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IL GRIDO DELLE AZIENDE AGRICOLE: “UNA PROVINCIA INVASA DAGLI UNGULATI”

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IL GRIDO DELLE AZIENDE AGRICOLE: “UNA PROVINCIA INVASA DAGLI UNGULATI”

La denuncia dell’imprenditore agricolo “Raccoglieremo neanche il 10% di quello prodotto, ho fatto fatica a trovare qualche spiga”. Impossibile coltivare frumenti non aristati e ogni giorno siamo a combattere sui prezzi



 

La situazione  nella provincia di Arezzo è fuori controllo, da Sestino in Valtiberina, alla Valdichiana e fino al Casentino e al Valdarno proseguono senza sosta le devastanti scorribande degli ungulati tra terreni coltivati e vigneti, seminando danni alle colture e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica delle campagne.

È la denuncia di Coldiretti Arezzo di fronte alla crescita senza fine dei danni ‘da ungulati’, danni e rabbia aumentano in maniera esponenziale che si vanno ad aggiungere alle problematiche causate da una pazza estate che non da tregua alle colture ed esaspera gli imprenditori agricoli aretini.

“La situazione è drammatica – denuncia Francesco Mattei Scarpaccini dell’Azienda Agraria Eredi Mattei e Scarpaccini Enrico - noi siamo in Val di Pierle nel Comune di Cortona ai confini tra Toscana ed Umbria, questa è una zona con molti animali selvatici, ci sono poche colture e molti boschi ed il problema che si ripete è il solito, con continue scorribande di ungulati nei campi. Non esiste controllo, il numero di animali è in esubero ed è spropositato rispetto a quello che le colture possono sostenere, nel completo disinteresse assoluto e generalizzato degli interlocutori”.

Il problema degli ungulati scotta così come le temperature che hanno messo in ginocchio gli imprenditori agricoli della provincia di Arezzo ed il signor Francesco racconta quello che è successo alle sue coltivazioni di grano Verna in questi giorni.

“Basti pensare che in un appezzamento sperimentale dove avremmo dovuto raccogliere circa 20 quintali di grano Verna – spiega Mattei Scarpaccini – ho fatto fatica a trovare 200 spighe che mi servivano per il mantenimento in purezza della varietà, questo grano era una cultura particolare, un vecchio grano non aristato quindi i cinghiali, che saranno stati almeno una ventina, si sono trovati un pezzo libero che hanno completamente devastato. E’ impossibile coltivare frumenti non aristati e ogni giorno siamo a combattere sui prezzi”.

In quella zona sono molte le colture agrarie in recessione, in collina gli imprenditori agricoli hanno smesso di coltivare, c’è stato l’abbandono di molti terreni per migliaia di ettari di seminativi.

“Non mi interessa più di tanto la questione rimborsi per i danni – spiega ancora l’agricoltore – visto che poi sono anche sempre in ritardo e non certo adeguati. Vorrei però essere messo nella condizioni di coltivare in pace, ma così non si va avanti, occorre assolutamente liberare le nostre campagne dal numero esorbitante di animali”.

“Coldiretti ancora spera – spiega il presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo, Tulio Marcelli –  che le istituzioni sblocchino questo stato di cose, ma non possiamo non evidenziare il grido d’allarme che viene dai nostri soci”.

Gli agricoltori si sentono impotenti per le scorribande di cinghiali tra le colture che provocano effetti distruggenti. In effetti, “con gruppi di cinghiali guidati da animali fino di oltre 150 chili di peso che arrivano oramai fino dentro le case, la sicurezza nelle aree rurali e periurbane – denuncia ancora Marcelli – è in pericolo: gli ungulati stanno invadendo campi coltivati, ma anche centri abitati e strade dove rappresentano un grave pericolo per le persone e le cose”.

“Per questo Coldiretti Arezzo è da sempre “in prima fila nella battaglia che intende consentire di ripristinare un corretto assetto faunistico ambientale – spiega il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi – che permetta alle nostre imprese di lavorare nel massimo grado di sicurezza possibile e senza subire continue devastazioni da parte degli animali selvatici in sovrannumero”.

“Noi siamo impegnati a favore delle imprese agricole senza risparmio – conclude Rossi – ed è assolutamente necessario individuare un diverso approccio perché quello portato avanti fino ad oggi è insufficiente e non proporzionato alla dimensione di una problematica che ha effetti devastanti sul reddito agricolo non riuscendo più a giustificare gli sforzi e gli investimenti delle nostre imprese esasperate da questa situazione di abbandono”. 

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