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Lettera alla redazione: una giornata qualunque meriggiando a Campo di Marte

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Lettera alla redazione: una giornata qualunque meriggiando a Campo di Marte

È una caldissima giornata estiva. Sono le undici del mattino. Mi trovo per caso a sostare in attesa nella zona retrostante la stazione FS

 

Le panchine dei giardinetti sono occupate, quasi esclusivamente, da ragazzi africani. Oltre loro, solo due anziane con accanto le loro badanti Ukraine. Le donne scherzano e ridono, fumando una sigaretta dietro l’altra,  mentre le vecchiette guardano il vuoto.

Passando da una panchina all’altra  si attraversa l’Africa:  Gana, Zambia, Nigeria, Togo, Mali...

Sono tutti giovani, giovanissimi, quasi tutti sotto i trent’anni. Sono quasi solamente maschi.

C'è solo una ragazza, giovanissima anche lei. Ha un bimbo di pochi mesi disteso su di un lenzuolo tutto scolorito. Lei, cristiana, è scappata dal Mali, incinta, con il marito. E’ fuggita dalla povertà, dalla guerra civile, dalle persecuzioni religiose dei gruppi estremisti islamici. 

Il San Donato gli è parso splendido. Sogna una casa come le nostre, non come quella, fatta di mattoni di fango, con il tetto di lamiera che ha lasciato. Per arrivare in Italia hanno speso tutti i risparmi della famiglia del marito. Ora sperano di trovare una sistemazione, per aiutare a loro volta le loro famiglie.

Su una panchina c’è un gruppo del Gambia. Hanno una radiolina e ascoltano musica. C’è chi accenna qualche passo di danza.

Arriva un ragazzo in bicicletta. Si ferma appena il tempo di lasciare, nelle mani di uno di loro, un pezzettino di hashish.  Questo subito posa a terra la birra che stava bevendo, quella a prezzo scontato all’A&O, lì a due passi. Si fruga in tasca e tira fuori un pacchetto di Malboro tutto ciancicato. Dentro solo pezzetti di sigarette appena sopra il filtro.

Abilmente rimuove il tabacco, dai pezzetti di sigaretta, facendoli roteare tra il pollice e l’indice..  Lo raccoglie sull’altro  palmo della mano aperto.

 L’amico accanto gli passa una cartina e l’accendino per scaldare l’hashish.

È di ottima qualità, non certo l’erba albanese che vendono i pusher dei giardinetti. Rolla la canna velocemente.  L'accende e dà uno, due, tre tiri, poi la passa a chi gli è vicino. Ha gli occhi lucidi,  ha fumato e bevuto molto. E sono solamente le 11 del mattino. Viene lì perché l’alternativa sarebbe rimanere al “centro “  a dormire tutto il giorno.

Non è felice di quello che sta facendo. È musulmano, ma un pessimo musulmano. Ha visto morire degli amici. Ha condiviso la traversata d’Africa e quella del Mediterraneo con persone provenienti da altri paesi, con religioni diverse dalla sua. Adesso crede “semplicemente in Dio”.

 Diverse storie, diverse provenienze, diversi itinerari. Tutti hanno in comune gli essere passati per la Libia. Chi ha attraversato più di un confine, ad ogni passaggio, ha pagato qualcuno. Per tutti il desiderio più grande è un permesso di soggiorno temporaneo, per motivi umanitari. Per tutti, sia per chi scappa da guerre e persecuzioni, sia per chi scappa dal deserto che si è mangiato la sua terra.

In Libia hanno trascorso anche molti mesi, in attesa di un imbarco per l’Italia. Di quello non parlano volentieri. Ripetono che hanno visto cose che è meglio dimenticare.                       

I giardinetti di campo di Marte sono un punto di ritrovo, di incontro.

C’è chi stringendo una cartellina rossa cerca chi gli può tradurre in francese un documento del tribunale. Ha 29 anni ed è partito  dal Togo. Ha lasciato moglie e un bimbo, che ora a quattro anni, in un paese dilaniato da una guerra civile dimenticata dall’europa.

Gli si gonfiano gli occhi di lacrime quando gli viene spiegato che, il tribunale di Arezzo, rigetta la sua richiesta di asilo perché non ha la competenza territoriale. Sono due anni e mezzo che è in Italia.  Ha decine di documenti nella sua cartellina, oltre un curriculum nel quale si attesta che ha frequentato una scuola di ingegneria meccanica di tre anni. Adesso è disposto a fare qualsiasi cosa pur di lavorare. Ha un nome lunghissimo. Spiega Che è formato dal suo nome, da quello del padre, dal cognome e dal nome della sua tribù.

Dicono che Alla base di alcune risse, tra immigrati, in città ci sono stati gli strascichi delle guerre civili tribali, tra nazioni e anche, all’interno di stesse nazioni, tra etnie differenti. Oltre che, naturalmente, una quantità industriale di alcol e di droga.         

Nessuno di loro comprende perché, una volta avuti i documenti, non possono andare negli altri paesi europei. Alcuni sono confusi. Altri ce l’hanno con la Francia che prima Ii ha colonizzati,  gli ha portato via tutto  e adesso non li vuole.

Qualcuno gli indica un ottimo avvocato. Lui si segna il nome e il numero di telefono.    Adesso c’è il problema di come pagarlo, i bravi avvocati si fanno pagare molto!

Ma non solo questo puoi trovare a campo di Marte.

Puoi trovare chi ti vende telefonini, biciclette, vari tipi di droghe.

C’è chi fa l’intermediario Per rimediare contratti di lavoro fittizi a chi ne ha bisogno. Un contratto può costare anche 5000 € più i propri contributi, ogni 3 mesi. Un pò di denaro va all’intermediario ma, la gran parte, la intasca chi si offre di assumere chi nè ha bisogno per rinnovare il permesso di soggiorno. A beneficiare di questo business sono soprattutto italiani.

È ora di pranzo, spuntano due nigeriane truccatissime. Sono vestite in maniera vistosa. La prima impressione che danno e quella di due prostitute. Portano a fatica due contenitori da picnic.   

In uno un  grande thermos con dentro dei fusilli al pomodoro,  Nell’altro un cocomero

Distribuiscono le pastasciutte, un pò  A tutti, su dei piatti di plastica.

Un ragazzo inginocchiato a terra apre il cocomero. Subito si forma un capannello di persone che aspettano la propria fetta di cocomero.

Qualcuno consegna ad una delle ragazze cinque euro. Spariscono, con la stessa velocità con cui sono arrivate, nel sottopasso della stazione.

Il caldo inizia ad essere quasi insopportabile.

Anche le   due badanti ucraine se ne sono andate dopo che, per svariate volte, una delle due aveva detto: ”Aspetta nonna, ancora un po’ stiamo” 

Sempre dal sottopasso della stazione arrivano due giovanissimi aretini (si suppone) entrambi vestiti di color verde militare, apparentemente molto trasandati, ma ai piedi hanno delle scarpe firmate. Non avranno più di 18 anni. Hanno i capelli rasati e uno dei due ha un piercing al labbro inferiore.   Cercano 20 € di erba.

La chiedono ai primi africani che incontrano. Dopo aver scambiato qualche  parola uno di questi si fa dare il denaro e si allontana, mentre i due si siedono a terra, a gambe incrociate, intanto che aspettano, vicino a dei coetanei, nigeriani. Uno si gira e allunga la mano presentandosi. È fatta, sono amici! La canna che stava girando fra i ragazzi africani arriva anche tra le mani dei due aretini.

Non passa tanto tempo che torna in bicicletta quello di di prima, lancia un pacchettino, praticamente in mano ad uno dei due in attesa. Il ciclista parla bene italiano, molto molto bene.

Il giovanissimo italiano apre il pacchettino di erba, la annusa e rolla una canna anche lui. Chiacchierano un po’ e scherzano . Quando i due se ne vanno si salutano battendo il cinque.

Adesso il caldo inizia ad essere davvero insopportabile. In giro non c’è più nessuno.

Qualche ragazzo africano e un uomo che dorme all’ombra sotto un albero con accanto una bottiglia di birra vuota. 

Nessuno più nei giardini di campo di Marte. (Per il momento).

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