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La riorganizzazione della raccolta dei rifiuti ad Arezzo: qualche (amara) considerazione

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La riorganizzazione della raccolta dei rifiuti ad Arezzo: qualche (amara) considerazione

Il 28 giugno è stato approvato dall’Assemblea dall’ATO Toscana sud il “Piano di Riorganizzazione dei Servizi e delle Infrastrutture Minori” di Arezzo, insieme a quello di altre AOR;è un’operazione importante, che mi pare sia passata senza un’informazione coerente.

 

Premesse

Il documento è recuperabile qui

 

Al punto 3 dell’allegato 1 della delibera si legge:

Il Piano di Riorganizzazione, elaborato dall’Autorità sulla base della Proposta di Riorganizzazione dei Servizi e sulla base delle richieste formulate dalle Amministrazioni Comunali, persegue i seguenti obiettivi:

1. massimizzare il recupero delle frazioni riciclabili e compostabili, entro i margini delle disponibilità impiantistiche;

2. razionalizzare il sistema di raccolta stradale attraverso il potenziamento delle raccolte differenziate e l’ottimizzazione degli svuotamenti.

Al punto 3.2 dello stesso allegato si legge:

L’assetto a regime del Piano di Riorganizzazione dei Servizi e delle Infrastrutture Minori prevede il raggiungimento di una percentuale di raccolta differenziata (al netto degli elementi incentivanti previsti dalla certificazione ARRR) del 61%, a fronte di un livello attuale pari al 38%.”

L’elemento che caratterizza questa riorganizzazione è la conferma della raccolta stradale, ma con cassonetti per l’indifferenziata dotati di calotta, che consente di identificare l’utente, consentendo quindi di misurare i conferimenti di indifferenziata; la raccolta Porta a Porta nelle frazioni non viene modificata, mentre si intende “razionalizzare” il porta a porta del centro storico.

Il corrispettivo a carico del Comune per questi servizi, al netto di IVA, sarà di € 6.231.552 (ora è di € 6.125.836).

Considerazioni tecniche sul documento approvato

Il documento non riporta le quantità di rifiuto raccolte ora e l’ipotesi di fine piano per singole aree del Comune, caratterizzate da modalità di raccolta differenti (frazioni e centro storico con Porta a Porta, il resto a cassonetto stradale), non è quindi possibile valutare le variazioni attese per la tipologia di raccolta.

Il corrispettivo indicato non è confrontabile con il Piano Economico Finanziario alla base della TARI, quindi non è possibile capire quale impatto ci si potrà aspettare in termini di costo per cittadini ed imprese. 

Nota: capisco che qui si parla di costi reali e non di ribaltamento costi influenzati dalla presenza di una componente di costi storici, come avviene nel PEF, quindi i costi in sé non sarebbero stati direttamente confrontabili, ma se almeno si fosse mantenuta la struttura contabile del PEF (es.: costi fissi e cisti variabili con il loro dettaglio) si sarebbe fornita un’informazione più chiara.

Per quanto riguarda i dati quantitativi di vetro, plastica e lattine, le rappresentazioni sono diverse per lo stato attuale (dato aggregato) rispetto alle previsioni di piano (dato disaggregato); questo impedisce il confronto immediato e soprattutto valutazioni semplici sulla qualità della RD attesa.

In sintesi non si capisce la destinazione del documento. Non può essere dedicato al “pubblico” più o meno esperto, per le ragioni sopra esposte, ma nemmeno orientato ai decisori, perché non sono assolutamente chiari gli elementi che dovrebbero essere alla base della decisione.

Considerazioni politico/amministrative

Si è intervenuti su un importante componente (11,7%) del bilancio comunale (17,8 Ml€ di TARI su un totale entrate 152,1 Ml€) , introducendo un pesante vincolo gestionale, in quanto gli ammortamenti hanno durata rilevante, perciò qualunque Amministrazione successiva all’attuale avrà forti difficoltà ad operare scelte gestionali diverse. Detto questo, personalmente ritengo che una decisione di questo tipo, al di là di quanto prevedono le norme, avrebbe dovuto essere oggetto di dibattito tra maggioranza  ed opposizione, se non a livello consiliare, almeno a livello della commissione competente; questo dibattito non c’è stato, ma, guarda caso, non si è ritenuto di nemmeno di dare pubblicità, a posteriori, a questa decisione con una conferenza stampa o un comunicato stampa.

Nella delibera dell’Assemblea dell’ATO Toscana sud n. 11 del 28 giugno 2017, oltre all’approvazione del “Piano di Riorganizzazione dei Servizi e delle Infrastrutture Minori” di Arezzo sono stati anche approvati gli analoghi piani delle AOR AR-Valdarno e SI-Amiata Val d’Orcia. Ora io mi chiedo quale interesse ha il comune di Arezzo ad esprimere un parere sul piano del Comune di una qualsiasi altra AOR  e viceversa; al di là dell’eventuale ATO unico regionale ritengo sia più urgente definire giuridicamente l’autonomia gestionale delle AOR.

Considerazioni sulle scelte tecnico/gestionali

La raccolta dei rifiuti con cassonetto stradale dotato di calotta per l’indifferenziata, sembrerebbe essere una scelta assolutamente fallimentare per le seguenti ragioni:

-          Limite al raggiungimento obiettivi di RD; l’obiettivo  del 61% di RD indicato nel piano non è solo fuori dal tempo ma anche improbabile per questa tecnologia

-          Il livello di scarti della RD è diffusamente riconosciuto molto elevato

-          Non consente di controllare gli abusi (indifferenziata nella RD)

-          Non consente di applicare tariffazione puntuale corretta

-          Varie Amministrazioni comunali hanno abbandonato questa soluzione

Nota: questa soluzione non può essere confrontata con quella adottata dal Comune di Imola e presentata agli Amministratori della Toscana meridionale a giugno di quest’anno insieme ad altre (es.: PaP del Consorzio Priula), per almeno due ragioni: la prima è che ad Imola hanno messo le chiavette su tutti i cassonetti compresi quelli della RD, potendo quindi fare un reale controllo di chi conferisce e quanto conferisce; il secondo motivo è che i dati presentati riguardano una parte delle utenze, mentre la valutazione deve essere fatta a copertura totale, per verificare che non ci siano effetti discorsivi legati a possibili “migrazioni”, almeno nel territorio comunale.

Che la qualità della raccolta sia prevista in peggioramento è dimostrabile considerando che, se si valorizzano alle stesse tariffe le quantità attuali di RD con ritorno economico e quelle di piano, si vede che i valori attesi dal piano sono significativamente inferiori a quelle calcolate: ricavi attuali = 1.087.285 €, ricavi calcolati a prezzi dei ricavi attuali = 1.782.761€, ricavi di piano = 1.504.249. La cosa appare abbastanza impropria, perché in genere da un piano di riorganizzazione delle raccolte ci si aspetta un miglioramento della qualità della RD.

Mi lascia perplesso anche il fatto che non si ipotizzi nessuna diminuzione delle quantità raccolte, come in generale avviene, quando si migliorano le tecniche di raccolta e i meccanismi di controllo.

Al par. 3 dell’allegato 1 della delibera si legge:

 “Il Piano di Riorganizzazione, elaborato dall’Autorità sulla base della Proposta di Riorganizzazione dei Servizi e sulla base delle richieste formulate dalle Amministrazioni Comunali, persegue i seguenti obiettivi:

1.       massimizzare il recupero delle frazioni riciclabili e compostabili, entro i margini delle disponibilità impiantistiche;

Ciò che mi sconcerta (spero perciò di avere capito male) è che il primo obiettivo sembra essere condizionato alle disponibilità impiantistiche; non capisco a quali impianti si faccia riferimento e mi sconcerta che gli impianti possano condizionare gli obiettivi di RD invece che stimolarli.

COSA FARE

Suggerisco a questa Amministrazione comunale di aprire un dibattito pubblico su questo piano: se le motivazioni sono valide, posso anche ricredermi.

 

 

 

 

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