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ASSESSORA TANTI MI TOLGA UNA CURIOSITA’: LEI (LA GRADUATORIA) LA DA’? (Di Felice Cini)

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ASSESSORA TANTI MI TOLGA UNA CURIOSITA’: LEI (LA GRADUATORIA) LA DA’? (Di Felice Cini)

La graduatoria, lei la dà? Assessora Tanti mi tolga questa curiosità. Mi sovviene ogni qualvolta leggo la titolare delle Politiche Sociali del Comune di Arezzo dare conto della benemerita opera di perequazione tra italiani e stranieri messa in atto dal Comune di Centrodestra.

 

Questa mia bizzarra curiosità trae spunto da una mia (oramai) remota esperienza personale. Ed è in stretta  relazione ad un recente accadimento nel campo della più generale istanza sulla trasparenza di poteri e di servizi pubblici. Anche in campo locale.  Un qualcosa già regolato da una somma infinita di macchinosi protocolli e zelanti carte dei servizi. A cui ad Arezzo va ad aggiungersi un nuovo diritto umano. Del quale il Comune è alfiere, a livello addirittura mondiale. Spiego, immediatamente, a cosa mi riferisco.

Il diritto umano alla conoscenza è di nuova concezione nella branca filosofico e politica in cui sono elencati i diritti inalienabili di ciascun essere umano. L’Onu è rimasta indietro e non lo prevede ancora. La Fao neanche. Gli Stati lo ignorano. Ed, infatti, c’è gente sul piede di “guerra” affinché i grandi depositari dei diritti umani lo inseriscano nel novero dei diritti inviolabili. Arezzo, invece, lo ha adottato con tanto di solenne adesione del Comune. Ottimo, direi.

Ne avrei avuto anch’io bisogno dal 2010 al 2012 di questo nuovo diritto umano. Bisogno insieme ad un certa perequazione nell’accesso ai sostegni previsti per gli anziani non autosufficienti e per le famiglie! Mi spiego.

Sulla scorta del percorso disegnato dalla legge regionale toscana sulle non autosufficienze intrapresi il dedalo di accertamenti e valutazioni multidisciplinari cui il servizio sociale integrato tra Sistema Sanitario ed Enti Locali sottopone a vaglio casi come il mio. Figlio unico. Madre ottantenne riconosciuta in ogni sede medico legale non più in grado di mangiare da sé, di vestirsi da sé, di adempiere ai bisogni fisiologici in autonomia, di vestirsi, di camminare, di provvedere in alcun modo a sé. Obiettivo? Ottenere un sostegno di fonte pubblica, vuoi che fosse l’inserimento in un centro diurno o la istituzionalizzazione in una Rsa. Ovviamente, anche in base alla riscontrata condizione socio familiare, accertata puntigliosamente in funzione della graduatoria (mi veniva ripetuto) in cui viene stabilita la priorità dei casi cui provvedere. Tenendo conto, naturalmente, della penuria dell’offerta rispetto alla dilagante domande, a seguito dell’invecchiamento della popolazione residente ad Arezzo.

Il diritto umano alla conoscenza mi sarebbe stato utile nei 24 mesi successivi, ogni qual volta domandando a quale punto fosse la mia pratica mi veniva risposto che Arezzo stava fronteggiando un’emergenza prioritaria di innumerevoli anziani messi peggio di mia madre, ossia senza neanche un figlio. Perbacco! Bisognava che io aspettassi la graduatoria e nel frattempo avessi pazienza. Perbacco! Sì, peccato che il mantenimento del posto di lavoro non ebbe altrettanta pazienza e neanche il bilancio famigliare, tenuto conto che un figlio unico, se non ha altri parenti cui affidarsi, deve pagare non una collaboratrice ma almeno due, per coprire il fabbisogno di assistenza di cui necessita un anziano messo come mia madre.

Personalmente mi sono successivamente risolto in maniera diversa. Optando per l’assistenza diretta familiare di mia mamma, rappresentata dal sottoscritto, il quale non potendo creare posti di lavoro nel settore delle badanti, è divenuto badante (alla faccia del vostro Stato Sociale), apprezzando un risparmio economico e una qualità dell’assistenza erogata a familiare non indifferente.

Per cui, non polemicamente, ma a titolo di curiosità, pongo questa domanda all’assessora Lucia Tanti: lei, oggi, a casi come il mio, la dà? La dà almeno la graduatoria? Affinché chi si trova in difficoltà, per lo meno possa orientarsi. Oppure, su questo ambito dell’assistenza socio sanitaria, ad Arezzo, grava ancora la percezione (e sottolineo percezione) che la perequazione sia regolata da chi sgomita di più e la graduatoria sia stilata in base a chi conosce qualcuno?

Tanti, lei è assessora di un Comune adottivo un nuovo diritto umano, quello alla conoscenza umana. Se lo rammenti.

Grazie  

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