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LA REITERATA VIOLENZA SESSUALE perpetrata dai giornalisti e dai lettori dei giornalisti violenti

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LA REITERATA VIOLENZA SESSUALE perpetrata dai giornalisti e dai lettori dei giornalisti violenti

 






Sì, è una polemica di oggi. Sì, è vero: domani sarà passata. Domani passeremo a commentare chi ruba le caramelle al supermercato, chi vuole desertificare il centro storico, chi non raccoglie le deiezioni dei cani e chi mette il cumino nel ragù infastidendo i nasi sopraffini degli aretini … passeremo ad altro, insomma!

Ma non passerà la violenza che si è consumata a Rimini su due donne. Ecco: quella non passerà e loro non passeranno ad altro. Voi lo potrete fare: loro no!

Non mi interessa la volgarità di chi commenta la nazionalità dei violentatori come “causa” principale. Non mi interessa la volgarità di chi risponde a chi commenta così, con le statistiche che riportano i numeri degli stupratori italiani (sono la stessa gente, stesso meccanismo cognitivo razzista di base, mi disgustano entrambi e con la stessa forza emotiva).

Mi interessano le vittime. Ecco, sì. Loro mi riguardano. Perché loro sono quelle violentate più volte: dagli stupratori, da alcuni giornalisti e dai loro lettori.

La polemica riguarda i verbali di polizia contenenti le dichiarazioni delle vittime, riguarda la loro pubblicazione su varie testate… non so quali. Non voglio saperlo. 
Sembra che non siano stati riportati per intero (che sarebbe assai grave di per sé) ma ne siano stati riportati (con lungimirante intenzione) gli stralci peggiori, quelli che descrivono gli atti sessuali violenti compiuti sulle vittime.

In uno che ho letto alcuni giorni fa (che in teoria avrebbe dovuto raccontare l’arresto dei minorenni stupratori) erano elencate le procedure cliniche che le vittime avevano subito in ospedale e la volontà di suicidio di una di loro… il massimo della violazione della privacy!

Riguardo, invece, alla pubblicazione dei verbali raccolti durante le dichiarazioni delle vittime, a me è capitato di leggere solo uno o due titoli scorrendo la home di facebook. Mi è bastato. Il contenuto dell’articolo era chiarissimo. I titoli che ho letto contenevano parole e frasi che – palesemente e non incidentalmente – richiamano le categorie che si trovano nei siti pornografici e che lì dovrebbero rimanere senza essere utilizzati parlando di uno stupro.

E richiamano, ovviamente, l’attenzione delle migliaia di lettori che si lanciano ad aprire il sito per leggersi la narrazione nei dettagli. Non mi stupisce. Mi provoca ribrezzo!

Non mi può stupire conoscendo i numeri della PORNO DIPENDENZA che affligge la popolazione negli ultimi anni (ci sono centinaia di articoli scientifici… leggeteli e provate a capire gli effetti della dopamina nell’alzare la soglia della stimolazione sessuale e dei risultati di questo meccanismo nell’area frontale del cervello).

Mi provoca ribrezzo perché in tutta questa corsa al dettaglio pornografico che soddisfa la parte più bestiale dell’essere umano, quelle che vengono dimenticate sono le due vittime. Quelle che vengono violentate sono ancora loro: dai giornalisti che conosco bene il meccanismo animale del richiamo pornografico e dai lettori che a quel richiamo pornografico non sanno resistere.

E non sanno - questi giornalisti - che le loro pagine, in cui spiattelano i particolari da dare in pasto ai lettori malati, saranno la causa di tante mancate denunce. Non lo sanno che molte donne saranno terrorizzate di vedere scritto alla mercé del mondo che cosa è stato fatto del loro corpo... non lo immaginano che alcune non avranno,il coraggio di denunciare!

Curatevi! Si può!

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