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“Ciao a tutti, mi chiamo Andrea!” “Ciao Andrea”. Viaggio dentro alla bottiglia. Per chi è Alcolisti Anonimi ?

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“Ciao a tutti, mi chiamo Andrea!” “Ciao Andrea”. Viaggio dentro alla bottiglia. Per chi è Alcolisti Anonimi ?

Da anni, silenziosamente ma con efficacia, opera il gruppo Alcolisti Anonimi di Arezzo. Una sede semplice nei locali parrocchiali di S. Gimignano. Si ritrovano tutti i mercoledì sera ma anche piu’ spesso.

 

Questo articolo è rivolto a quei ragazzi o adulti, che cercano aiuto e non sanno dove trovarlo. Ma anche alle loro famiglie e ai loro cari. Perché è piu’ facile gettare altro fango addosso a chi affonda, che allungare un mano per aiutarlo ad uscirne.

Che significa alcolista?

Un alcolista è qualcosa di diverso da un forte bevitore, vale a dire da una persona che ha un certo consumo di alcol, ma che è capace, all’occorrenza, di controllarsi. 

L’alcolista non è tale perché beve tutti i giorni, o perché ingurgita determinate quantità: è tale perché ha perso il controllo sul suo comportamento, perché una volta che l’ossessione gli ha preso la mano, non è capace di fermarsi, pur essendo ben cosciente dei danni che il bere sta causando alla sua vita e a quella dei suoi familiari.

Vi sono alcolisti che, prima di ammettere il loro problema, aspettano che la loro esistenza sia totalmente sconvolta e altri che fortunatamente riescono a riconoscere in sé la mancanza di controllo prima che vi siano danni evidenti, prima che persino gli amici più cari sospettino qualcosa.

Come si può essere ammessi ad AA?

L’unico requisito per entrare a far parte di AA è desiderare di smettere di bere: ognuno può divenire membro dell’Associazione nel momento stesso in cui dichiara di volerlo. La partecipazione è totalmente gratuita e non esiste alcuna distinzione relativa alla razza, al sesso, al ceto sociale, alla fede religiosa, agli ideali politici.

Solo chi ha un problema con l’alcol è ammesso alle riunioni; tuttavia una volta al mese c’è un incontro aperto, dove chiunque può andare per informarsi e capire. Partecipare a uno di questi appuntamenti è senz’altro un’esperienza umana e spirituale bella e profonda.

E’ bene puntualizzare che AA non è una associazione di volontariato, bensì di autoaiuto: la persona che ha vissuto l’alcolismo cerca di aiutare chi ancora ne soffre perché così facendo in realtà aiuta anche se stessa, rafforzando la propria sobrietà.

Quali sono i rapporti con la medicina ufficiale?

Rivolgersi ad AA non preclude alcuna altra strada terapeutica. Anzi, negli anni, la collaborazione di AA con i medici di famiglia, con i centri di alcologia, con le strutture ospedaliere e con gli operatori del sociale si sta via via rafforzando.

Nonostante il cammino dei 12 passi abbia dato per molti grandi risultati, non è detto che funzioni sempre e per tutti; alcuni non se la sentono di affrontarlo, altri hanno la necessità di essere prima disintossicati in qualche centro, altri ancora hanno bisogno di ricevere contemporaneamente un’assistenza specializzata di tipo diverso.

Come molti medici e psicologi ben sanno, il vero scoglio dell’alcolismo non è tanto quello di portare il soggetto a interrompere l’assunzione di alcolici (anche se questo è un primo gradino assai arduo); la difficoltà maggiore è forse quella di scongiurare le “ricadute”, che d’un colpo possono vanificare il lavoro fatto.

In genere un alcolista che ha smesso non riesce a rimanere a lungo sobrio con le sue sole forze: dopo un periodo più o meno lungo la motivazione che lo ha portato a smettere si indebolisce, e subentra l’illusione di poter tornare a gestire il proprio bere. Il passaggio da una precaria astinenza a una stabile sobrietà avviene solo se si accompagna alla rottura di vecchi schemi comportamentali, talvolta molto consolidati, e a un radicale cambiamento interiore.

Ovviamente è difficile che ciò possa avvenire in tempi brevi e senza aiuto; presuppone invece un intervento costante, un impegno personale convinto e un sostegno esterno efficace e continuo.
E’ soprattutto in questa fase che un gruppo AA può risultare uno strumento prezioso (a costo quasi zero!).

Tutto ciò senza nulla sottrarre al lavoro del professionista. AA non ha la pretesa di sostituirsi al medico o allo psicologo; capita anzi sempre più spesso che i gruppi, consapevoli che l’unico scopo di A.A. è quello di aiutare l’alcolista ancora malato a mantenersi sobrio, suggeriscano ai propri membri il ricovero presso le strutture pubbliche o di rivolgersi a studi professionali per tutti gli altri problemi di pertinenza, appunto, medica, psicologica o altro.

Anonimi perché?

Anche in tempi recenti si tende a confondere l’anonimato dei singoli alcolisti anonimi con quello dell’associazione stessa, facendola quasi passare per una sorta di setta segreta i cui affiliati si incontrano di nascosto per celebrare chissà quali misteriosi rituali. Naturalmente, non è così.

La pubblicazione del libro di Alcolisti Anonimi, nel 1939, non solo permise all’associazione di crescere rapidamente, ma le consentì appunto di uscire dall’anonimato rendendola presto nota alla comunità medico scientifica e, grazie anche al grande interessamento dei media, all’opinione pubblica e ai diretti interessati, prima in America e poi in tutto il mondo.

L’anonimato è nato come figlio della paura: all’epoca in cui gli alcolisti venivano considerati dei degenerati o dei matti, non c’è da stupirsi che coloro che riuscivano a recuperarsi non amassero particolarmente pubblicizzare la loro appartenenza a un’associazione costituita esclusivamente da alcolisti, anche se non più attivi.

Oggi la situazione per fortuna è cambiata, tuttavia nei confronti delle malattie dell’alcolismo, della droga, dei comportamenti compulsivi, resistono ancora forti pregiudizi.

Ecco che per molti che si avvicinano ai gruppi l’anonimato costituisce ancora una concreta rassicurazione.

“Ma al di là di questo aspetto, c’è un altro e più profondo significato spirituale. All’interno di un gruppo si è tutti uguali, a prescindere dalla cultura, dalla posizione sociale, dalla situazione economica in cui si versa, da qualunque cosa uno abbia commesso in passato, da ciò che è al presente: tutti vengono accettati e considerati allo stesso modo, nessuno può essere giudicato o escluso” spiegano ad AA. “A livello pubblico anonimato significa invece ‘rinuncia’: significa non inseguire le luci della ribalta e la voglia di notorietà, per ‘servire’ l’associazione in silenzio, paghi della ricompensa che si riceve semplicemente aiutando e amando gli altri”.

Ciao a tutti, mi chiamo Andrea e sono un alcolista,

così mi presento, perché così con questa frase ho avuto una seconda vita. La prima era un disastro, bevevo già di mattina per caricarmi, per affrontare la giornata; mio padre che tornava a casa ubriaco, mi picchiava, poi se non gli bastava puntava su mia madre e mio fratello.

Ben presto cominciai a bere anche io. Sempre piu’ spesso, sempre piu’ intensamente. E i giorni passavano ma non cambiavano mai. Io e la mia bottiglia eravamo sempre in fuga e i problemi crescevano. A scuola non andavo bene, facevo fatica a socializzare e mi chiudevo in me stesso, stavo diventando molto problematico. Uscivo con gli amici che ero già ubriaco e con il tempo persi stima di me stesso. Non riuscivo neanche a mantenere un rapporto di coppia, il mio amore era sempre e solo la bottiglia.

Ero sempre più compulsivo e il bicchiere era la mia ossessione. Perché non riuscivo a fermarmi? Perché non riuscivo a dire di no a me stesso? E quando cedevo, cioè sempre, andavo in paranoia e mi venivano i sensi di colpa.

Era normale che tutta questa storia mi portasse in carcere. Lì cominciai a pensare da sobrio e mi sentivo diverso, il diverso era perché non bevevo… avevo smesso con il primo bicchiere, ma ero costretto perché ero rinchiuso nelle mura del carcere. Lì capii quanto è bello vivere senza dipendenza, senza essere schiavo di qualcuno: il suo nome è alcol!

Uscii dal carcere e il pensiero per la bottiglia c’era, ma in un lampo conobbi una ragazza e in un lampo mi ritrovai con una bambina, mia figlia, e in un lampo toccai ancora l'alcol, e in un lampo persi tutto quello che avevo creato… tutto in un tempo breve.

Mi mancava ormai il suicidio e lo avevo anche pensato, ma pensai anche se fosse giusto che un padre andasse avanti in questo modo nel distruggere la propria vita e la vita di chi lo ama, specialmente della propria figlia. 

Pensavo e alle volte piangevo, chiedevo aiuto, ma nessuno poteva aiutarmi perché nessuno sapeva in quale modo! Un giorno andai al Sert e fu il Sert ad indirizzarmi ad ALCOLISTI ANONIMI. Lì ottenni tutte le risposte alle mie domande, la prima era scontata: perché non riuscivo a fermarmi al primo bicchiere? Perché sei una persona malata, mi venne detto, e quando bevi si scatena una compulsione alcolica. Tutto diventa un circolo vizioso e dove vive l'alcol vivo anche io; ma se io non vivo più con l'alcol, bene, allora sono libero e vivo la mia vita in autonomia… vado dove voglio io.

A piccoli passi, con il programma e un nuovo stile di vita, non divento più rosso in faccia, dove lavoro mi stimano, ho voglia di vivere, mia figlia mi ama e ho una nuova famiglia che si chiama Alcolisti Anonimi e ho trovato la parola dignità con fiducia e la fede in questo programma spirituale che non finisce mai di stupirmi.

Ogni giorno ci sono delle sorprese, si chiamano: umiltà, tolleranza, fratellanza, servizio, buona volontà e con queste parole, onestamente, ho creduto in me e in quello che sto facendo per me, cambiando sempre in positivo, per socializzare con il mondo senza alcol e con me stesso.

Questo si chiama SERENITÀ, per tutta la vita, oggi vedo a colori, i paesaggi, sento i raggi del sole che scaldano il mio cuore perché è pieno di emozioni; e se piango le mie lacrime scendono per te, perché ti voglio bene!

Grazie di esistere, Alcolisti Anonimi.

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