Prima Pagina | Puntodivista | LO STUPRO TENTATO AL PRATO E’ UNA PRIMA VOLTA CHE IMPONE UNA RISPOSTA IN TERMINI DI SICUREZZA. INFORMAREZZO FAI LA TUA PARTE DA ORGANO RADICALE.

LO STUPRO TENTATO AL PRATO E’ UNA PRIMA VOLTA CHE IMPONE UNA RISPOSTA IN TERMINI DI SICUREZZA. INFORMAREZZO FAI LA TUA PARTE DA ORGANO RADICALE.

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LO STUPRO TENTATO AL PRATO E’ UNA PRIMA VOLTA CHE IMPONE UNA RISPOSTA IN TERMINI DI SICUREZZA. INFORMAREZZO FAI LA TUA PARTE DA ORGANO RADICALE.

 

Il Prato è da sempre l’alcova degli amori giovanili in luogo aperto.  L’aretino e l’aretina i quali non si sono mai avvinghiati in un abbraccio molto prossimo all’amplesso, lì, ai piedi delle mura della fortezza,  probabilmente  hanno  prediletto qualche altra location naturale in cui dare vita alla propria educazione sentimentale. Ma il Prato era ed è la mèta privilegiata delle effusioni giovanili. Il regno dei primi amori under18 , resiliente ad ogni moda. Se non si aveva ancora la macchina e, quindi, un abitacolo dentro cui nascondere sospiri e gemiti, c’era e c’è il fitto degli alberi e il sipario delle siepi dietro alle quali nascondersi al Prato.   La “camporella” dei nostri ragazzi. Come lo fu dei ragazzi di altre generazioni. Da quando esiste il parco storico, citti e citte sono andati  lassù, a baciarsi e anche di più (vivaddio) sulla sommità del centro storico.

Non era mai successo prima. Andate pure a frugare nelle cronache e non troverete un precedente. Mai Arezzo era rimasta scossa da un oltraggio sessuale tentato al Prato, come lo stupro fortunosamente non consumato ai danni della ragazzina prima stordita a pugni, mentre il coetaneo con cui era veniva malmenato per non metterlo in grado di reagire, e, poi, costretta a denudarsi ed a sottomettersi alla violenza carnale. Se la vittima predestinata invece di gridare a perdifiato, costringendo l’aggressore alla fuga, fosse ammutolita, ora Arezzo sarebbe scossa dalla prima volta di una sua figlia violata al Prato.  Luogo da noi tutti amato, che per sempre avrebbe perduto la sua storica innocenza di muto testimone di amori consumati lontano da occhi indiscreti.

Occhi indiscreti, in verità, c’erano una volta. Li si sentiva incombere addosso dall’ombra. Erano  i “guardoni”. Si aggiravano tra i meandri in cui amoreggiavano i ragazzi. Ma il pericolo che rappresentavano era minore di gran lungo rispetto al pericolo che si è paventato oggi.  Al Prato, non si  era mai aggirato uno stupratore, oltretutto seriale, e non diciamo un maniaco, se non altro per rispetto della competenza medico legale, unica fonte legittima in grado di dire se il richiedente asilo, il ghanese o nigeriano reo confesso e arrestato, è in stato di squilibrio mentale, oppure, viceversa, fosse lucido quando ha attentato alla sedicenne messa in salvo dalla propria forza d’animo di gridare a squarciacola. Se fosse in preda a raptus anche quando – a quanto riportano i giornali – ne avrebbe tentati altri due di stupri.

Se non per Saione, almeno per il Prato, noi di Arezzo vogliamo prenderne coscienza? L’emergenza sicurezza c’è, anche se questa città non presenta alcun obiettivo sensibile da giustificare lo schieramento dell’esercito. C’è, al di là di petizioni di principio – più o meno autorevoli e più o meno credibili –  tipo la cultura dell’integrazione e il senso civico. E’ presente come non mai in termini di furti e di morti per droga e casi di overdose,  a prescindere dalle statistiche rassicuranti sul calo dei reati. C’è, anche sottoforma di chiacchiericcio petulante delle forze politiche e dei rispettivi rappresentanti, ognuno di quali impegnato non ha dare un suggerimento concreto ma a dare un contrappeso all’avversario.

Allora, direttore di InformArezzo, ti propongo questo: promuova InformArezzo un incontro tra la cittadinanza, coinvolga la società civile e le organizzazioni del volontariato, allo scopo di ricercare tra liberi cittadini, legati dal risiedere ad Arezzo a prescindere dall’origine nazionale, e pertanto scevri da pregiudizi razziali e pregiudiziali anti immigrati, ma indipendenti anche dalle dottrine non istituzionali ma dai protagonismi dei vari partiti e partitini, una maniera per, non dico per risolvere, ma per drenare in termini di prevenzione questa escalation di insicurezza che è palpabile in tutta la nostra città e nelle frazioni. In perfetta coerenza con la tradizione radicale, InformArezzo sposi questa causa, in sintonia con la sua anima radicale, che  significa portare avanti cause giuste come una giusta e giustificata è la causa che impone  di chiedere lo schieramento di una protezione civile a salvaguardia della sicurezza sociale di questa nostra città.

 

Felice Cini

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