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MENGO E MENGA (di Felice Cini)

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MENGO E MENGA (di Felice Cini)

 

Punge vaghezza sapere se, ad Arezzo,  vogliono sterilizzare la partecipazione autenticamente popolare dirigendola esclusivamente verso il canale  di eventi di plastica - tipo Passioni Festival -  e/o di formula prettamente consumistica - tipo Notte Bianca d’ inverno o Sotto Le Stelle d’estate – sopprimendo tutti gli altri generi di intrattenimento. 

Ci diano contezza se  il talk show, consunto genere televisivo ma riesumato in tutto le salse in questa città,  ed esclusivamente questo genere di svago intelligente,  rientra nella tipologia d’evento in grado di offrire una socializzazione sana.

Mentre  non è salutare se andiamo a gremire un’opportunità di stare insieme  non imbalsamati nel mortificante ruolo di spettatori. In una platea  su cui prospetta un palco,  assiso sul quale il solito di tanti vip predica sulla sua vita e sulle sue profonde convinzioni, immancabilmente presentandoci un suo prodotto (libro, film, spettacolo televisivo, offerta elettorale), senza interagire con il pubblico,  tenuto a farlo soltanto con il conduttore (vip anch’egli) con il quale si è messo d’accordo prima. Oppure non è altrettanto sano se andiamo ad ammucchiarci in centro, richiamati da un pretesto funzionale al consumismo fine a se stesso.

Ci dicano chiaramente se Arezzo è oramai una città in cui la morale corrente ci vede  etilisti, drogati e sudici se ci aggreghiamo in occasione di un evento musicale. Tipo il Mengo.

Prego, dicano, siamo tutt’orecchi.

E’ molto più serio  enunciare esplicitamente la linea di demarcazione su cui si gioca il livello di decoro urbano cittadino e lo stile di vita sobrio, piuttosto che alzare uno scandalo del menga come il cattivo esempio di sensibilità antidegrado che sta sciupando il successo di gradimento popolare - nonché  artistico, a giudicare dalle recensioni sui maggiori siti musicali italiani -  che ha caratterizzato l’edizione  appena conclusasi del festival organizzato annualmente a luglio a Tortaia.

Quanti hanno avuto modo di visionare la documentazione fotografica sullo stato del parco di via Alfieri, area in cui si sono svolti i 5 giorni della kermesse, hanno visto un angolo tappezzato di numero 18 cartacce,  numero due bottiglie di vetro e mezza dozzina di contenitori di plastica. Segno evidente – almeno stante il fondamentale reperto foto segnaletico di questa sconcezza del menga – che su quel prato si sono abbeverati più di litri d’innocente acqua minerale che di bevande alcoliche, in un sabato di calura saudita come la serata in cui si è chiuso il Mengo.

Il letamaio sarebbe questo? L'etilismo incontrollato al festival musicale sarebbe tutto qui?

Ai sucidi sconci etilisti drogati piacerebbe sapere cui prodest alzare la voce contro questo festival e puntare il dito contro gli organizzatori.

Ad occhio e croce non giova alla problematica del decoro urbano: un numero totale di 8 bottiglie non fanno un caso di degrado. Non giova neppure all'educazione giovanile (se vogliamo estenderla anche alla terza età, mi candido a frequentare un apposito corso introduttivo)  anti etilica: a giudicare dal dettaglio, non secondario, che quelle del Mengo non sono state serate sballate,  a meno che qualcuno non sia in possesso dell’unico dato che potrebbe confutare il sano stile di vita (sano ma non stile ramadan) che ha contraddistinto le notti festivaliere in via Alfieri. Vale a dire il numero di emergenze mediche effettuate tra il pubblico giovanile e/o in là con gli anni andato a popolare  l’unica e sola opportunità di aggregazione musicale oramai sopravvissuta ad Arezzo al dilagare di eventi di plastica e consumisticamente fine a se stessi.

Ce lo spiegano lo scandalo del menga contro il Mengo? Siamo tutt’orecchi, né assordati dai decibel né frastornati dall’alcol e con i padiglioni auricolari in stato di perfetto decoro igienico, grazie all’uso quotidiano del cotton fioc.

 

 

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