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Processi a Banca Etruria: per adesso molto rumore e poca sostanza

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Processi a Banca Etruria: per adesso molto rumore e poca sostanza

 

Mentre possiamo in questi giorni immergerci nei resoconti delle cause milionarie intentate un po’ a tutti e al di là dei numeri, che sono solo utili per richiamare l’attenzione dei lettori sui titoloni, ho la vaga impressione che la sostanza sia assai modesta.

E’ infatti del tutto evidente, a chi mastica un po’di impresa, che l’azione di responsabilità mossa al vecchio CDA, potrà riportare risultati molto scarsi in proporzione alle cifre richieste. Anche se sembrano ballare "millemila miliardi" di euro, un conto sarà il chiedere, un altro il dimostrare che son dovuti, un altro ancora "il trovarli".

L’unica cosa divertente saranno i titoli dei giornali.  Molto meno invece si stanno divertendo coloro che han perso i loro risparmi.  

Ben diversa sarebbe la situazione se anzichè ai controllati, le stesse richieste fossero mosse anche ai controllanti che poco han controllato. Ma visto che l’azione di recupero spetta esclusivamente ai commissari straordinari, previa autorizzazione della Banca d'Italia, il conflitto di interesse è talmente stridente da essere assordante!

In tutta questa vicenda nessuno riuscirà infatti a tirare in ballo civilmente anche la Banca d’Italia (e tantomeno la Consob), che si è sempre difesa dichiarando che gli amministratori non avevano fornito tutte le informazioni necessarie al suo controllo, anche se il tribunale ha già stabilito che questa tesi non sta in piedi. È un fatto però che il commissario straordinario abbia intentato una causa milionaria (voglio sperare che non ci sia un ristorno su questo) anche su aspetti della vicenda che già in passato sono stati considerati finanziariamente farlocchi (la mancata cessione alla BPV già sull’orlo del fallimento).

Sulla novella vicentina ci sarebbe molto da investigare, anche solo per capire come è stato possibile il vedere "cadere dal pero" il nostro istituto di vigilanza dopo l'ispezione europea, in una situazione bancaria così grave e deteriorata, al punto da considerarla di “alto stending”. (Da bimbi si diceva “Ma che c’ho scritto? Joe Condor?”) Ma son certo che non investigherà nessuno.

Teniamo dunque ben distinti i due piani, quello civile che è mosso grazie all’iniziativa dell’unico titolato a poterlo fare, ovvero il commissario straordinario, e quello penale relativo alla bancarotta che si muove invece su iniziativa della Procura.

La legge in vigore in Italia da molti lustri (all’art. 72, comma 5, del Testo Unico Bancario) stabilisce che l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità contro i membri dei disciolti organi amministrativi e di controllo ed il direttore generale, nonché dell'azione contro il soggetto incaricato della revisione legale dei conti o della revisione, spetta ai commissari straordinari, sentito il comitato di sorveglianza, previa autorizzazione della Banca d'Italia.

L’azione di responsabilità è un’azione civile e può avere un cammino proprio, ma certo risente dei risultati della parte penale. Se infatti i soggetti a cui viene rivolta, risultassero tutti penalmente assolti da ogni accusa, il cammino diverrebbe in salita per le cause civili, anche se queste potrebbero rimanere in piedi a prescindere. 

In termini generali, è l'azione legale che consente di far valere in giudizio le inadempienze dei doveri imposti, per legge o per statuto, ai soggetti con compiti di amministrazione o di controllo all'interno di società di capitali o di società cooperative e permette di trasferire un eventuale credito maturato nei confronti di una società avente personalità giuridica propria, ai suoi amministratori.

Da ciò si desume che come prima cosa sarà necessario “dimostrare” che c’è stata inadempienza in merito ai doveri imposti per legge o per statuto. L’imperizia gestionale e le scelte strategiche errate, non sono perseguibili penalmente e civilmente solo con gran difficoltà. Sarà una battaglia lunga quella a cui ha dato il via il commissario Santoni, che si concluderà definitivamente tra molti, moltissimi anni.

Piu’ vivace la parte penale in cui spicca il filone principale per bancarotta fraudolenta. Ma anche qui prevedo una strada tutta in salita: si tratta della responsabilità penale in relazione ai prestiti mai rientrati: quello dello Yacht Etruria, della Sacci, della San Carlo Borromeo, dell’ex consigliere d’amministrazione Alberto Rigotti, dell’immobiliarista Isoldi e di tutto il resto del “terribile fascicolo”.

L’accusa dovrà dimostrare: che era prevedibile il mancato rientro delle somme prestate, che le pratiche relative erano state istruite in malafede e che qualcuno degli imputati ne ha avuto un utile diretto in termini economici o comunque personali. 

Sul banco degli imputati potrebbero salire due ex presidenti: Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari; tre ex vicepresidenti: Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini e Alfredo Berni, Bronchi ex direttore generale e un po’ di ex membri del Cda.

Certamente inutile il tentativo di spostare il processo nelle piazze. Pur comprendendo il desiderio di manifestare la rabbia per il trattamento subito, non giova al regolare andamento dei processi la cagnara davanti al tribunale. Aumentando inutilmente la pressione su coloro che saranno chiamati a giudicare, si rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato, che è sempre e solo la giustizia! 

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