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Mezze verità e mezze intercettazioni su Pierluigi Boschi... e sulla figlia!

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Mezze verità e mezze intercettazioni su Pierluigi Boschi... e sulla figlia!





Alle 19.34 del 3 febbraio 2015, una settimana prima del commisariamento di BE, il direttore generale di Veneto Banca Vincenzo Consoli chiama Pier Luigi Boschi. 

Il contenuto della telefonata, assolutamente ininfluente al fine di qualsiasi indagine, è pubblicato oggi dal FQ.

In quel periodo Banca Etruria è alla ricerca del cavaliere bianco, ma anche Veneto Banca naviga in acque burrascose. Bankitalia vorrebbe scaricarle entrambe a Popolare Vicenza, non sapendo che quest’ultima è a sua volta alla canna del gas. Ma la verità sul terzo istituto di questa partita, verrà a galla solo grazie all’ispezione della BCE  

Lo stesso FQ fa maldestramente una rivelazione che invece è secondo me essenziale ad interpretare la vicenda: poco prima di chiamare Pierluigi Boschi, Consoli chiama Vincenzo Umbrella, capo della sede di Firenze di Bankitalia al quale fa capire che non ha nessun desiderio di incontrare la Maria Elena (forse considerandola non determinante) ma attraverso di lei tuttavia, vorrebbe riuscire a mettersi in contatto col premier Matteo Renzi. Consoli si sente sotto pressione da parte di Barbagallo, capo degli ispettori di Bankitalia e sta disperatamente cercando di venir fuori dal tunnel. Credo che Renzi non lo abbia mai ricevuto, con o senza il tramite della Maria Elena.

Qualche decina di minuti dopo la chiamata ad Umbrella, parte la telefonata a Boschi padre. Curioso osservare che di queste intercettazione manchi una parte determinante: il FQ pubblica le risposte di Pierluigi ma non le domande che le generano. In particolare da ampio risalto ad UNA risposta. Questa: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”.

Un panegirico di articolo, con pochi stralci virgolettati, unicamente teso alla dimostrazione del teorema De Bortoli: ovvero che la Boschi si sia data da fare per cercare di salvare Banca Etruria e non sia rimasta neutra a guardare crollare l’istituto di via Calamandrei.

In particolare, spiegano al Fatto, oltre a questa grave telefonata in cui la ministra è semplicemente citata, a marzo 2014 (Maria Elena era ministro da un mese e il padre non era ancora vicepresidente di BE) il presidente Giuseppe Fornasari, il presidente di Veneto Banca Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, si sono recati a casa della ministra “per illustrare i problemi drammatici delle rispettive banche, alle prese anche allora con gli interventi ritenuti scorretti del solito Barbagallo”.

Interessarsi del territorio è cosa che una ministra evidentemente non deve fare. Mai!

Piu’ divertente è invece cercare di capire da dove arrivino le veline delle intercettazioni. Tre sono i possibili filoni di indagine da cui questa può essere fatta filtrare a Travaglio. Da quella stessa fonte adesso ci possiamo aspettare solo uno stillicidio quotidiano di pettegolezzo senza alcuna rilevanza penale, alla spasmodica ricerca di qualcosa da rinfacciare alla ex ministra di Renzi secondo il teorema stabilito da Ferruccio De Bortoli.

Il primo filone è l’operazione «Palazzo della Fonte», che era già finita nel mirino della Banca d’Italia durante le ispezioni (2012-2013) alla Banca Popolare dell’Etruria.

Poi le carte sono state girate a Roberto Rossi, capo della Procura di Arezzo che a marzo del 2014 ha fatto perquisire dalla Guardia di finanza anche gli uffici di Palazzo della Fonte oltre che le filiali di Roma, Civitavecchia, Firenze e Gualdo Tadino di Banca Etruria.

Che sia in questa occasione che è stato intercettato il telefono di Pierluigi Boschi, peraltro senza manco esser poi rinviato a giudizio?

Va ricordato ad oner del vero, che nel novembre del 2016 i vertici di Banca Etruria, e in particolare l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri, per questa accusa sono stati tutti assolti: “non operarono per nascondere agli organi di Vigilanza, e in particolare a Banca d’Italia, la vendita del Palazzo delle Fonti”.

Lo scrive il gup di Arezzo, Anna Maria Lo Prete nelle motivazioni, 104 pagine, della sentenza con la quale il 30 novembre scorso ha mandato assolti i tre imputati di ostacolo alla Vigilanza nell’ambito di una delle inchieste condotte dalla procura di Arezzo. (Ma se non ci fu ostacolo alla vigilanza, allora significa che la vigilanza non ha vigilato?)

Un reato «insussistente», scrive il giudice, per il quale anche l’operazione di vendita del Palazzo della Fonte ebbe una «corretta rappresentazione in bilancio» e «l’operazione era pienamente legittima».

Il secondo filone è l’inchiesta su Veneto Banca, il cui presidente era dall’altro capo del filo. Dell’indagine siamo venuti a conoscenza il 2 agosto 2016 quando nelle prime ore della mattinata i militari della Guardia di Finanza di Venezia hanno proceduto all'esecuzione di un'ordinanza del gip di Roma con la quale furono disposti gli arresti domiciliari a Vicenzo Consoli, con perquisizioni domiciliari nei riguardi di altri 14 indagati. Essendo questa indagine condotta dalla Procura piu’ colabrodo d’Italia, è facile immaginare da dove vengano le veline.

Il terzo filone è stato aperto dalla procura di Padova sempre su Veneto Banca. L’indagine era scaturita dalla denuncia presentata da un padovano di 86 anni che, tra l’ottobre del 2006 e il dicembre del 2008, acquistò azioni di Veneto Banca per un ammontare di 120mila euro «pari a un terzo di tutto il mio patrimonio e un importo corrispondente a quasi tutta la mia disponibilità finanziaria», spiegò ai magistrati. La storia è simile a quella che raccontano molti altri soci. «Il referente della banca – si legge nella querela - non mi aveva in alcun modo informato di tale rischio connesso all’acquisto dei titoli, sebbene io avessi espressamente richiesto titoli di basso rischio. (…) Aveva minimizzato i rischi (…) traendo così vantaggio dalla mia inesperienza e ignoranza in materia».

Ma secondo il giudice, anche se truffa c’è stata, la responsabilità penale è solo personale e non è il DG responsabile penalmente. E lo ha assolto. 

Attenderemo con ansia impotente, la prossima puntata della telenovela "interceptor la riscossa dell'antipoltica"

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