Prima Pagina | Puntodivista | Favour from God di via Piave: “Sarebbe giusto mettere delle telecamere”

Favour from God di via Piave: “Sarebbe giusto mettere delle telecamere”

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Favour from God di via Piave: “Sarebbe giusto mettere delle telecamere”

 

 

Dopo l’atto razzista dei volantini gettati in via Piave con su scritto “Negri di Merda”, siamo andati a parlare con i diretti interessati del negozio Favour From God Fashion Shop – in italiano Negozio di moda, favore da Dio -  in via Piave 15.

L’atmosfera dentro al negozio era calma. C’erano molte persone e, una volta informati dei fatti, i proprietari del negozio la signora Betty e suo fratello Nikolas hanno dichiarato di non essersi accorti di essere al centro di un acceso dibattito cittadino sui problemi relativi a via Piave.

Abbiamo quindi chiesto la loro opinione su quello che viene detto sul loro conto e su quello dei loro clienti. Nikolas ha risposto: “È tutto una bugia, una grossa bugia. La verità è che la gente viene qui per comprare le cose. Mia sorella sta qua. Con quello che succede fuori, lei non c’entra niente.

L’altro giorno sono tornato dalla Germania e l’ho trovata con suo figlio che pulivano la strada davanti al negozio. Li ho dovuti aiutare. Mi ha poi detto che la gente viene qui e beve e poi lascia la roba in giro. Lei qui fa solamente il suo lavoro e non fa niente di male. Lei non c’entra assolutamente niente con la gente fuori.

Gli aretini devono parlare con la polizia e controllare la gente che sta qui per strada. Lei non c’entra niente. Se loro vogliono vedere quello che succede, sarebbe giusto mettere le telecamere”.

Betty, la proprietaria del negozio in Italia da circa 18 anni, ha poi detto: “Con le persone davanti al negozio io non ci parlo. Loro vengono qua a bere e a fumare. Questa gente fuori non la controllo. Viene qua, beve si da le botte, picchia anche sulla mia serranda. Questa gente davanti al mio negozio urla e i carabinieri non fanno niente. Le volanti non gli fanno niente”.

Sonia, una ragazza nigeriana che lavora in un pub nel centro, ha poi aggiunto: “In piazza San Francesco vedo tante cose. La gente beve e comincia ad urlare. I carabinieri arrivano ma non succede niente. Sono ancora tutti là. Quando però succede agli extracomunitari, la gente subito comincia a sospettare solo per il nostro colore di pelle”.

Nikolas ha poi chiuso la conversazione: “Mia sorella mi dice spesso che ci sono problemi qui e che lei è sola e non ha nessuno che la aiuta. Per lei è una situazione difficile. Non è facile gestire il negozio da sola e controllare anche quello che succede fuori. È una situazione difficile. Però se la gente viene a comprare le cose, non la può mandare via. Sono comunque dei clienti”.

Dopo che su tutti i giornali e social network è scoppiato lo scandalo, è necessario constatare che nessun giornalista si è preso la briga di andare ad interpellare i diretti interessati. Per evitare di continuare a lacerare il tessuto sociale del quartiere e della città, il discorso pubblico si deve necessariamente aprire alla pluralità, che non significa necessariamente apologia, ma inclusione. Solamente ascoltando i vari punti di vista si possono identificare i problemi ed elaborare soluzioni adeguate.  

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0