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Raccolta firme per la separazione delle carriere dei magistrati. Gli avvocati di Arezzo dicono NO

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Raccolta firme per la separazione delle carriere dei magistrati. Gli avvocati di Arezzo dicono NO

La Camera penale di Arezzo, in controtendenza con quasi tutto il resto del paese, non aderisce alla raccolta firme.



Ormai la macchina popolare è partita: si raccolgono firme al ritmo di 5 o 6mila ogni giorno ma la tendenza è in aumento vertiginoso.

La notizia vera è la non notizia: la Camera Penale di Arezzo, in legittima autonomia, si dissocia dall’iniziativa che sta coinvolgendo il resto d’Italia e non sottoscrive le motivazioni che hanno generato la proposta di legge di iniziativa popolare.

In pratica gli avvocati di Arezzo sono favorevoli al mantenimento dello “status quo”

Ad Arezzo si è “stentato” un po’ a mettere in moto la raccolta, proprio per la resistenza apparentemente passiva della Camera Penale locale, lasciando a questo punto l’iniziativa in mano alla pattuglia radicale, che avrebbe dovuto soltanto supportare, ma che si trova invece a gestire.  

E’ assai interessante questa posizione manifestatasi ad Arezzo, degna certamente di ulteriori e futuri approfondimenti sui meccanismi che regolano i rapporti tra avvocatura e pubblici ministeri nella nostra città.

Tant’è! Salvo burrasche meteo o cause di forza maggiore, questi gli orari dei tavoli di raccolta

VENERDI POMERIGGIO dalle 17 alle 20.00 in Piazza San Jacopo

Perché separare le carriere?

Il sistema del giudizio penale, ma non solo penale, si regge su di un principio basilare, riconosciuto da tutti gli ordinamenti evoluti ed accolto espressamente nel sistema italiano con la riforma dell’art. 111 della Costituzione. Chi giudica deve disporre di due caratteristiche, vale a dire la terzietà e la imparzialità.

Il sistema processuale attuale, purtroppo, non garantisce però ciò che la Costituzione imporrebbe. Giudici e Pubblici Ministeri sono operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono oggigiorno allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime in associazioni di categoria (Associazione nazionale Magistrati, Magistratura Democratica, Autonomia ed Indipendenza, Unicost).

Questa situazione rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un giudice ed un pubblico ministero accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito (nonostante gli sforzi di tanti singoli giudici per mantenere una sostanziale equidistanza).

Il traguardo che ci poniamo è quello di riequilibrare il sistema, concedendo a tutte e due le parti del processo penale (l’accusa e la difesa) le stesse opportunità di partenza nel dimostrare le proprie tesi.

Pensaci: se fossi tratto a giudizio e fossi innocente non vorresti che chi ti difende disponesse delle stesse armi di cui dispone chi ti accusa?

Ecco perché.


“Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para- giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti.

 

Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte” 

 - Giovanni Falcone -

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