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ADDIO CARI AMICI DEL PD, SENZA RANCORE...

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ADDIO CARI AMICI DEL PD, SENZA RANCORE...

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Cari amici,
come voi sapete bene, per avermelo sentito ripetere fino alla noia dentro le sedi di partito, non ho mai condiviso molte scelte politiche e di governo che hanno caratterizzato quest’ultima fase storica e col tempo sono passato dalla speranza al dubbio, per giungere infine ad un’aperta contrarietà.

Sul piano politico mi riferisco soprattutto all'incapacità (o magari sarebbe meglio dire indisponibilità) con la quale si è gestito il confronto sia all'interno, con la minoranza del partito, sia all'esterno, con i sindacati, le formazioni sociali e i corpi intermedi, finendo per trasformare la tanto decantata vocazione maggioritaria in una vera e propria vocazione alla solitudine. 
Sul piano del governo invece penso a tutta una serie di provvedimenti che, a mio giudizio, sono andati a snaturare le ragioni fondanti del centrosinistra.
Tra questi, ad esempio, l’abolizione dell’art. 18 e il conseguente Job Act che hanno portato poco lavoro e molta precarietà, soprattutto per le giovani generazioni. Poi la cosiddetta “Buona Scuola” o ancora la fallimentare abolizione delle Province. Oppure la legge elettorale, approvata a colpi di fiducia, salutata con alti proclami e ingloriosamente bocciata dalla Corte Costituzionale al pari di un’altra osannata riforma, quella della Pubblica Amministrazione.

L’errore più grave però è stato commesso insistendo testardamente su una riforma costituzionale, scritta male e concepita peggio, che faceva strame dell’equilibrio dei poteri, del rapporto tra democrazia diretta e democrazia di rappresentanza, del controllo del Parlamento sugli atti del Governo e che, inevitabilmente, è stata respinta dalla stragrande maggioranza degli italiani.

Ecco, finora mi sono imposto di non esternare pubblicamente il mio disagio (senza riuscirci sempre, lo ammetto) perché, come immagino capirete, non è facile lasciarsi alle spalle oltre 10 anni di militanza politica dentro un partito che per di più hai anche contribuito a fondare.
Adesso però, in coscienza, non posso più farlo e, sebbene con autentica sofferenza, mi vedo costretto a prendere atto una volta per tutte che il PD non è più, nei fatti, il mio partito.

Per questo cari ex compagni, senza rancore e fatti salvi il rispetto e l’amicizia personale, mi pare giunto il momento che le nostre strade si dividano.

Con tutti voi, nei limiti delle mie possibilità, proverò ancora a confrontarmi e a discutere, ma spero di poterlo fare, a viso aperto, da un luogo politico nuovo e diverso, da quella casa che ancora non c’è, ma che molti, come me, vogliono provare a costruire.

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