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Chiude la XXX Biennale dell’Antiquariato. Protagonista la Galleria dell’Accademia di Firenze che incamera alcune significative opere.

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Chiude la XXX Biennale dell’Antiquariato. Protagonista la Galleria dell’Accademia di Firenze che incamera alcune significative opere.

 

La 30^ edizione della Biennale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini chiude oggi i battenti con qualche piccolo ma significativo ‘botto’. Attraverso una comunicazione ufficiale, un breve comunicato stampa, infatti, la direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecile Holberg, ha reso noto l’acquisto di due importanti tavole attribuite alla mano del pittore fiorentino Mariotto di Nardo di Cione (Firenze, 1365 ? – 1424 ) in esposizione fino a qualche giorno fa presso lo stand dell’antiquario milanese Salomon & C. Si tratta di due dipinti su tavola di pioppo di dimensioni contenute cm 60 x 30 ciascuno, probabilmente facenti parte di un polittico smembrato, e descritti nel “Catalogo della Galleria dei Principi Corsini” edito nel lontano 1880, compilato dallo scultore Ulderigo Medici, quando rivestiva la carica di Conservatore della medesima Galleria.

Il motivo dell’acquisizione, come appare dalla comunicazione rilasciata della Direttrice, va ricercato nella logica di arricchire ancor più la già “prestigiosa raccolta di fondi oro del museo” con due opere da tempo confermate come realizzazioni certe dell’artista, ritenuto - almeno a leggere le note trascritte da Giorgio Vasari nelle Vite, con cui quasi tutti concordano- nipote di Andrea di Cione Arcagnuolo, detto l’Orcagna, il quale, dopo l’iscrizione del nipote all’Arte dei Medici e degli Speziali, avvenuta –secondo il Dizionario Biografico degli Italiani- a ridosso del 1390, lo accolse nella sua bottega, ritenuta una delle principali botteghe di pittura a Firenze tra il sesto e il settimo decennio del Trecento.

La conduzione stilistica delle due tavole in effetti richiama molte delle opere che Mariotto di Nardo realizzò in varie città della Toscana, in particolare a Firenze (suoi lavori in Santa Maria del Fiore, Santa Maria Novella, san Remigio, ecc) ma è documentato anche un viaggio a Pesaro dove realizzò un polittico oggi al locale Museo Civico, espressione di un linguaggio che veniva sintonizzandosi con i lemmi della pittura tardogotica già tipici di personalità artistiche attive in quell’epoca, quali Spinello Aretino e Agnolo Gaddi.

E’ noto peraltro che Mariotto lavorò già agli inizi degli anni Novanta del ‘300 proprio per la famiglia Corsini, nella decorazione della cappella della famiglia nella Chiesa del monastero di San Gaggio a Firenze, dipingendo il polittico con la Madonna con il Bambino in trono e santi  oggi esposto proprio alla Galleria dell’Accademia (cfr  Sonia Chiodo, D. B. I. vol. 70, a. 2008).

L’altro acquisto riguarda invece un delizioso busto in marmo che raffigura il drammaturgo Giovan Battista Niccolini (1782-1861), opera certa, firmata e datata 1827, dello scultore Lorenzo Bartolini (Savignano di Prato, 1777 – Firenze, 1850) noto –oltre che per la protezione che gli accordarono Napoleone Bonaparte e soprattutto Elisa Baciocchi, sorella dell’Imperatore, cosa che però gli attirò l’odio dell’ambiente artistico fiorentino- per essere stato uno dei massimi esponenti di un neoclassicismo declinato in senso decisamente purista. L’opera acquistata dalla Galleria dell’Accademia, come ci conferma Gian Luca Berardi, uno studioso esperto di arte neoclassica e ottocentesca oltre che Gallerista presente anch’egli alla 30^ Biennale fiorentina, “è di assoluto rilievo, un piccolo vero capolavoro che arricchisce le collezioni pubbliche”.

Quello che lascia un po’ perplessi è il fatto che il marmo, che era in esposizione presso lo stand dell’antiquario fiorentino Pratesi, sia stato comprato per la Galleria dell’Accademia dalla neonata Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze da Giovanni Pratesi. Una curiosa partita di giro. 

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