Prima Pagina | Puntodivista | Procura di Arezzo nella tempesta e politici in preda al delirio

Procura di Arezzo nella tempesta e politici in preda al delirio

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Procura di Arezzo nella tempesta e politici in preda al delirio

La rivelazione che Pierluigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, è iscritto nel registro degli indagati per la vendita delle obbligazioni subordinate alla clientela retail di Banca Etruria, ha scatenato una vera tempesta mediatica.



Se mi è consentita una osservazione, questa è la miglior cartina al tornasole per dimostrare che in tutta questa vicenda, dei risparmiatori turlupinati in realtà non frega niente a nessuno e dell'Italia meno ancora! 

Ciò che unicamente conta sapere, in questo schizofrenico fine legislatura, è se il padre della Boschi può essere accusato di qualcosa, basta sia! Va bene tutto e tutto il resto è acqua fresca.

In tutta onestà, sapere se è responsabile anche lui, è cosa secondaria. C'è da chiedersi invece se quella presieduta da Casini sia una commissione bicamerale sul crack delle banche oppure su Pierluigi Boschi. 

Io vorrei conoscere altre verità: se le richieste di abbattimento del capitale sociale di BE da parte di Bankitalia, erano legittime oppure no (ricordo che il procuratore di Chieti ha inviato avvisi di garanzia agli ispettori della vigilanza per il medesimo motivo). Se così non fosse, anche lo stato di insolvenza sarebbe aleatorio o quantomeno "teorico".

Vorrei sapere se la svalutazione degli NPL era reale oppure serviva a far cadere definitivamente la nostra banca o addirittura a preparare il boccone "ghiotto" per gli amici degli amici. Magari sapere anche chi sono "gli amici" su cui l'On Bianconi ha presentato una inutile interrogazione. Le associazioni dei risparmiatori hanno presentato un esposto su FONSPA incaricata del recupero dei crediti. Perchè? Su quali basi?  

Vorrei sapere se Arezzo è servita soltanto per fare la "pelle" a Renzi e per questo si è deciso di sacrificare Banca Etruria.

Vorrei sapere se il ministro Padoan era l'utile idiota di questa manovra, oppure se era cosciente della sequenza di avvenimenti che il decreto del 22 novembre avrebbe messo in moto. 

Vorrei infine sapere quale sia stato il ruolo "vero" di Bankitalia, quali decisioni siano state prese nel convulso 2015 e da chi e soprattutto perchè, se dal 2010 si era a conoscenza delle perdite non dichiarate nei bilanci, la banca centrale e la vigilanza siano state sostanzialmente inerti, ma (coincidenza) solo fino dopo la ricezione nella legislazione italiana da parte del parlamento, delle direttive sul bail in. 

Al contrario, sapere se il Boschi sia colpevole o no, non sposta di una virgola il problema, salvo offrire ad una opposizione montagnarda e ad una maggioranza in fase convulsiva, i motivi della prossima campagna elettorale. Se è colpevole lo stabilirà il tribunale e non certo il procuratore della repubblica.  

Il procuratore Roberto Rossi, che viene accusato da diversi componenti della Commissione d'inchiesta sulle banche di aver nascosto la verità, ha scritto in queste ore una lettera al presidente della Commissione Pier Ferdinando Casini per spiegare il perché della mancata comunicazione di Boschi sul registro degli indagati. In sintesi: perchè nessuno glielo ha chiesto! Ma anche, che i 14 membri del cda non rinviati a giudizio, tra cui Pier Luigi Boschi, sono indagati anche se non imputati, mi pare che il procuratore lo abbia ben specificato. Ovvio che trattandosi di indagati non ancora rinviati a giudizio, la loro posizione è coperta da segreto istruttorio. Per questo quando è stata data la spiegazione sui motivi dell'indagine, l'udienza è stata secretata. 


Scrive oggi Repubblica che Rossi, nella lettera a Casini, spiega di aver risposto a tutte le domande che sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione. E aggiunge di aver chiarito che l'esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ha spiegato che non essere imputati, non significa non essere indagati in altra inchiesta.

Lo stesso parlamentare Villarosa (M5S) spiega a Repubblica che le risposte sono state chiare e che lui aveva compreso benissimo: "Sì, certo, abbiamo capito tutti bene. Il dottor Rossi ha detto che ci sono alcuni non rinviati a giudizio, e da lì abbiamo capito che però erano indagati. E' evidente anche dal video, ma il Pd ha voluto leggerlo in un altro modo. C’è stata una minimizzazione, ma è emerso chiaramente che Boschi era indagato".

Da buon magistrato, ha risposto a tutte le domande che venivano poste circa la posizione del consigliere Boschi. Ma le domande hanno riguardato solo i fatti in oggetto e non in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati. Aveva cioè escluso qualunque coinvolgimento di Boschi nel prossimo processo per bancarotta fraudolenta.

Boschi non ha partecipato alle riunioni degli organi della banca che hanno deliberato finanziamenti finiti poi in sofferenza e che hanno portato al fallimento della banca, e pertanto "non è imputato e neppure indagato per il reato di bancarotta", aveva chiarito a più riprese il pm Rossi. Oggi la notizia che c'è un nuovo fascicolo aperto dalla procura di Arezzo sulle vicende della ex Banca Etruria: si tratta di uno spezzone di indagine che riguarda la vendita di obbligazioni subordinate nel 2013. Di questo filone d'inchiesta si era parlato nel corso dell'audizione, ma nessuno aveva chiesto chi fossero gli indagati (non imputati)

Il senatore Andrea Augello (Idea) ha presentato al presidente Pier Ferdinando Casini una richiesta formale: “Proporrò alla Commissione di trasmettere l'audizione del dottor Rossi al Consiglio superiore della magistratura affinchè ne sanzioni il comportamento reticente e omissivo davanti al Parlamento italiano".

Nel frattempo Maria Elena Boschi ha provveduto a avviare una causa civile per danni contro Ferruccio De Bortoli per la ormai nota farse citata nel suo libro: «Maria Elena Boschi nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit... chiese a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria». E ancora: «Ghizzoni incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere».

Ne ha dato notizia attraverso i social network

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0