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Figli di un dio minore

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Figli di un dio minore

La vicenda di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, ci obbliga a fare alcune considerazioni su BancaEtruria; considerazioni che tengono certamente conto delle diversità e delle specificità delle situazioni, come ad esempio la quotazione o meno in Borsa, senza però nascondere alcuni tratti assimilabili.


Per le due ex popolari venete, si parla di una distruzione di valore per il territorio di dieci miliardi di euro, tanto che a 120 mila soci - a coloro cioè che hanno aderito alla transazione per evitare contenziosi con le banche - verranno rimborsati un totale di 440 milioni di euro: 9 euro ad azione per la Vicenza e il 15% del prezzo di acquisto per Veneto Banca; inoltre, ci sono 60 milioni messi a disposizioni per gli azionisti che dimostrassero, col modello Isee, gravi situazioni di disagio. Le due banche sono poi in attesa dell'aiuto pubblico per più di 6 miliardi di euro, e forse non è finita qui. Situazione drammatica di certo, e che rischia di ricadere con esiti nefasti sull'occupazione, ma una situazione alla quale le varie istituzioni nazionali interessate hanno cercato di mettere un argine, sino ad oggi.
Cosa che non avvenne in questo stesso modo, per BancaEtruria e per le altre tre banche che vennero "risolte" con un decreto del novembre 2015, decreto che sacrificò i possessori di obbligazioni subordinate e tutti i soci delle banche, tra i quali erano da annoverare - per la banca aretina - la gran parte dei dipendenti.
Poi, solo poi, vennero trovati 20 miliardi di euro pubblici per MPS, per le due ex Popolari Venete e per altre banche in crisi.
Tanto per rendere l'idea, la perdita delle quattro banche "risolte" che venne caricata sugli azionisti e sulle obbligazioni subordinate, è poco più del 4% di quei venti miliardi; le subordinate cancellate dei clienti BancaEtruria ammontavano a 150 milioni di euro.
Ora, mentre parte dei rimborsi agli obbligazionisti sta arrivando, e nel ribadire quello che la FABI disse fin dall'inizio - che cioè era giusto ridare tutto a tutti - ci preme puntare l'attenzione su coloro che erano i proprietari della banca aretina, cioè sui 65 mila soci che vennero anche loro azzerati nel capitale e nel diritto.
Oltre all'opportunità di trovare anche per loro una qualche forma di rimborso, si deve studiare - e magari celermente - un modo che permetta a chi era socio di BancaEtruria di poterlo diventare - automaticamente e senza una nuova spesa - anche di UBI Banca, concedendo ai vecchi soci Etruria  l'esercizio di un qualche particolare diritto.  
Anche questa sarebbe una soluzione per far continuare la storia di BancaEtruria, e  per riconoscere al territorio il giusto diritto di essere rappresentato nella proprietà della banca acquirente.
Abbiamo visto come, se c'è la volontà, si possano trovare le opportune soluzioni normative per tutto; che stavolta lo si faccia anche per noi.

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