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Pubblicato il decreto sui bondisti truffati, sale la protesta

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Pubblicato il decreto sui bondisti truffati, sale la protesta

Il decreto prevede che il Fondo interbancario di tutela dei depositi apra in 30 giorni la facoltà al pubblico di accedere ai ricorsi tramite gli arbitrati, che si svolgeranno presso i collegi in seno all'Anac.

 

I risparmiatori riuniti nel "Comitato Azzerati dal Salva-Banche" rilevano criticamente che sarà lo stesso Fondo a stabilire "come e di quanto risarcire i risparmiatori a cui venisse, in sede arbitrale, accertata la vendita fraudolenta.

Il decreto, dunque, non sancisce in caso di truffa accertata un rimborso totale, ma lascia completa libertà di azione nello stabilire importi massimi, modalità, tempi ad un entità privata (il Fitd) attraverso lo strumento di un'offerta pubblica, che dovrà essere presentata dal Fondo entro il 13 Luglio e che diverrà vincolante per chiunque intenda ricorrere alla procedura arbitrale".

Anche i tempi non convincono, visto che ci saranno quattro mesi (dopo il mese dato al Fondo per aprire le procedure) per fare la domanda di arbitrato, e in seguito ogni diritto verrà perso. "Altra beffa", attaccano dal Comitato, è che si "preclude la possibilità di accedere all'arbitrato a chiunque non abbia acquistato in un rapporto negoziale diretto con la banca. Sostanzialmente oltre 2000 risparmiatori saranno esclusi dalla possibilità di dimostrare di aver acquistato in mancanza di correttezza e trasparenza per riottenere il proprio patrimonio, andato in fumo con il decreto Salva-Banche".

Con l'inizio di giugno, è invece scattato lo stop per la procedura dei rimborsi forfettari erogati dal Fondo interbancario di tutela dei depositi per l'80% del valore investito, l'altra via che i risparmiatori che nel novembre 2015 sono stati coinvolti nella risoluzione avevano per cercare di recuperare denaro.

Nei giorni scorsi è emerso che al Fondo sono arrivate circa 600 pratiche in aggiunta alle 15mila ricevute entro gennaio. Si tratta di un numero di pratiche superiore agli obbligazionsti coinvolti, si spiega dal Comitato, perché in molti casi le posizioni erano cointestate.

Delle pratiche arrivate, ne sono state liquidate 9mila con 110 milioni di euro distribuiti. Motivo per cui la stima finale è di oltre 200 milioni da mettere sul piatto, contro la dotazione inizialmente individuata in un massimale di 100 milioni e poi rimosso. Nella stragrande maggioranza dei casi, più di otto su dieci, si tratta di rimborsi inferiori ai 20mila euro e in più della metà di casi riguardano la vecchia Banca Etruria.

Resta sempre aperta la possibilità di una causa civile.

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