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Pasquale Giuseppe Macrì assolto da tutte le accuse

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Pasquale Giuseppe Macrì assolto da tutte le accuse

Piena assoluzione per il titolare della medicina legale da parte del giudice Angela Avila. La sentenza alle 17,30 dopo 3 ore di camera di consiglio. Caduti tutti e 21capi di accusa


Il Pm Andrea Claudiani aveva chiesto la condanna a un anno e 10 mesi. I due avvocati difensori Carlo Bonzano e Luca Fanfani hanno chiesta e ottenuta l'assoluzione, dato che nel comportamento di Macrì non c'è stato alcun reato


L'indagine partita nel 2014, si riferiva strettamente alla sua attività professionale di medico legale e nulla aveva a che vedere con l'attività politica.

Il caso era esploso però 48 ore prima delle votazioni amministrative del 2014, generando non poco imbarazzo nel PD, che tuttavia, con una decisione per certi versi tormentata, aveva confermato il pieno appoggio all’ex assessore. Da una parte infatti c’era forte il desiderio di evitare attacchi strumentali durante la campagna elettorale, dall’altra ha prevalso lo spirito garantista, che sempre deve far ritenere chiunque innocente fino al giudizio finale.

Gli elettori tuttavia avevano manifestato piena fiducia, tanto che era risultato il consigliere con il maggior numero di preferenze nel Pd

Nel frattempo era stato sottoposto anche ad un procedimento interdittivo, sospensivo della professione di consulente medico legale in seguito alle indagini svolte dal procuratore capo della Procura di Arezzo Roberto Rossi, emesso dal GIP Borraccia, in relazione ad alcune perizie redatte tra il 2013 e il 2014. Provvedimento poi revocato.


Oggi ho deciso di investire un po’ di tempo per approfondire questo processo.

Sono stato fino alle 14.30 ad ascoltare la pubblica accusa e le difese, che attraverso le repliche ripercorrevano tutto l’iter processuale.

Quando sono uscito dall’aula del tribunale, ho deciso di scrivere questo pezzo senza attendere la sentenza, perché semplicemente ascoltando accusa e difese, mi ero già fatto una mia personale idea sulla assoluta innocenza del medico. Il castello accusatorio, così come nella narrazione di oggi in aula, è infatti franato spesso, attraverso le contraddizioni dei testimoni, le loro imprecisioni e le narrazioni "inesatte".   

Queste le considerazioni che ho fatto sul caso:

1) Il procedimento è iniziato, non per volontà degli enti erogatori di sussistenze, ma per quella dei richiedenti i contributi

2) Tutte le 21 perizie firmate da Macrì che lo hanno condotto sotto processo, all’esame del tribunale emerso nelle fasi dibattimentali, sono risultate tutte e 21 esatte e confermate.

3) La visita medica, all’interno di un quadro peritale, rappresenta solo uno dei tanti aspetti da prendere in esame. Può esser anche delegata ad un assistente e dalla relazione di questi, insieme a tutti i dati tecnici, analitici e gli accertamenti radiodiagnostici, utilizzata per realizzare poi la perizia finale. La firma sulla perizia, indipendentemente da colui che ha realizzato la visita medica, è sempre del titolare.

4) Se durante gli accertamenti Macrì si è servito di espedienti esterni (un esempio diverso ma parametrabile: ad un cieco chiedi l’ora e questi guardando l’orologio risponde le 9 e 20) o è rimasto in disparte ad osservare, questo comportamento irrituale e forse tecnicamente censurabile, non ha rilevanza penale. 

A questo punto è probabile il ricorso in appello, ma dall’ascolto fatto in aula, credo che la parola fine sia stata scritta quasi definitivamente oggi. 

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