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Una tragedia della malattia, un omicidio-suicidio del dolore e della disperazione.

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Una tragedia della malattia, un omicidio-suicidio del dolore e della disperazione.

Palazzi era malato gravemente. La mamma soffriva di Alzheimer. Lui temeva che “dopo di lui” nessuno avrebbe potuto prendersi cura della donna, cui era legatissimo.

 

 

 

 

Alle quattro del pomeriggio ha caricato la signora Dina sul piccolo Suv ed è partito. Due ore tra la partenza, due colpi secchi di pistola ed è scesa la morte.

Forse due ore passate a cercare il luogo piu’ adatto.

L’allarme è scattato undici di sera, quando la compagna di Giancarlo ha temuto il peggio non vedendoli rientrare

Al mattino la terribile scoperta nel boschetto di Palazzo del Pero. Aveva percorso solo una decina di chilometri dalla casa di via Giulio Salvadori, in cui Giancarlo viveva con la compagna, la mamma e la badante. Avevano anche una figlia quarantenne, che però viveva altrove.

Aveva pensato a tutto. Anche ad una lettera di addio in cui cercava di spiegare il suo gesto e che contiene un piccolo testamento.

Dunque una decisione maturata con calma ed eseguita con lucidità.

La riprova, se mai ne servisse una, che non ci sono retroscena in questa tragedia, che si snoda negli anni attraverso il male oscuro e che trova il suo epilogo nella rappresentazione di un affetto mortale da parte di un figlio disperato  

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