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Francesco rustici e il naturalismo a Siena

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Francesco rustici e il naturalismo a Siena

Sala convegni del conservatorio San Carlo Borromeo a PIENZA

 

Una società in cui da una parte grandi importanti famiglie nobiliari e ricchi mecenati fanno a gara per affermare il proprio primato, mentre dall’altra mendicanti e prostitute combattono in una lotta senza quartiere la loro quotidiana battaglia per la sopravvivenza; una chiesa che vuole riaffermare il primato del cattolicesimo romano contro le eresie protestanti a prezzo di spietati provvedimenti e crudeli pratiche inquisitoriali, da un lato, ma anche con la forza comunque persuasiva di sublimi rappresentazioni artistiche dall’altro.

Siamo a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. E’ in una condizione di questo tipo, mentre emergono queste contraddizioni e il primato delle gerarchie ecclesiastiche si ricompone attorno al tema della supremazia papale,  che l’arte conosce una delle trasformazioni più rilevanti con l’arrivo di Caravaggio a Roma, allora centro di irradiazione di ogni pratica artistica, la cui pittura avrebbe rivoluzionato lo stesso senso comune delle persone oltre che in genere le abitudini culturali con sviluppi addirittura epocali, richiamando artisti da ogni parte d’Europa. Dalle Fiandre e dalla Francia ne arrivano a frotte, si scontrano spesso sanguinosamente con i rivali spagnoli, fanno gruppo a via Margutta ma “vanno e vengono e non gli si può dar regola” come annotano i cronisti. Sono soprattutto giovani, attratti da quella pittura fatta di tenebre ma accesa con improvvise illuminazioni, da quella tecnica fuori delle regole tradizionali, che finisce per spaccare letteralmente in due il campo artistico; lo annoterà molto bene qualche anno dopo lo storico Giovan Pietro Bellori raccontando come i vecchi pittori “… rimanevano sbigottiti per quello novello studio di natura, né cessavano di sgridare Caravaggio e la sua maniera … “, mentre al contrario “… presi dalle novità, i giovani concorrevano a lui e celebravano lui solo come unico imitatore della natura”.

C’è da credere che, nonostante il genio lombardo fosse ormai scomparso da oltre un decennio, la stessa sensazione poté vivere Francesco Rustici, detto il Rustichino (Siena, 1592), arrivato nella città eterna nei primi anni venti del Seicento, entrando a contatto con alcuni dei protagonisti dell’ondata caravaggesca, in primis con il pittore olandese Gerrit van Hontorst, che si era fatto conoscere ed apprezzare dai numerosi committenti per i numerosi dipinti di scene sacre o profane (ancora oggi visibili in numerose chiese o musei) con effetti tipicamente notturni, che gli erano valso il soprannome di "Gherardo delle Notti". Da questo tipo tecnica pittorica in effetti fu attratto il Rustichino cui però non fece difetto il richiamo ad una certa forma di classicismo tipica dei suoi luoghi di provenienza, come pure l’uso di colori talvolta di una luminosità tale da far parlare molti critici di una stretta dipendenza dallo stile di Orazio Gentileschi.

E proprio sulla vicenda critica legata alla sua figura e in genere alle insorgenze caravaggesche nel senese, dovrà far luce la giornata di studi intitolata  “Francesco Rustici e il Naturalismo a Siena” che si svolgerà il prossimo 9 settembre nella cittadina di Pienza con la partecipazione di alcuni tra i più importanti studiosi della sua opera e in generale delle tematiche legate al caravaggismo (vedi programma).

Sarà questa anche l’occasione per capire se e quanto molte zone della Toscana, come Siena, avessero risentito di una condizione di arretratezza dopo “la caduta fatale nell’orbita dei Medici”, come ebbe a scrive a suo tempo Cesare Brandi, riferendosi a Rutilio Manetti, un altro poco noto interprete di questo rivoluzionario genere artistico.

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