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POWs and “escaped" (17' e ultima puntata)

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POWs and “escaped" (17' e ultima puntata)

Un omaggio finale. Buller Redvers Cockcroft Transvaal Scottish Regiment

 

La narrazione delle vicende personali dei prigionieri Alleati che vennero rinchiusi nel campo PG82 di Laterina nel corso della seconda guerra mondiale potrebbe andare avanti ancora per molto tempo perché migliaia furono quelli passarono da quel doppio recinto di filo spinato prima e dopo l’8 settembre del 1943, ossia quando la gestione del campo fu tenuta dal Regio Esercito italiano e quando passò nelle mani tedesche; centinaia (qualche fonte afferma che furono la metà) quelli che sfuggirono dalle mani tedesche e italiane: erano sudafricani, inglesi, scozzesi, americani arrivati per combattere il nazifascismo e che erano stati invece presi prigionieri: prima in Grecia e in nord Africa, poi in Italia dopo gli sbarchi di Salerno e di Anzio.

In questa occasione conclusiva ci occupiamo di un personaggio che, a lungo, ebbe un ruolo centrale nella vita e nella organizzazione dei pows nel campo di Laterina, ossia del sergente maggiore Buller Redvers Cockcroft (Dordrecht, Eastern Cape, Sud Africa, 17 novembre 1901 - Boksburg, Gauteng, Sud Africa, 19 settembre del 1987) che nella vita civile era di professione maestro elementare, uno che da Laterina non evase.

Buller era il settimo di otto, fra fratelli e sorelle, nati fra il 1890 e il 1903 e, ancora giovanissimo, aveva deciso di arruolarsi volontario per venire a combattere nella prima guerra mondiale, ma poiché era ancora minorenne era stato respinto. Quasi a dimostrare il carattere che lo avrebbe contraddistinto negli anni seguenti, il ragazzo non si arrese e alla fine riuscì comunque ad arruolarsi e a svolgere il servizio negli ultimi 18 mesi di guerra.

Al suo ritorno dal fronte entrò a far parte del Transvaal Scottish Regiment, nel quale rimase fino al 1956.

Il suo Reggimento venne utilizzato nel 1922 in servizio di ordine pubblico per reprimere la rivolta armata dei lavoratori (afrikaner bianchi) delle miniere aurifere sudafricane durante la cosiddetta “Rand Rebellion”, un conflitto sindacale che aveva assunto un carattere rivoluzionario sotto la guida della Federazione del Lavoro e sfociò in uno scontro cruento fra minatori e forze governative.

Il governo, per sedare la ribellione, che stava sfociando in una guerra civile, fece ricorso alla “Union Defence Force” (una riserva come la Guardia nazionale statunitense, di cui il Transvaal faceva parte), alla nascente South African Air Force (SAAF) e all'artiglieria.

Alla fine la rivolta costò almeno duecento morti, molti dei quali poliziotti, e più di mille feriti. Lo stesso Cockcroft rimase ferito.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il 2nd Transvaal scozzese, assieme a due battaglioni della Polizia Sudafricana, venne incorporato nella 6a Brigata di Fanteria, quella che, l’11 gennaio 1942 – nell’ambito dell’Operazione Battleaxe – attaccò la città fortificata di Sollum e continuò a combattere nelle battaglie di Bardia, Acroma Mantenere e Gazala.

Non è questo il luogo per tornare sull’estenuante scontro fra il blocco italo-tedesco e quello britannico (compresi i reparti dei Dominions, indiani, australiani e sudafricani): il dato che interessa è che gran parte del 2nd Transvaal scozzese, assieme a tutta la 2a Divisione Sudafricana, venne preso prigioniero dagli italo-tedeschi quando la "fortezza" di Tobruk cadde, alla fine della battaglia di Gazala.

I prigionieri catturati a Tobruk, tra i quali c’erano circa 10.000 sudafricani, vennero rinchiusi in un campo frettolosamente allestito a Bengasi dove – come hanno raccontato molti ex pows – trascorsero un pessimo periodo, non tanto perché i loro guardiani italiani li maltrattassero, quanto perché questi non erano nemmeno in grado di organizzare se stessi, per non parlare delle decine di migliaia di prigionieri nemici.

In questo stato di totale confusione erano emerse alcune figure, come quella del sergente maggiore Cockcroft e di pochi altri che erano stati capaci di organizzare e mantenere un certo grado di ordine.

Cockcroft si guadagnò la fama di accanito sostenitore regole e un’intaccabile reputazione di fronte ai suoi uomini ed ai suoi superiori, per i quali incarnava l'ideale del sergente maggiore.

Trasferito in Italia, venne imprigionato nel campo PG82 di Laterina nel quale assunse il ruolo di “leader” dei prigionieri e, in quanto tale, doveva rispondere personalmente, di fronte al Comando italiano del campo, di ciò che avveniva all’interno del reticolato.

Fra i pows, Cockcroft era noto col nomignolo di “Snakebite” (Morso di serpente), per il suo modo di impartire comandi scattanti e distribuire rimproveri velenosi.

Nelle memorie di molti prigionieri di guerra che passarono dal Campo PG82 di Laterina “Snakebite” viene spesso citato e stimato per la sua super efficienza.

In altra occasione abbiamo avuto occasione di raccontare i sui durissimi diverbi con il Colonnello Teodorico Citerni, comandante del campo di Laterina, e della pretesa che l’artigliere della 2a Divisione Sudafricana Michael de Lisle (30.1.1921 - 10.12.2011) che gli faceva da interprete, traducesse alla lettera ogni sua contestazione, compreso quando diceva all’ufficiale italiano che era “un maledetto bastardo”. Tuttavia, sempre secondo De Lisle, fu la “dura disciplina” imposta da Cockcroft a permettere la convivenza di 46 diverse nazionalità all’interno del campo.

E quando venne chiamato a deporre contro Citerni, nel procedimento davanti alla Commissione per i crimini di guerra, relativamente al trattamento dei prigionieri, non si accanì contro di lui: sostenne piuttosto che «il colonnello Citerni avrebbe migliorato le condizioni del campo se avesse avuto il potere di farlo. A mio parere, non aveva precedenti esperienze nella gestione di un campo di prigionia. Attraverso me, i prigionieri di guerra si lamentano delle condizioni del campo e a loro nome lo riportavo al Col. Citerni, che mi ascoltava e spiegava che poteva solo darmi ciò che aveva. Penso che abbia tentato di fare del suo meglio, ma a mio parere era frustrato da parte dell'Amministrazione italiana.

Sapevo che il Col. Citerni era stato in precedenza un poliziotto [Colonnello dei Carabinieri] e capivo che e né lui né il suo personale aveva alcuna esperienza nella gestione di grandi masse di uomini... Come risultato delle mie lamentele mi rimosse dal ruolo di leader del settore 1 del campo, ma in seguito mi reintegrò nella 2a Sezione».

Quando nel campo di Laterina giunse la notizia della resa italiana e della firma dell’armistizio fra la monarchia sabauda e gli Alleati, Cockcroft fu fra quelli (forse uno dei principali esecutori) che si assunsero il compito di rispettare (e tentare di far rispettare) le disposizioni che gli erano giunte chissà attraverso quali canali, del “MI9” (British Directorate of Military Intelligence - Section 9) e che erano contenute nell’“Ordine P/W 87190”, secondo la quale «In caso di invasione alleata d'Italia, i comandanti dei campi di prigionia faranno in modo che i prigionieri di guerra rimangano all'interno del campo. A tutti i comandanti è concessa l'autorità di prendere le necessarie azioni disciplinari per prevenire che singoli prigionieri di guerra tentino di ricongiungersi con le proprie unità».

Il “Warrant Officer First Class” Cockcroft non riuscì però a trattenere tutti i pows che si trovavano nel campo di Laterina, nemmeno il suo interprete De Lisle, che se ne andò e che, come raccontò in seguito, riuscì a sopravvivere “con l'aiuto degli abitanti dei villaggi italiani che lo ospitavano, anche se facendolo mettevano a rischio le loro vite”.

Ai contadini italiani e alla loro grande umanità, lo scrittore sudafricano Uys Krige, che aveva vissuto un’esperienza di fuga simile a quella di De Lisle, rese omaggio in un libro “Sout van die Aarde”, Il sale della terra.

A guerra finita De Lisle si iscrisse alla Oxford University fino diventare insegnante. Come racconta il figlio, per i suoi allievi la vita non sarebbe sempre stata facile o divertente (lo soprannominarono “Mulo” a causa del suo essere duro - fisicamente e mentalmente - assertivo e preciso nel suo punto di vista), ma a loro avrebbe insegnato a pensare e ad affrontare le sfide della vita.

Ordinato sacerdote, Michael de Lisle si ritirò a Città del Capo dove guidò parrocchie per 30 anni con esemplare spirito di studioso, soldato, insegnante, artista, poeta, sacerdote, marito e padre.

"Snakebite" Cockcroft, invece, rimase al proprio posto e ne pagò le conseguenze non appena i tedeschi presero possesso del campo. Nella sua testimonianza nel corso del procedimento contro il colonnello Citerni disse che, quando l'Italia aveva capitolato, questi gli aveva garantito «che non avrebbe permesso ai tedeschi di deportarci, e aveva ordinato ai suoi soldati di resistere ai tedeschi se avessero tentato di farlo. Né io né nessuno dei POW inglesi o sudafricani avevamo nessuna fiducia nella capacità dei soldati italiani di salvaguardarci. Questo è stato subito dopo confermato dal fatto che i militari italiani erano scomparsi lasciando solo un paio di ufficiali. I tedeschi arrivarono e ci trasferirono in Germania». [Il racconto di Cockcroft è stralciato dalla sua testimonianza, pubblicata da Janet Kinrade Dethick in http://powcamp82laterina.weebly.com/ un sito nel quale, chi vorrà farlo, potrà trovare quello che c’è da sapere sil campo di Laterina].

La destinazione di Cockcroft fu lo stalag VIII B di Hohenfels, in Germania, dove rimase fino al maggio 1945.

Venne rimpatriato a Port Elizabeth il 12 Maggio 1945 e rientrò nei ranghi dell’esercito sudafricano.

Ma del Warrant Officer First Class Cockcroft si sarebbe ancora parlato, visto che proprio a lui venne assegnato il compito di addestrare la Guardia Reale d'Onore in occasione del “Royal Tour” (la visita della Regina Elisabetta e di Giorgio VI in Sud Africa) del 1947, di gran lunga la funzione più onorevole per un soldato.

Quello stesso anno, come scrisse il Sunday Times, fu decorato del MBE (Membro dell’Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico).

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