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Decreto Minniti: come nascondere la polvere sotto il tappeto.

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Decreto Minniti: come nascondere la polvere sotto il tappeto.

 

Finalmente arriva la stella da sceriffo anche per il Sindaco di Arezzo Ghinelli e il suo vice Gamurrini, in compagnia dei vari sindaci sceriffo sparsi per il Paese e variamente colorati, dal verde della Lega al verde dei renziani versione Lingotto. I sindaci sceriffo, introdotti dal mitico e pluricondannato Gentilini da Treviso, erano rimasti disarcionati dal 2011, quando la Corte Costituzionale dichiarò l’incostituzionalità del Decreto Maroni 2008 (fotocopiato oggi da Minniti), in quanto violava gli articoli 3, 23 e 97 della Carta riguardanti il principio di eguaglianza dei cittadini, la riserva di legge, il principio di legalità.

Grazie al nuovo decreto sulla sicurezza urbana del Governo di centro-centro a guida PD, ed approvato anche dai falsi scissionisti della “ditta” Bersani, i sindaci potranno allontanare dal centro chi venga ritenuto “indecoroso” a insindacabile giudizio di un qualsiasi poliziotto allergico a clochard e mendicanti, venditori ambulanti di chincaglierie, consumatori maleducati di sostanze stupefacenti o di alcolici, raccoglitori di rifiuti da differenziare, artisti di strada e graffitari, manifestanti. Poliziotto che continuerà ad essere non riconoscibile, dato che dallo stesso decreto Maroni-Minniti è scomparso nella notte l’unico articolo che avrebbe un po’ allineato l’Italia agli altri paesi della “civile” Europa, quello che imponeva il numero di matricola esposto in bella evidenza nella divisa.

Da notare che lo stesso Minniti ha affermato che nel 2016 i reati sono calati del 9,3%, tradendo così il reale intento della sua iniziativa: rispondere alla pancia del paese, lavorando sulla “percezione” di insicurezza.

E qui tornano in gioco i nostri sindaci, i quali - di centrodestra o di centrosinistra - non mancano mai di inserire nei loro programmi di mandato un capitolo dedicato alla sicurezza, reale e percepita (provare per credere: andatevi a leggere le linee di mandato approvate dalla Giunta Ghinelli, peraltro non dissimili da quelle della precedente Giunta Fanfani).

Con l’ideologia del decoro si rincorre l’illusione di liberare i centri delle città da presenze “moleste”, senza distinguere i veri comportamenti illegali dalle varie forme di disagio sociale, modi alternativi di vivere, o semplicemente di diversità culturale. E, da parte dei sindaci, in cambio della stella da sceriffo, si rinuncia al vero ruolo che dovrebbero esercitare le amministrazioni locali, più prossime al cittadino: risolvere con politiche di lungo respiro le problematiche che attraversano lo spazio urbano, sradicare povertà e differenze sociali, non semplicemente con un approccio assistenzialistico (mense per i poveri e dormitori), ma rimuovendone le cause, studiando accuratamente il proprio territorio e la propria comunità, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali.

Nel mitico decreto Maroni-Minniti ce n’è anche per i consumatori di sostanze stupefacenti, col risultato di affollare ulteriormente le patrie galere, sempre con la convinzione di risolvere il problema dello spaccio con la repressione, anziché con la liberalizzazione, che toglierebbe enormi fette di mercato alla mafia, oltreché evitare ulteriori vittime per overdose, purtroppo di nuovo tragicamente in crescita, anche nella nostra Provincia.

Per fortuna che - come al solito - ci penserà la Corte Costituzionale e rimettere a posto le cose. Certo che siamo un buffo paese, dove i legislatori legiferano a caso, alla ricerca del facile consenso, anche solo momentaneo, a scopo elettorale a breve termine, e tocca sempre sperare nelle Corti, nei Tribunali e nei Referendum per ripristinare il rispetto della Costituzione.

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