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Chimet: osservazioni al procedimento VIA

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Chimet: osservazioni al procedimento VIA

 

Osservazioni al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale su progetto – riguardante un impianto sottoposto ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) – di "Ampliamento dell'attività di recupero metalli preziosi da rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi dello Stabilimento Chimet SpA sito in loc. Badia al Pino in Comune di Civitella Val di Chiana (Ar)" – Istanza presentata dal proponente il 29.3.2017 con medesima data di avvio del procedimento Termine per la presentazione delle osservazioni 28 maggio 2017

Il progetto di cui trattasi prevede a regime di trattare 24.000 t/annue di rifiuti speciali (l'attuale autorizzazione è per 12.500 t/a) di cui "potenzialmente" pericolosi fino a 24.000 t/a (l'attuale autorizzazione è per 8.000 t/a). Sono previste in particolare modifiche SOSTANZIALI ai settori: Settore di lavorazione B (raddoppio della potenzialità con installazione di nuovi forni di incenerimento e aumento dei giorni/anno di funzionamento). Settore di lavorazione C (triplicazione della potenzialità tramite installazione di nuovi forni fusori e aumento dei giorni/anno di funzionamento). Settore di lavorazione E (aumento della potenzialità del forno di essiccazione con raddoppio della portata di emissione e aumento dei giorni/anno di funzionamento. Riorganizzazione con conseguente aumento della potenzialità dell'impianto di trattamento acque). Settore di lavorazione Affinazione (riorganizzazione con inserimento di nuovi reattori). Nuovo cogeneratore a metano per la produzione di 2.000 kWe.

SETTORE A: Lavorazioni materiale orafo e Rifiuti Pericolosi e non pericolosi-Incenerimento. Macinazione, Fusione, Omogeneizzazione e campionamento. Il proponente afferma che non è previsto nessun aumento di potenzialità rispetto alla situazione attuale.

OSSERVAZIONE n. 1: in realtà è previsto dal progetto in esame non solo di continuare a "recuperare" metalli preziosi da incenerimento delle cd spazzature orafe, ma anche di avviare il recupero di metalli preziosi – sempre tramite incenerimento ad elevate temperature di esercizio

– da ulteriori e più pericolosi rifiuti orafi (quindi non più solo le spazzature). Ciò comporta un cambio di tecnologia dei forni d'incenerimento e conseguente nuovo incenerimento di rifiuti orafi (ammesso dal proponente medesimo nella "Sintesi non tecnica-dicembre 2016, pag. 6/39,

3.1 Progetto e fasi di sviluppo, 2. Potenziamento delle linee produttive...dei Settori A...") con inevitabile maggiore pressione ambientale; OSSERVAZIONE n. 2: sul regime giuridico del "recupero" di flussi di materia dalle spazzature orafe, la Regione Toscana ha già dato la propria versione al riguardo con parere del 2008 (Prot. A00 GRT/297969/P-070-120 del 12.11.2008) asserendo che tali "spazzature" sono da considerarsi appartenenti alla categoria dei rifiuti. Essendo la Regione Toscana l'Autorità competente per il progetto in esame, se ne deduce che le modifiche richieste dal progetto riguardano correttamente la categoria dei "rifiuti", con tutte le conseguenze del caso;

SETTORE B: Incenerimento rifiuti pericolosi e non pericolosi a recupero. Il proponente afferma che col progetto si raddoppia la potenzialità rispetto all'attuale situazione con installazione di nuovi ed ulteriori forni d'incenerimento e si aumentano i giorni/anno di funzionamento da 250 a 330.

OSSERVAZIONE n. 3: da considerare che si tratta di un incremento di incenerimento – ad elevate temperature di esercizio -pari al 100% rispetto ad oggi, di rifiuti pericolosi e non pericolosi non provenienti dal settore orafo: anche se finalizzato al "recupero" di metalli

preziosi, è pur sempre una procedura d'incenerimento, con inevitabile maggiore pressione sull'ambiente circostante e con un aumento del 32% della durata annua delle emissioni rispetto ad oggi;

SETTORE C: Trattamenti pirometallurgici-Fusione Ceneri. Il proponente afferma che col progetto si triplica la potenzialità con l'installazione di nuovi ed ulteriori forni fusori e si aumentano i giorni/anno di funzionamento da 250 a 330.

OSSERVAZIONE n. 4: da tenere presente che trattasi di un incremento di trattamenti pirometallurgici pari al 300% rispetto ad oggi, finalizzato all'estrazione di metalli preziosi dai loro minerali (fusione ceneri). Tale processo arriva a superare la temperatura di 1.000° d'esercizio, con inevitabile maggiore pressione ambientale e con un aumento del 32% della durata annua delle emissioni rispetto ad oggi (da 250 a 330 giorni/anno) nonché con aumento della portata delle emissioni dell'80% (da 50000 a 90000 Nm3/h);

SETTORE D: Termodistruzione rifiuti pericolosi e non pericolosi. Il proponente afferma che non è prevista nessuna modifica rispetto ad oggi.

OSSERVAZIONE n. 5: in realtà la predetta affermazione non collima con la stima futura, da progetto, di ceneri pesanti da termodistruzione -di provenienza appunto dal Settore D -di 1.500 t/a, pari a più del doppio (+ 106%) rispetto alla quantità attuale delle stesse ceneri. Questa "differenza", se non chiarita adeguatamente, alimenta un ragionevole dubbio circa l'effettiva quantità massima di rifiuti pericolosi e non pericolosi che s'intende, da progetto, termodistruggere nel Settore D. La domanda è: al di là di dichiarazioni unilaterali del proponente, si ipotizza di poter – comunque – arrivare ad utilizzare il Settore D fino a saturazione? Considerata l'innegabile tossicità di diverse categorie di rifiuti destinate alla termodistruzione, tipo quelli contenenti radionuclidi, tali incoerenze suscitano preoccupazioni comprensibili.

SETTORE E: Trattamento acque (affinazione)-Trattamento chimico-fisico rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi. Il proponente afferma che col progetto ci sarà un aumento del 50% di potenzialità del forno di essiccazione, aumento portata emissioni, aumento dei giorni/anno di funzionamento da 220 a 350 e aumento del 50% della potenzialità dell'impianto di trattamento acque.

OSSERVAZIONE n. 6: in realtà la potenzialità del forno di essiccazione aumenterà di quasi il 60% rispetto alla situazione attuale, la portata delle emissioni raddoppierà (da 3500 a 7000 Nm3/h) così come la loro velocità (da 13.6 a 27.2 m/s), la durata annua delle emissioni rispetto ad oggi aumenterà del 59,09% (da 220 a 350 giorni/anno) ed in più ci sarà un incremento del 111,20% dell'impianto di flottazione/filtrazione sterile, con un evidente aumento del carico sulla componente ambientale; OSSERVAZIONE n. 7: non viene risolta l'annosa problematica – nemmeno col progetto in questione – della "possibilità" da parte del proponente di contemporaneo utilizzo degli impianti come "recupero" (operazione R) e come smaltimento (operazione D) per i flussi di rifiuti liquidi esterni, in spregio alle posizioni ufficiali della Corte Europea sull'impossibilità assoluta e certificabile di destinare un medesimo impianto a contestuali operazioni di "recupero" e smaltimento.

SETTORE AFFINAZIONE: Affinazione metalli preziosi con trattamenti idrometallurgici-Produzione Sali di metalli preziosi. Il proponente afferma che col progetto ci sarà un aumento del 70% della potenzialità con l'inserimento di nuovi reattori.

OSSERVAZIONE n. 8: in realtà la potenzialità di trattamento – tramite i nuovi reattori – aumenterà del 77,27% (di metalli puri e prodotti chimici, da 646,45 t/a a 1.146 t/a) rispetto ad oggi ed in più ci sarà un incremento di potenzialità del 55,56% (di metalli dal Settore C e da clienti, da 450 t/a a 700 t/a) con ineludibile maggiore pressione ambientale. Nella sostanza ed al di là di parziali valutazioni, il progetto a regime prevede di poter "trattare" una quantità totale di rifiuti pari a 24.000 t/a, + 92% rispetto all'attuale autorizzazione totale

(12.500 t/a) di cui pericolosi potenzialmente tutte le 24.000 t/a, + 200% rispetto all'attuale autorizzazione per i pericolosi (8.000 t/a): indubbiamente un abnorme aumento di pressione su un "ambiente già fortemente compromesso", così come riconosciuto anche nello "Studio di Biomonitoraggio ambientale", allegato 22 del SIA_allegati3di4.zip. Anche per lo stoccaggio, il progetto a regime prevede di poter stoccare 1.000 t., + 166,66% rispetto all'attuale autorizzazione totale (375 t.) di cui pericolosi potenzialmente tutte le 1.000 t.,

+ 471,42% rispetto all'attuale autorizzazione per i pericolosi (175 t.). Anche per i prelievi idrici – al di là che il progetto si basa su future precipitazioni meteoriche "presunte" – avremo un aumento a regime del consumo di acqua pari ad un + 24,69%

NUOVO IMPIANTO COGENERAZIONE A METANO (CO) : energia termica per lo stabilimento. Il proponente sostiene che l'impianto di cogenerazione previsto dal progetto in questione (2000 Kwe) coprirà integralmente la richiesta di energia termica dello stabilimento.

OSSERVAZIONE n. 9: il nuovo impianto a metano produrrà inevitabilmente nuove emissioni per tutto l'anno di previsione d'esercizio dell'impianto di progetto, con evidente aumento della pressione ambientale che appare non sufficientemente analizzato.

TRAFFICO MEZZI PESANTI (TMP): il proponente dichiara che col progetto a regime ci sarà un raddoppio del traffico di mezzi pesanti (da 35 a circa 70) rispetto alla situazione attuale.

OSSERVAZIONE n. 10: non appare sufficientemente analizzato l'ulteriore carico ambientale esercitato da un aumento del 100% del traffico di mezzi pesanti (in media 5 ogni ora)

Per quanto riguarda i diversi scenari emissivi degli inquinanti in uscita dai camini Chimet predisposti dal proponente, appare evidente la mancanza di uno "Scenario CUMULATO del progetto a regime", che tenga conto anche di TUTTA la pressione ambientale che grava sull'area in questione.

OSSERVAZIONE n. 11: non è stato simulato lo scenario che risulta il più significativo ai fini della salvaguardia ambientale e sanitaria. Cioè quello con il quale si dovrebbe includere le emissioni degli inquinanti CUMULATE e COMPLESSIVAMENTE rilevate di:

                     CHIMET a regime, qualora approvato il progetto in esame;

                     DEL TONGO;

                     ROMANA MACERI;

                     PAVIMENTAL;

                     asse A1;

                     asse E78;

                     asse SS73;

                     asse SR71;

                     AISA

                     SAFIMET;

                     CABRIO

                     SICAM

 

Tutti gli apporti emissivi delle suindicate industrie (le PRINCIPALI, non tutte) e degli assi stradali, sono "concentrati" in 5 km quadrati in linea d'aria. Per questo motivo lo scenario BASE da considerare obbligatoriamente dovrebbe essere quello che prevede una "simulazione MULTI-SORGENTE" (TUTTE le sorgenti emissive incluse nel run di simulazione). Una tale concentrazione in pochissimi km quadrati di elementi così forti – tutti -di pressione ambientale, dovrebbe suscitare negli organi decisori riflessioni finalizzate all'eventuale delocalizzazione di qualcuno di essi in aree meno compromesse, non certamente ad incrementi di potenzialità.

Per quanto riguarda le valutazioni sul rischio relative alla simulazione relativa allo scenario emissivo "di progetto" (pagg. 28 e ss. dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento...") preme evidenziare l'abnorme aumento delle concentrazioni medie annuali di alcuni inquinanti di provenienza Chimet rispetto allo scenario "Attuale Reale" (rilevato sulla base dei risultati degli autocontrolli aziendali).

OSSERVAZIONE n. 12 (modello CALPUFF, pagg. 33 e 34 dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento"): il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante PM10 sul Recettore R1 (Badia al Pino) diventa 1,202 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,39, con un incremento del 208,215% di PM10; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) sul Recettore R1 (Badia al Pino) diventa 0,211 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,015, con un incremento del 1.306,66% di IPA; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante Cd (Cadmio, uno dei "traccianti" delle emissioni Chimet) sul Recettore R1 (Badia al Pino) diventa 0,38 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,051, con un incremento del 645,098% di Cadmio; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante Ni (Nichel) sul Recettore R1 (Badia al Pino) diventa 0,54 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,12, con un incremento del 350% di Nichel; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante As (Arsenico) sul Recettore R1 (Badia al Pino) diventa 0,89 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,15, con un incremento del 493,333% di Arsenico. Ma anche sul Recettore R21 (San Zeno) il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante PM10 (Particulate Matter) diventa 0,136 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,04, con un incremento del 240% di PM10; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) diventa 0,027 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,002, con un incremento del 1.250% di IPA; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante Cd (Cadmio, uno dei "traccianti" delle emissioni Chimet) diventa 0,07 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,007, con un incremento del 900% di Cadmio; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante Ni (Nichel) diventa 0,09 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,02, con un incremento del 350% di Nichel; il contributo della Chimet nello scenario di progetto relativo all'inquinante As (Arsenico) diventa 0,15 (concentrazione media annuale) rispetto allo scenario Attuale Reale 0,02, con un incremento del 650% di Arsenico; Ogni commento, rispetto all'impatto emissivo aggiuntivo, di cui sopra, della Chimet con lo scenario di progetto, appare superfluo: vieppiù tenendo presente che la "normativa" vigente prevede per diversi inquinanti valori limiti di emissione in atmosfera espressi "in concentrazione", cioè per nanogrammi (o milligrammi) per Nm3 (cioè per metro cubo di aria cd "normalizzata", riportata alle condizioni standard di pressione e temperatura) MA NON TIENE CONTO del quantitiativo totale di inquinanti emessi, cioè del cd "flusso di massa", che è ciò che effettivamente e concretamente è importante per gli effetti sulla salute degli inquinanti medesimi. Occorre tenere conto altresì che per i metalli sopraindicati (Cadmio, Nichel, Arsenico) oltre che per alcuni IPA – Idrocarburi Policiclici Aromatici, ad es. il benzo(a)pirene -classificati come cancerogeni certi per l'uomo, NON ESISTE una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportino un rischio per la salute umana. Anche il Particulate Matter (PM) è stato dichiarato nel 2013 dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno certo per l'uomo per il rischio di cancro alla vescica e al polmone. Al riguardo, anche il proponente – a pag. 43 dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento..." -"ammette": "Nonostante l'evidenza consolidata in merito agli effetti sulla salute determinati dalle polveri sottili, i livelli di PM considerati accettabili per gli standard di qualità dell'aria raccomandati dagli organismi internazionali...restano ancora MOLTO PIU' ALTI rispetto ai valori che dovrebbero costituire un obiettivo ideale per limitare sostanzialmente gli effetti a lungo termine. Questo determina che il rispetto dei limiti di qualità dell'aria attuali non riduce il rischio di patologie neplastiche per esposizione a lungo termine alle PM...In aggiunta ad oggi,...non è possibile qualificare in maniera più dettagliata il rischio cancerogeno attribuibile alle diverse combinazioni di agenti chimici che si possono trovare nelle PM, in virtù della variabilità delle sorgenti che la possono determinare.". Anche qui appare superfluo – ma lo vogliamo fare – invocare il "Principio di Precauzione".

Sempre per quanto riguarda la relazione di Valutazione del Rischio Sanitario (pagg. 4 e ss. dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento...") il proponente riferisce di aver adottato la metodologia del Risk Assessment, mutuata da US-EPA e quella descritta nel Decreto 24.4.2013, che riguarda la valutazione del danno sanitario. Questa scelta sarebbe giustificata dalla mancanza di norme e direttive nazionali.

OSSERVAZIONE n. 13: In realtà le disposizioni legislative che riguardano la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) sono contenute nella Legge 28.12.2015 n.221, capo II articolo 9. Tali disposizioni rendono obbligatoria la VIS per alcuni impianti di interesse nazionale, fra cui non sono comprese le lavorazioni previste dalla Chimet. Ciononostante, tale norma non può essere assolutamente ignorata, nel momento in cui si decide di procedere a una Valutazione del Rischio Sanitario non per obbligo di legge, ma su richiesta di ARPAT. Esistono poi numerose linee guida che illustrano la metodologia con cui affrontare le analisi e la redazione di un rapporto VIS. Ne citiamo due, le più note:

1.      Linee guida per la Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS) nelle procedure di autorizzazione ambientale (VAS, VIA, AIA);

2.      Ministero della Salute, CCM, progetto t4HIA; Valutazione di Impatto sulla Salute, linee guida per proponenti e valutatori, pubblicate nel 2016. La norma citata da Chimet (Decreto 24.4.2013) riguarda la Valutazione di Danno Sanitario (VDS), cioè il controllo dei possibili effetti sulla salute pubblica di emissioni di impianti esistenti; valutazione in carico agli Enti Pubblici, che può sfociare in una revisione dell’AIA, con prescrizioni o (a seconda del danno provocato), con ritiro dell’autorizzazione. Si tratta cioè di un procedimento a valle degli effetti, che riguarda stabilimenti esistenti, e non ha nulla a che fare con i procedimenti VIA e VIS che al contrario sono procedimenti di natura preventiva, atti a verificare i futuri impatti sulla salute di lavorazioni non ancora attuate.

 

Il Risk Assessment è invece previsto dal testo unico delle leggi ambientali (D.lgs.vo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, in particolare il D.lgs.vo n. 4/2008. Nelle norme è citato come Valutazione del Rischio Sanitario, e sono fissate metodologia e limiti. La metodologia illustrata da Chimet rispecchia quella contenuta in queste norme, ma stranamente per la valutazione del rischio tossicologico e cancerogeno si fa riferimento alla VDS (24 aprile 2013). Ciò introduce un fattore di confondimento che cambia completamente l’approccio e falsa le conclusioni. Infatti la VDS riguarda impianti autorizzati e fissa limiti più elevati, avendo uno scopo repressivo. In via preventiva, al contrario, tali limiti sono simili per gli effetti tossicologici, ma differiscono per un ordine di grandezza per quanto riguarda gli effetti cancerogeni stimati. Più precisamente essi ritengono non tollerabile un rischio di 10 alla meno sei per singola sostanza e uno di 10 alla meno 5 per la somma di tutte le sostanze cancerogene. Non richiedono alcun intervento, come invece previsto dalla VDS, perché, più semplicemente, il loro superamento è ostativo alla realizzazione dell’opera o alla sua modifica. In conclusione: per la legge italiana il superamento del limite di dieci alla meno quattro comporterebbe la cessazione dell’attività esistente di Chimet o l’adozione di sostanziali misure di mitigazione del rischio; il superamento del limite di dieci alla meno sei comporterebbe il diniego dell’AIA per le modifiche progettate.

OSSERVAZIONE n. 14: Per quanto riguarda la tossicità, manca la valutazione dei noti effetti dei metalli sul sistema ormonale, essendo questi composti riconosciuti interferenti endocrini, attivi a dosi infinitesimali. Secondo l’analisi effettuata da Chimet, il limite di dieci alla meno sei è superato presso i recettori da R1 a R9; R12; R15; R18; poi non comprendiamo perché sia stato calcolato il rischio per fasce di età: in particolare, non comprendiamo come sia possibile che il rischio cancerogeno per gli esposti da 0 a 2 anni sia al recettore R1. 3,29E-08 e per gli esposti da 3 a 16 anni 1,29E-6. Ci sembra ovvio un errore metodologico grave: per il proponente chi comincia ad essere esposto fin dalla nascita ha un rischio di ammalarsi di tumore inferiore di due ordini di grandezza a chi comincia ad essere esposto dopo i tre anni di età. In realtà la valutazione del rischio deve prevedere una esposizione pari a 70 anni, per convenzione adottata come durata di esposizione per l'intera vita. Il metodo utilizzato da Chimet -come da dichiarazione dell’estensore -si riferisce a quanto scritto a pag. 10-11 del Decreto 24.4.2013, che illustra le modalità di calcolo del rischio cancerogeno, spiegando che detto indice viene moltiplicato per tre riguardo la popolazione fino a due anni, per due da 3 a 16 e per uno da 17 a 70 anni. I parametri da utilizzare per il calcolo riguardano la potenza cancerogena dei vari composti (tutti i composti cancerogeni, non solo quelli elencati dal D.Lgs.vo n. 155/2010) . L’approccio indicato dal D.Lgs.vo è utilizzato per la verifica del contributo di uno specifico stabilimento ad un aumento dell’incidenza o della mortalità o dell’incidenza di qualche tumore riscontrato nell’area di ricaduta delle sue emissioni, ma non è applicabile alla VIS, come abbiamo spiegato in precedenza. Concordiamo perfettamente -per quanto riguarda i cancerogeni -con quanto scritto dal proponente a pagina 5 della sua relazione sul rischio sanitario, che riportiamo letteralmente:

“Il processo di valutazione termina confrontando il valore di rischio calcolato con i criteri di accettabilità identificati. Per questo studio viene utilizzato, come criterio di accettabilità del rischio, per le sostanze non cancerogene il criterio di accettabilità coincide con il non superamento del valore di riferimento RfC (HI<1) mentre per le sostanze cancerogene si richiede che non vi sia più di un caso di tumore incrementale su 1.000.000 di esposti (rischio < a 10-6)”. A parte la grammatica, il concetto pare molto chiaro. Non siamo in grado di verificare la correttezza dell’indice calcolato da Chimet, perché tali

calcoli non sono esplicitati, perciò ci riferiamo alla tabella pubblicata nella relazione.

La dichiarazione più sopra riportata è in contrasto con le conclusioni, che -riferendosi alla VDS -ritengono accettabile un rischio superiore a 10 alla meno sei.

Per quanto riguarda gli effetti tossici, le relazioni contenute negli allegati 20 e 24 non chiariscono tutti i dubbi sulla metodologia adottata che -come per i cancerogeni -nella relazione fa riferimento alla VDS.

OSSERVAZIONE n. 15: A tal fine, ci limitiamo a ricordare che il calcolo del rischio tossicologico deve tener conto delle concentrazioni a camino autorizzate e delle concentrazioni all’immissione presso i recettori prescelti, che devono essere principalmente gli edifici di abitazione civile più vicini, e altri bersagli sensibili quali scuole, asili nido, ospedali, se esistono nelle vicinanze dello stabilimento. Il calcolo della esposizione dei soggetti interessati tiene conto delle diverse vie di assorbimento (cutanea, orale, respiratoria) e deve essere fatto riferendosi a limiti di assorbimento scelti ad hoc, come la dose massima giornaliera o settimanale o, meglio, il NOAEL (concentrazione più alta senza effetti sanitari). Le immissioni non devono superare questi limiti (rapporto fra parametro prescelto e parametro misurato inferiore a uno). La relazione non permette di verificare i calcoli effettuati dall’azienda. A pagina 215 del SIA (Studio Impatto Ambientale) vengono semplicemente elencati gli HQ (riferimento alla VDS) senza nemmeno specificare quali composti siano stati considerati, se si tratta di un HQi, cioè di un singolo composto, oppure di un HQt derivato dalla somma di più composti. In sostanza non si comprende come è stata calcolata la dose, giornaliera, settimanale o per il periodo prescelto e a che effetti si riferisce, se acuti o cronici.

Il proponente riconosce che lo "Studio di Popolazione nei Comuni di Civitella ed Arezzo in relazione all'esposizione a fattori di inquinamento ambientale", coordinato dal D.to della Prevenzione dell'AUSL8 di Arezzo, ha evidenziato – dai dati ottenuti sul bioaccumulo degli elementi nelle foglie di roverella -che i metalli Argento e Mercurio superano di 2-3 volte le concentrazioni naturali, impattando fortemente sugli ecosistemi nell'area circostante la Chimet. Così come riconosce che detta zona è largamente interessata da una diffusa presenza di composti PCB, diossine e furani, che si rinvengono bioaccumulati nella lacertide stanziale Podarcis sicula. Tali composti PCB diossina simili, furani e diossine – ad es. nella stazione di Badia al Pino e anche in quella più distante di Frassineto – sono stati rilevati in concentrazioni 3-4 volte superiori rispetto al controllo. Anche le deposizioni di Mercurio avevano mostrato evidenti criticità nelle postazioni di Badia al Pino, durante la Campagna di caratterizzazione deposizioni umide e secche 2011-2013. La stessa AUSL8, al riguardo, ribadisce che "Esistono segnali EVIDENTI di accumulo di Argento, Mercurio, composti PCB diossina simili, furani, diossine unitamente a segnali di esposizione a varie famiglie di contaminanti ambientali".

OSSERVAZIONE n. 16 sui biondicatori: al di là della necessità ineludibile di individuare, al riguardo, 3 traccianti principali delle fonti di emissione Chimet (Argento, Mercurio, Cadmio) risulta evidente l'importanza -decisiva – dell'adozione del più volte citato Principio di Precauzione, onde non esercitare ulteriori pressioni ambientali su una zona che già adesso paga concentrazioni degli elementi inquinanti di cui sopra pari al 200, 300 e anche 400% in più rispetto alle concentrazioni considerate naturali. Ricordiamo che il Mercurio -potente composto neurotossico, convertito in metil-mercurio nel suolo -entra nell'organismo umano attraverso la dieta e – visto che si trova anche nel latte materno -un gruppo di popolazione a rischio è quella dei neonati/lattanti: due recenti studi, uno condotto negli USA e l'altro in Europa, hanno dimostrato consistenti riduzioni del Quoziente Intellettivo (QI) nei bambini esposti durante la gravidanza a mercurio (misurato nei capelli delle madri). Anche il Cadmio, alla cui esposizione l'uomo è soggetto sia per via inalatoria (rilasciato nell'atmosfera dallo stabilimento) che gastrontestinale (si deposita nel suolo ed entra nella catena alimentare) ha conseguenze nocive per la salute: a livello renale l'effetto è un'aumentata escrezione urinaria di proteine a basso peso molecolare, espressione di danno alle cellule dei tubuli prossimali, a livello osseo il cadmio può indurre osteomalacia, osteoporosi, fratture spontanee (detti disordini colpiscono sorattutto le donne). Il cadmio è classificato cancerogeno per l'uomo (livello I IARC) per cancro al polmone. Ancora più recenti ricerche hanno dimostrato che è pericoloso anche a livelli molto bassi, in quanto agisce come "interferente endocrino", ostacolando i normali processi di riparazione del DNA ed alterando le ordinarie funzioni ormonali.

Dal punto di vista degli effetti sulla salute della popolazione nello scenario simulato di progetto, il proponente, nella sostanza, afferma che "I risultati della valutazione evidenziano una previsione di rischio accettabile in tutti i recettori indagati" e – nelle raccomandazioni finali – che "I risultati della presente relazione non evidenziano una previsione di rischio rilevante in nessuno dei recettori indagati".

OSSERVAZIONE n. 17 SULLE "DOSI SOGLIA" di accettabilità del rischio sanitario individuale e/o cumulato: come "ammette" lo stesso proponente, "In tema di cancerogenesi chimica è tutt'oggi argomento di discussione l'esistenza di valori soglia delle sostanze cancerogene per l'induzione dei meccanismi patogeneteci iniziali alla base della trasformazione neoplastica. Nonostante lo stato di conoscenze attuali...non esistono al momento dati certi per la determinazione di "livelli espositivi" di garanzia...". E ancora "L'impossibilità di stabilire "dosi soglia" impone la PRAGMATICA adozione di criteri convenzionali di accettabilità del rischio indotto..." (pag. 56 dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento"). Al di là del fatto che usare il PRAGMATISMO quando si ha a che fare con la salute delle persone è piuttosto "inquietante", è ammissibile che i 3 livelli di rischio sanitario (e le azioni conseguenti) "Accettabile" – "Accettabile con riserva" – "Non accettabile" siano stabiliti con un Decreto Ministeriale (DM 24.4.2013)? Non dovrebbe invece prevalere, nel caso in questione, il "Principio di Precauzione" ("in caso di pericoli, ANCHE SOLO POTENZIALI, per la salute umana e per l'ambiente, deve essere assicurato un alto livello di prevenzione...") laddove è acclarato "...che l'area circostante l'area industriale Chimet risulta interessata da una contaminazione diffusa" (pag. 9 dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento") e che siamo di fronte ad una presenza chiara e diretta, nella zona intorno alla Chimet, di contaminanti accumulati all'interno degli organismi prescelti come bioindicatori? Non è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che attesta l'inadeguatezza conclamata dei "limiti di legge" stabiliti a tavolino a salvaguardare la salute pubblica, poiché detti limiti sono frutto di eccessivi compromessi tra esigenze economiche, politiche, tecnologiche e quelle della salute? Si chiede pertanto che le autorità preposte – tutte – non assumano A PRIORI nessuna soglia "tecnica" di accettabilità del rischio sanitario: primo perché non possono essere dei "tecnici" a disegnare – con i scenari da loro stessi simulati – il raggiungimento o meno di una certa soglia, secondo perchè l'individuazione di un'ipotetica soglia deve essere il frutto di un percorso consapevole della comunità interessata: ed alla base di un percorso consapevole è necessario e imprescindibile che la popolazione comprenda bene il rischio.

Il proponente cita, all'interno dell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento..." uno studio recente sul "Profilo di salute del comune di

Civitella della Chiana: Aggiornamento degli indicatori epidemiologici", con il quale viene affermato che i dati epidemiologici aggiornati mostrano una situazione generale uguale o tendenzialmente migliore rispetto a quella regionale e che alcune criticità, tipo gli eccessi di mortalità per leucemie registrate negli anni passati, appaiono in ridimensionamento ed attenuazione, anche se meritano un monitoraggio epidemiologico costante.

OSSERVAZIONE n. 18: a quando sono aggiornati, però, i dati cui si fa riferimento? A quando risalgono le stime aggiornate di mortalità, ospedalizzazione, incidenza di tumori e di altre malattie maggiormente correlate alle fonti d'inquinamento di che trattasi? Non tranquillizza per nulla gli estensori delle presenti osservazioni il fatto che le indagini sulla "mortalità per causa" siano FERME all'anno 2012, ben 5 anni fa, troppo datate per poter fare un'analisi accurata dello stato di salute della popolazione, anche in previsione di un (eventuale) incremento così massiccio della potenzialità operativa della Chimet. E anche per i ricoveri ospedalieri, gli indicatori sono aggiornati al 2014, anch'essi troppo datati. Cosa è successo in questi ultimi anni, relativamente ai decessi ed ai ricoveri presumibilmente maggiormente correlati alle emissioni inquinanti in questione, vieppiù in previsione di un (eventuale) aumento di pressione ambientale di una così grande portata?

A pagina 16 sempre dell’allegato 24 vengono riportati i tassi di mortalità infantile del Comune di Arezzo rapportati ai tassi regionali, concludendo che sono simili.

OSSERVAZIONE n. 19: In realtà essi sono simili fino al 2007, dove sono circa del 2,7 per mille nati vivi. La situazione cambia drasticamente successivamente, fino al 2008; diminuiscono in Toscana fino al 2,4 per mille, e aumentano ad Arezzo fino al 3,9 per mille.

Quasi il doppio: la possibilità che sia accaduto qualcosa è reale e andrebbe esaminata con più attenzione. Quindi anche sulla valutazione del danno pregresso sono evidenti alcuni grossolani errori.

In tutti i documenti del progetto in esame non si fa alcun cenno al fatto che le lavorazioni della Chimet sono classificate come "insalubri di prima classe" dal Decreto Ministeriale del 5 settembre 1994.

OSSERVAZIONE n. 20: Le voci che possono essere in qualche modo richiamate sono la voce 82, prodotti e materiali: Metalli, trattamenti termici, e la voce Voce 101, Rifiuti tossici o nocivi; Per le attività industriali la voce 14, inceneritori. Perciò all’impianto si applica l'articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, che così recita: "Una industria o manifattura la quale sia inserita nella prima classe, può essere permessa nell'abitato, quante volte l'industriale che l'esercita provi che, per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato." Chimet non ha affatto dimostrato di essere innocua per il vicinato. Bisognerebbe verificare con precisione le distanze dagli insediamenti più vicini. A livello del recettore, le concentrazione degli inquinanti devono essere innocue; principio più severo di quelli contenuti nella VIS, che riguarda non tanto la possibilità di realizzare un impianto di quel tipo, ma piuttosto la sua localizzazione. Il concetto lontano dall’abitato non è precisato dalla legge, ma è evidentemente collegato a distanze tali da prevedere immissioni del tutto innocue (Rischio uguale zero) oppure distanze stabilite da una legge regionale, quale quella dell’Emilia Romagna, che indica 500 metri.

Sempre dal punto di vista degli effetti sulla salute della popolazione nello scenario simulato di progetto, il proponente "ammette" la conoscenza del progetto HIA21-Participative assessment of the health, enviromental and socio-economic impacts resulting from urban waste treatment LIFE10 ENV/IT/000331, ed in particolare dell'AZIONE D5 (giugno 2014) Studio di

coorte residenziale nell'area di San Zeno, Arezzo (località a meno di 5 km in linea d'aria dallo stabilimento Chimet, dove insiste l'inceneritore di rifiuti urbani ed assimilati AISA e le altre industrie insalubri di 1^ classe succitate). Con ciò riconoscendo che – in base alle pressioni esistenti sul territorio, monitorate dagli organi di controllo preposti (AUSL Arezzo, ARPAT) – sono state incluse porzioni di territorio, appunto con l'AZIONE D5, che ricadono sia nel Comune di Arezzo che in quello di Civitella della Chiana e conseguentemente includono ANCHE l'area su cui insiste l'impianto Chimet.

OSSERVAZIONE n. 21: il proponente si limita ad affermare (sia nello "Studio di Impatto Ambientale SIA", pag. 171/231, sia nell'Allegato 24 "Valutazione del Rischio Sanitario del Progetto di Ampliamento", pag. 9/63) che "Da tale studio sono emerse indicazioni di carattere metodologico che possono suggerire come, a fronte di condizioni di rischio largamente accettabili (ndr. come si può apodditicamente affermare questo non è dato sapere) per la popolazione esposta alle emissioni degli impianti dell'area in esame, si possano adottare protocolli di sorveglianza dello stato di salute di tali popolazioni". Non riporta né cita per nulla, però, proprio le CONCLUSIONI della succitata AZIONE D5, quelle che qualificano davvero le risultanze dello studio di coorte, che ci premuriamo noi di copincollare pedissequamente (pagg. 23-24 di "AZIONE D5 – Studio di coorte residenziale nell'area di San Zeno, Arezzo)":

"6. Conclusioni Sulla base dei risultati dello studio epidemiologico, considerando non solo la significatività statistica degli scostamenti ma anche la rilevanza delle cause di decesso, si suggeriscono i seguenti indicatori dello stato di salute: -La mortalità per cause naturali, in considerazione del fatto che nel caso in studio è emerso un eccesso di rischio per i maschi e che è sempre opportuna come indicatore generale di stato di salute. -La mortalità per cause cardiovascolari, in particolare per malattie ischemiche, emersa in eccesso statisticamente significativo per gli uomini e non significativo per le donne. -La mortalità per malattie respiratorie acute, che ha mostrato un eccesso significativo per le donne. -La mortalità per leucemie, risultata in eccesso per i due generi, sebbene non statisticamente significativo. Per la morbosità i risultati delle analisi dei dati di ospedalizzazione suggeriscono di continuare l’osservazione pianificata di: -Cause cardiovascolari, risultate in eccesso di ricovero in entrambe i generi, di rilevanza statistica per i soli uomini. -Le malattie dell’apparato urinario nei due generi, per le quali è stato osservato un andamento crescente di ricovero all’aumentare dell’esposizione. Per gli eventi sfavorevoli della riproduzione, sulla base dei risultati di HAI21 che sono in accordo con i risultati di letteratura, si suggerisce di proseguire il focus sulla prematurità alla nascita e sul basso peso alla nascita tenendo conto dell’età gestazionale. Gli indicatori suggeriti sono basati su quanto emerso dallo studio di HIA21, che è stato centrato sulle emissioni dell’inceneritore di San Zeno con aggiustamento per le altre emissioni principali dell’area. Uno studio sul rischio cumulativo di tutte le fonti principali impattanti sull’area vasta potaggiungere altri parametri di rilievo per la sorveglianza dello stato di salute. A riguardo delle malattie tumorali è da ricordare che il periodo non breve di induzione-latenza ne limita l’impiego a fini di sorveglianza ambiente-salute. Ciò non toglie che alcuni tumori a latenza più breve, come è il caso di quelli del tessuto linfoemopeietico, possono essere inclusi nel sistema di osservazione, come effettuato anche in HIA21.

Altre informazioni utili possono venire da un uso appropriato del flusso informativo sul consumo di farmaci, specie per analisi combinate con le schede di ricovero (SDO), quando si voglia stimare l’occorrenza di malattie a bassa letalità e bassa ospedalizzazione, come ad esempio il diabete, l’asma e la BPCO. Ulteriori e più specifici indicatori possono essere derivati da studi ad hoc con finalità e disegno diversi da quelli utilizzati in HIA21, come ad esempio campagne di biomonitoraggio umano in aree in cui l’inquinamento ambientale sia ben caratterizzato."

E ancora (pagg. 22-23 di "AZIONE D5 – Studio di coorte residenziale nell'area di San Zeno, Arezzo)":

"In sintesi si evidenziano ECCESSI di ospedalizzazione:

per le malattie cardiovascolari per entrambi i sessi

Malattie urinarie per entrambi i generi, più evidenti per le femmine ECCESSI di mortalità per:

         Mortalità generale per i maschi

         Malattie cardiovascolari per i maschi

         Malattie ischemiche per entrambi i sessi

         Malattie respiratorie per le femmine in particolare per quelle acute

                     leucemie per i soggetti esposti (media + alta esposizione) Per gli eventi avversi della riproduzione si evidenziano ECCESSI per le nascite pretermine e per i nati piccoli per età gestazionale". Queste sono le CONCLUSIONI – riportate per intero – del progetto HIA21-Participative assessment of the health, enviromental and socio-economic impacts resulting from urban waste treatment LIFE10 ENV/IT/000331. Ed anche un altro documento riguardante sempre il progetto HIA21 di che trattasi, denominato "Lo studio di coorte modello epidemiologico-Risultati" (ultima pagina) è perentorio anzi ridondante:

"RISULTATI IN EVIDENZA ECCESSI DI OSPEDALIZZAZIONE: -malattie cardiovascolari per entrambi i sessi -Malattie urinarie per entrambi i generi, più evidente per le femmine ECCESSI DI MORTALITA’: -Mortalità generale per i maschi -Malattie cardiovascolari pe

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