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Banca Etruria. Gli scoop quotidiani e la scoperta dell’acqua calda

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Banca Etruria. Gli scoop quotidiani e la scoperta dell’acqua calda

 

Condivido molto quanto il nostro avvocato Nucci scrive in una sua breve riflessione a proposito delle commissioni parlamentari. Non servono praticamente a nulla, salvo a riscuotere i gettoni di presenza e a trovare argomenti giusti per le prossime campagne elettorali.

Non solo: scoperchiano indagini in corso, pretendono violazioni del segreto istruttorio, vogliono sapere, sapere… sapere perché la procura di Arezzo non ha ancora trovato qualcosa (basta sia) per poter incriminare Pierluigi Boschi ed insieme a lui la figlia e pure Renzi che era iscritto alla P2 già all’asilo nido (fu trovata la letterina nel cestino della merenda).

E' la sempre attraente scorciatoia giudiziaria per la delegittimazione dell'avversario politico, anche attraverso commissioni di inchiesta che in realtà sotto inchiesta mettono solo i magistrati, scavalcando l’organizzazione della giustizia, decretando i colpevoli prima dei processi e trasformando il diritto in una gigantesca colonna infame. Salvo scoprire, appena il giorno dopo, che alcuni dei più accaniti sostenitori dei “processi del popolo”, sono appena stati rinviati a giudizio.

E’ proprio vero il detto che chi porta la ghigliottina in piazza prima o poi ci mette la testa dentro…  

A causa di questa assurda vicenda, nascono strategie difensive che costringono giocoforza a portare dentro ai “processi del popolo”, documenti che dovrebbero invece restare ancora riservati. Coperti da quel segreto istruttorio che dovrebbe essere garanzia per gli accusati, ma soprattutto serenità operativa per gli investigatori.  

Uno di questi è l’informativa della Guardia di Finanza che Rossi ha inviato nei giorni scorsi alla commissione banche a integrazione di quanto detto giovedì e di cui adesso da fonti parlamentari trapelano alcune parti.

Così come trapelano sui giornali quelle parti che avrebbero dovuto restare secretate, dell’audizione del procuratore della repubblica.

Parlando delle famose obbligazioni subordinate, ci spiega stamani La Nazione, il procuratore durante il black out dello streaming fu chiaro e conciso: “Il Cda emette una delibera e incarica il direttore generale di elaborare il prospetto informativo per l’emissione delle obbligazioni subordinate che poi invia alla Consob”. Se è questa la ricostruzione giusta, è evidente che scemano le responsabilità dei singoli consiglieri, anche perchè, come aggiunge ancora il magistrato aretino: “Il prospetto non viene approvato dal Cda, questo è un dato accertato. E se qualcuno dei membri lo vide, accadde in via informale e non nella sede ufficiale del consiglio d’amministrazione”.

I membri della commissione si dimenticano però durante l’audizione di chiedere se anche Pier Luigi Boschi era tra coloro che ancora risultavano indagati a causa del prospetto informativo, permettendo così alla stampa di gridare allo scoop: c’è anche lui!

In realtà è chiaro a tutti che c’era e c'è anche lui, ma evidentemente i parlamentari della commissione non sono stati abbastanza pronti a cogliere l’assist.

Meglio oggi dare la colpa al procuratore che non ha infilato la palla direttamente nella cloaca. 

A questo ci ha pensato la “scoopperia” fresca fresca di giornata...


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