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Saracino, poggio e buca. Fanno pari?

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Saracino, poggio e buca. Fanno pari?
 

 
L'ultima edizione della giostra aretina, manifestazione che coinvolge un 5% dei cittadini, è stata preceduta e seguita da episodi che ne abbassano il livello. Alcuni media locali hanno tutto l'interesse a far apparire quello che non è: essi sopravvivono di pubblicità elencando il nome dei figuranti, lanciandosi in dirette televisive per prove, provacce, gare, dopogare, approfondimenti, edizioni speciali e quant'altro possa servire per spremere un soldino da questa occasione.
Niente di scandaloso. Solo persone che devono sbarcare il lunario, alcuni dopo avere sfruttato la giostra quale trampolino di lancio verso il consiglio comunale, passando attraverso qualsivoglia formazione politica, si spacciano per esperti, commentatori, profondi conoscitori della tecnica e delle norme, così bravi da avere sbagliato tutti previsione. Il mitico Emilio Fede userebbe quel famoso che figura di merda che li rimetterebbe al posto che meritano: zappare le prode.
Guardando spassionatamente una manifestazione che coinvolge poche migliaia di spettatori, la giostra non supera l'esame elevisivo, resta principalmente occasione per far vedere i cavalli ai bambini e opportunità per i debosciati aretini di riempire la città di chiasso, vomito e piscio.
Ma occorre ricordare che le elezioni si vincono anche arruffianandosi le viscere cittadine, di cui giostra e squadra calcistica sono il ritratto aretino più calzante.
Nulla di nuovo, solo la versione odierna del panem et circensem.
Arricchita ultimamente con le guerre interne fra dirigenti, istituzione e quartieri, che hanno provocato le dimissioni (poi ritirate, troppo velocemente) di Scortecci dalla presidenza della Istituzione Giostra. A cui è seguita la querelle sul regolamento che ha portato alla esclusione del cavallo preferito di Cicerchia, l'attuale boss della lizza. Scelta preceduta dalla indegna squalifica a san lorentino: aveva alzato la voce verso l'araldo! Ma le recenti giostre interrotte da capitani che aizzavano i figuranti per impedire il corretto svolgersi delle carriere? Ricordate una sanzione? Fosse una manifestazione seria, tutti a casa.
Come ha detto uno che di carriere ne ha corse e vinte, quel Veneri che prova a mettere un suo cavallo nella tratta del palio: il palio quello sì che è serio, professionale. Certo non si può paragonarlo alla pagliacciata aretina di respiro fascista, una giostra col buratto a corrente alternata (come i fari), tale da introdurre mancanza di omogeneità fra le carriere.
Un buratto colla faccia nera, segno di classe e di pace fra i popoli: il saracino è nato nel 1931 e allora il fascismo stava col vaticano. Nel 1938 lo avrebbero agghindato come un ebreo. Come agghindarono il Comune coi falsi merli, tanto buona parte di quelli che si agita alla giostra ignora che il cornicione del palazzo comunale è un falso d'epoca fascista. Botoli, biuti e bocioni.
Per fortuna le carriere hanno ricordato che fare 5 non è più un caso, molti cavalieri l'hanno in punta. Chapeau ai due centri (una della tv li chiama pomodori, ma è meglio pensi alle salse) di sant'andrea, uno degli aspetti positivi di questa giostra: confidando che Cicerchia si rimetta presto, d'ora in poi in piazza ci saranno i fochi (d'artificio). E grazie a san lorentino che ha donato a colcitrone il piatto simbolo della vittoria alla provaccia. Vero fair play, verso la famiglia (allargata) di uno che ha vissuto il saracino col cuore, non col borsello.
Perché certo la giostra è passione, ma non è quello che non può essere, nè ieri nè oggi: magari domani, se la città rinunciasse ai falsi miti e pensasse turisticamente ai turisti dispersi in piazza ad indovinare cosa sia dietro le tribune.
Gli ultimi due episodi positivi non sarebbero bastati a far pari con gli aspetti negativi ricordati prima. Anche perché le dimissioni di dirigenti di quartieri sottolineano come la giostra sia malata. Dovendo poi parlare dei dj-set che ammorbano per settimane i cittadini, delle cene propiziatorie, dei sette (lo dicono altri, a me i 'briachi risultano di più, non vanno in ospedale a rispondere a domande imbarazzanti) dico-sette casi di coma etilico e della salute del citto che è volato dalla terrazza, direi che il risultato finale è sicuramente buca, negativo.
Qualcuno si deve vergognare di aver presentato una ordinanza contro acquisto e consumo di alcool, mi spieghino come si può emettere un provvedimento di questo tenore che rispetti la previsione di atti motivati contigibili ed urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. L'urgenza: dicono di averci messo tre settimane a predisporla, un'urgenza lenta.
I gravi pericoli? Cito l'ordinanza: nel territorio del Comune di Arezzo si riscontra una situazione di aumentato degrado urbano che porta a crescenti problemi di sicurezza urbana verificabile anche dalle segnalazioni che pervengono con sempre maggiore frequenza e che attengono a ripetuti episodi di disturbo della quiete, schiamazzi, inquinamento acustico, in particolare nelle ore serali e notturne. Perché dicono che è, sempre con maggiore frequenza, conseguenza diretta e immediata dell'eccessivo consumo di bevande alcoliche e super-alcoliche che avviene fino a tarda ora, disturbando il riposo e le occupazioni delle persone giungendo, in alcuni casi non più sporadici, anche a situazioni penalmente rilevanti (risse, lesioni aggravate ecc...); insomma la “movida” sta assumendo caratteristiche tali da compromettere gravemente la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica.
Chi l'ha controfirmata forse era in difficoltà a causa della rissa di Campo Marte, prima avevano detto che era tutto tranquillo in città; così s'ottengono risultati penosi, anzi gravi; si concede troppo a qualcuno (le cene dei quartieri hanno mano libera, solo ora si sanno le deroghe di cui godono, non sono trattate come le sagre) e si toglie a chi vende alcoolici di mestiere, pagando tasse e rispettando norme (comprese quelle di sicurezza che nelle serate dei quartieri non paiono una priorità) per vedere il pronto soccorso pieno: non si interviene sulla ubriachezza ed i suoi pericoli, ma sul commercio d'alcool.
Seguendo il criterio, dovranno proibire la vendita delle automobili. E della pentola a pressione. Altrimenti sono due pesi e due misure.
Poggio e buca non fanno pari.
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