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Renzi ad Arezzo. Poche cose nuove ed una ammissione: su BE abbiamo sbagliato

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Renzi ad Arezzo. Poche cose nuove ed una ammissione: su BE abbiamo sbagliato

Una cinquantina di dimostranti sono stati il leitmotiv acustico della serata.

 

Come al solito il buon Fabrizio Boschi dal Giornale - che ad Arezzo c’è stato forse qualche volta ma non son sicuro - da Milano fornisce i numeri della protesta, attribuendo alla nostra città un titolo iperbolico: “la città che piu’ lo odia”.

Questa volta nel suo pezzo ha dimenticato di metter dentro la Maria Elena, ma comunque fa lievitare i dimostranti che da 50 scarsi diventano invece 200. Dimostranti che han fatto molto rumore, disturbando però piu’ gli abitanti del quartiere che la kermesse, ove il rumoreggiare dei clacson portati a mano arrivava assai attutito.

Ma la protesta ha avuto il merito di aver reso la serata vivace, costringendo un battaglione di celerini a schierarsi (tanto paghiamo noi), ma anche questo va messo nel conto dei costi della democrazia. Tuttavia in democrazia servono i numeri prima del rumore e non si vince, nè con l’applausometro e neppure col fracassometro. Però lo ammetto, fa un certo effetto vedere i cittadini manifestare anche rumorosamente. Segno che ancora non siamo proprio del tutto morti, mentre lo schieramento delle mimetiche blu, con casco e randello, ha reso la serata almeno un po’ piu’ elettrizzante.

Niente di particolarmente nuovo invece nella serata di Renzi. Ha ripercorso i suoi due anni e mezzo a palazzo Chigi, ha raccontato qualche aneddoto, ha rivendicato le cose fatte. Ha esordito parlando dei migranti, ha ribadito il concetto (che aveva già sollevato un vespaio nei giorni passati) che non possiamo farci carico di tutti, ma contemporaneamente anche che non possiamo abbandonare al loro destino coloro che si trovano in mare sugli zatteroni.

Ha attaccato il fronte del NO, al referendum che lo vide dimissionario, osservando che i vincitori non hanno fatto, né faranno mai quelle riforme che loro dichiararono si sarebbero potute fare in sei mesi (ma ormai manco in sei anni) ed oggi l'Italia bloccata su qualsiasi cambiamento, è incapace di darsi persino una legge elettorale dignitosa ed è rimasta inchiodata al no a tutto di principio.

Ha infine parlato di Banca Etruria. Ha ripercorso gli anni che videro l’Italia approvare il bail in, ammettendo che essersi fidato troppo delle decisioni di Bankitalia, è stato un grosso errore. Due volte ha ripetuto questo concetto. Usando anzi la prima persona plurale: abbiamo fatto un grosso errore! A cui abbiamo cercato di rimediare, per quanto riguarda le subordinate. Per il resto, ha ribadito, abbiamo cercato di salvare il salvabile. (Sul libro c'è già tutto in forma piu' estesa ed articolata)

Piccola boutade finale dell'ex premier con un "mi candido ad Arezzo" per il Senato. In realtà, stante la legge elettorale attuale (che nessuno modificherà), il collegio senatoriale è unico e regionale. Quindi si candiderà in Toscana e anche ad Arezzo, ma non certo e non solo nel collegio aretino.

Piccolo trucco retorico, buttato là tra il serio ed il faceto.    

L’uscita delle persone dalla sede, è stata invece una delle cose piu’ squallide a cui mai ho potuto assistere.

Mentre infatti all’esterno i gruppi si erano sostanzialmente scomposti tra le associazioni di appartenenza, quelli piu' autonomi si eran defilati e quelli in quota Lega erano piu' stremati, i piu’ facinorosi (una manciata) si erano fatti minacciosi nei confronti degli inermi cittadini che stavano scemando fuori dalla festa democratica e han cominciato ad insultarli uno ad uno, diventando via via sempre piu’ intraprendenti. Non son sicuro, ma mi sembra aver visto partire anche qualche sputo. 

Nel tentativo di scimmiottare le vecchie tecniche dell’OVRA, han finito per usare i telefonini per scattare (o fingere di scattare) le foto dei loro volti. Chissà quale dovrebbe essere il sorprendente risultato di tale minacciosa schedatura: forse ottenere consenso?  

Dispiace invece che un movimento che era nato con la pretesa di difendere la democrazia, sia oggi rappresentato per strada da quattro fascistelli che han scambiato la politica con la curva sud.  Sic transit gloria mundi. 

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