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Condannato per un reato di opinione commesso da altri, con un procedimento improcedibile, esercitando un’azione penale impossibile da un giudice che non ha visto

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Condannato per un reato di opinione commesso da altri, con un procedimento improcedibile, esercitando un’azione penale impossibile da un giudice che non ha visto

Non è la trama di Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij ma tutt’al piu’... le disavventure di un giornalista di provincia nella Toscana di Pinocchio




C'era una volta un re, diranno i miei piccoli lettori. E invece no. C'era una volta un sindaco che era anche capo delle guardie.

Questo sindaco viveva in terra d'etruria, e governava da ormai due anni, quando cominciarono le disavventure del pinocchio di provincia...


L’era Ghinelli, non è una fase storica che può esser definita brillante per la crescita delle libertà costituzionali nella nostra città. Tuttavia non considero il sindaco particolarmente responsabile del degrado giuridico che stiamo osservando. Premetto anche che utilizzando il termine “era Ghinelli” voglio semplicemente identificare un periodo storico seguente all’era Fanfani e a quella Lucherini.

La storia che voglio raccontare è quanto accaduto veramente al sottoscritto e garantisco che a tratti sarà divertente. Farò il possibile per rendere anche piacevole la lettura.

All’inizio del 2016, fui convocato per declinare le mie generalità presso la Polizia Municipale di Arezzo. L’allora vice comandante Lunghini e il futuro vice comandante Poponcini, stavano preparando, o così almeno credetti di comprendere grazie alle domande dell’ispettore Milloni, una querela per un commento apparso sul giornale Informarezzo, di cui sono direttore responsabile .

In un fondo piuttosto duro, chiamai immediatamente in causa il sindaco, perché valutai che solo lui, avendo la rappresentanza dell’ente, avrebbe potuto firmarla.

Mi sbagliavo. 

Rispondendo ad una interrogazione presentata in Consiglio Comunale da Donato Caporali (PD), accadde così che il sindaco, fidandosi dei suoi UOMINI, finì per raccontare alla massima assise cittadina, una fila di inesattezze inenarrabili, entrate oggi di prepotenza nei nuovi fascicoli processuali.

Voglio citarle testualmente come da resoconto redatto dagli addetti stampa del comune di Arezzo, per poi valutarle nello specifico:

“Non esiste alcuna querela, nulla in merito ho firmato. Non capisco dunque perché il direttore del giornale mi abbia chiamato in causa. I fatti sono questi: il 12 gennaio abbiamo presentato i controlli sulle Rca auto effettuati tramite le telecamere di accesso alla ztl e comunicato l'iniziativa. Il comunicato stampa è stato pubblicato dalla testata on line e in calce all'articolo il lettore 'canarino rosicone' commentava: ‘banditi’. Dopo 8 giorni, tale parola era sempre lì. Sulla questione sono stati eseguiti accertamenti anche presso la polizia postale la quale ha evidenziato come il comportamento del direttore fosse penalmente rilevante e un reato procedibile d'ufficio dal comando della Pm. Ribadisco, quindi, nessuna azione di querela a mia firma”.

La prima sbalorditiva osservazione, è che fui sottoposto a procedimento perché un terzo aveva lasciato un commento diffamatorio, ma in realtà nessuno ha mai querelato il terzo, per stabilire se tale commento fosse realmente diffamatorio.

In poche parole sono stato processato per non aver vigilato, ovvero per un reato conseguenza di altro reato, ma nessuno ha mai né indagato, né processato il primo responsabile. Manco una querelina piccola piccola, magari anche solo contro ignoti. NULLA!

Eppure ci racconta il sindaco, di cui in un primo momento avevo pure dubitato:“sono stati eseguiti accertamenti anche presso la polizia postale”.

Meraviglia: la Polizia Municipale si è rivolta a quella Postale, che tutti sappiamo essere in grado di individuare in pochi secondi chi fosse l’estensore del commento, ma ha preferito tralasciare il particolare e concentrarsi invece esclusivamente sul direttore che non lo ha cancellato.

Tuttavia osservo anche: se alla Polizia Postale vengono richieste indagini o fa indagini, questo deve risultare dal fascicolo d’indagine, invece nel fascicolo non risulta niente. Quindi il sindaco, in buona fede, ha fatto dichiarazioni non veritiere sulla base di quanto riferitogli.

Difficile non tirare le naturali conclusioni a tale sconcertante comportamento. Provate voi a spiegarmi in modo convincente che tutta questa storia, messa in piedi utilizzando il denaro dei contribuenti, non fosse in realtà solo una manovra per colpire proditoriamente il sottoscritto? Se ci riuscite mi mangio la tuba.

Capita a volte di avvertire forte l’odore dell’abuso di ufficio, un odore che in certi momenti diventa olezzo, ma su questo è meglio che siano altri ad esprimersi. Io posso solo limitarmi a respirare! (Si ha il reato di abuso d'ufficio quando un pubblico ufficiale, nell'esercizio delle sue funzioni, in violazione di norme di legge o regolamento, INTENZIONALMENTE procura un un vantaggio patrimoniale o un danno  INGIUSTO).

E questo, vi avverto, è solo l’antipasto. Il meglio deve ancora arrivare!

Sempre il sindaco nella sua risposta all’interrogazione, ci regala un’altra perla: “la polizia postale ha evidenziato come il comportamento del direttore fosse penalmente rilevante e un reato procedibile d'ufficio dal comando della Pm”

Se posso giustificare il sindaco che è uomo di calcolo e non di legge, faccio fatica a giustificare quegli organi di polizia giudiziaria che possono averlo spinto a fare dichiarazioni del genere.

Adesso però occorre un piccolo approfondimento. Già al momento della replica in Consiglio Comunale, per togliermi ogni dubbio, cercai di fare chiarezza tornando a consultare il mio testo di Procedura Penale, su cui gran parte dei nostri avvocati, ma anche tanti nostri magistrati hanno studiato.

Io non ho mai sostenuto quell’esame, ma ebbi modo di frequentare il corso. Tra gli appunti a margine trovai subito quello che cercavo: “Ci sono alcuni reati che non sono procedibili d’ufficio ma esclusivamente a querela di parte. Tra questi spicca il reato di diffamazione declinato in tutte le sue aggravanti”. Così proseguiva il professore: “In mancanza della querela di parte: Il P.M. non può esercitare l’azione penale ma chiedere l’archiviazione della notizia di reato. Se il P.M. esercita comunque l’azione penale, il giudice in ogni stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con sentenza di non doversi procedere”

Per questo sul momento non potevo credere a quello che ci stava raccontando il sindaco (confrontatelo). Non potevo credere che non ci fosse una querela, perché senza questa, non poteva partire la procedura (vizio di improcedibilità) così come non credevo neppure che tale affermazione avesse come fonte la Polizia Postale, che stimo moltissimo per il livello eccellente di professionalità nel perseguire i reati informatici.

Subito dopo infatti, scrissi un articolo molto ironico nei confronti del nostro primo cittadino, nei cui confronti oggi mi sento in dovere di scusarmi, perché credo che probabilmente qualcuno in quel momento, gli deve aver carpito la buona fede. 

Ma nonostante tutto, ero certo che in seguito, o tutto sarebbe finito in una bolla di sapone, oppure avrei potuto sbugiardare pubblicamente il Ghinelli Alessandro (prima il cognome come in tutte le sentenze che si rispettino). Il resto della storia assume invece il retrogusto di un romanzo di appendice.

Appena giunto il decreto di condanna, con ormai la quasi certezza di poter scrivere al sindaco che aveva raccontato menzogne, corsi alla cancelleria del tribunale, per consultare il mio fascicolo. E qui, davanti al cancelliere, son rimasto senza parole: il sindaco aveva detto il vero! Non c’era veramente nessuna querela. 

La Polizia Municipale aveva inoltrato una notizia di reato senza allegarvi altro.

Una sentenza con un evidentissimo vizio di improcedibilità, si stava materializzando tra le mie mani. Ed io ero il condannato!

Ma come era stato possibile? Ci soccorra la fantasia: il Sostituto Procuratore della Repubblica, certamente in ben altri problemi affaccendato, aveva, certamente incolpevolmente, scritto una riga di troppo: “… è perseguibile a querela di parte che è stata ritualmente proposta”  


Il PM non aveva probabilmente neppure messo in dubbio che non ci fosse la querela nel fascicolo inoltrato dalla Polizia Municipale, ma solo una semplice e insufficiente notizia di reato: si era fidata e l’aveva scritto, nonostante le dichiarazioni del sindaco, ormai troppo lontane in linea temporale.

Non aveva neppure verificato se fosse stato perseguito o meno il primo “malvivente” colui che aveva osato scrivere “banditi” senza neppure premurarsi di sapere a chi fosse diretto l’orrendo epiteto. Certo, sia la colpa che la pena, son roba risibile, immagino solo grosse perdite di tempo per tribunali e magistrati. 

Voglio credere e sperare con tutto me stesso, che sia stato tutto frutto di una incolpevole svista, perchè le parole del Codice di Procedura Penale non lasciano spazio a dubbi: “Il P.M. non può esercitare l’azione penale ma chiedere l’archiviazione della notizia di reato”. 

Diversamente, quella riga sarebbe un falso in atto pubblico! 

E il giudice che ha emesso il decreto di condanna? Idem con patatine! Si è fidato ovviamente di quanto ha scritto la collega (che brutta parola è ormai questa per chi lotta da anni per la separazione delle carriere).

Certamente anche il guiudice, sempre per una incolpevole svista, non ha notato che mancava un requisito fondamentale, su cui però pesano come pietre le parole: “il giudice in ogni stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con sentenza di non doversi procedere”.

Ed ecco il finale: sono stato condannato per un reato di opinione commesso da altri, che non sono mai stati identificati, imputati o perseguiti, grazie ad un procedimento improcedibile, azionato da inquisitori troppo attenti, davanti ad un PM che ha esercitato un azione penale che non poteva esercitare e ad un giudice che non se n’è accorto! 

Tranquillo Canarino Rosicone, il tuo fantomatico reato non è querelabile trascorsi 90 giorni dal fatto. 

Se mi è concessa una riflessione: sarà reato se mi chiedo ancora come impiegano il tempo questi uomini chiamati a far rispettare l'ordine pubblico e la legge dello stato in una città che invoca l'intervento dell'esercito per motivi di ordine pubblico, ma in cui i vigili urbani riescono a trovare il modo per perseguire chi non cancella il commento del “canarino rosicone” da un sito web cittadino, finanche a coinvolgere la Polizia Postale e il tribunale?

Ovviamente ho già provveduto a ricorrere contro la sentenza di condanna, ma credo sarà per me un dovere morale, come cittadino oltrechè come giornalista, presentare anche un esposto sul caso, così come narrato, magari scritto in ottimo avvocatese, alla  Procura Generale dello Repubblica presso la Corte di Appello (giocoforza).

Qualcosa mi dice che questa vicenda è destinata a durare a lungo, sia penalmente che civilmente! 

Non è una lieve condanna a impensierirmi: è tutto il resto!

 

 

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