«I Quattro treni

Stamani, nelle prime ore, sono giunti i treni di Buffalo Bill alla Stazione di Campo di Marte.

I quattro treni arrivarono successivamente alle 2,51, 3,13, 3,36, 4,16.

I treni speciali che trasportano da una città all’altra la Compagnia dal colonnello W. F. Cody (Buffalo Bill) sono quattro e cosi formati:

Treno N.1: Un carro cavalli, tre carri piatti, tre carri cavalli, tre vagoni letti, un vagone letto quadro, un carro cavalli, in tutto cioè 12 carri, più due vetture regolari a freni.

La lunghezza di questo primo treno, compresa la macchina, è di metri 247,058.

Treno N. 2; un carro bagaglio, due carri cavalli, otto carri piatti, un carro cavalli; un totale quindi di 12 carri, più due vetture regolari.

Lunghezza del treno, macchina compresa, metri 247,058.

Treno N. 3: un carro cavalli, dieci: carri piatti e un carro cavalli; in tutto 12 carri con due vettura regolari e macchina per una lunghezza di metri 247,028.

Treno N. 4: un carro cavalli, sei carri cavalli, cinque vagoni letti, un carro cavalli, più due vetture regolari e macchina per una lunghezza complessiva di metri 263,487.

Oltre i quattro treni particolari il colonnello Cody possiede due vagoni per la réclame, del peso complessivo di 40,000 kg.

Tali vagoni viaggiano due settimane avanti «Buffalo Bill’s Wild West» trasportando gli affissatori ed i manifesti; questi vagoni vengono aggiunti ai treni ordinari dei passeggieri.

Le carrozze in testa ed in coda di ogni treno sono fornite di accappiamenti automatici americani da una parte e di accappiamenti normali dall’altra. Sono pure muniti di due accappiamenti normali supplementari in caso di bisogno,

I treni speciali sono di proprietà della colossale intrapresa. Le Compagnie ferroviarie devono fornire soltanto il servizio di trazione,

L’insieme di questi treni si compone di 59 vagoni formanti un peso totale di 1012 tonnellate ed ha una lunghezza totale di 905 metri, ossia colle macchine e le carrozze dei bagagli un chilometro.»

 Il programma, la tournée del 1906 e l’annuncio pubblicitario degli spettacoli di Firenze Arezzo e Pisa

 

                                                             

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