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POWs and “escaped” (10' puntata)

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POWs and “escaped” (10' puntata)

Corp. Douglas Kitts Royal Corps of Signals


Un sito internet nuovissimo e un evaso che non perse la vita in combattimento


Adesso, da un paio di settimane, le vicende del Campo PG82 di Laterina si possono leggere sul web grazie ad un apposito sito internet realizzato da Janet Kinrade Dethic, studiosa inglese del Derbyshire, che da anni vive in Italia e che ha indagato a lungo sulle vicende della seconda guerra mondiale nel centro Italia. Sull’argomento ha pubblicato molti libri, in inglese ed in italiano, (chi vuole può vedere la sua ampia bibliografia sul web) ed altri siti internet che affiancano i suoi lavori.

Ci siamo “incontrati” virtualmente sul web in un blog nel quale, in quel momento, si trattava proprio del campo di Laterina e, a metà del mese scorso, di persona ad Arezzo.

Janet lavora sui documenti, sotto il profilo storico, ha grande dimestichezza con gli archivi britannici, con la bibliografia italiana ed inglese, conosce approfonditamente il timeline della seconda guerra mondiale in Italia, in modo particolare nelle sue regioni centrali, la Toscana ed la provincia di Arezzo e ne illustra le vicende.

Ne abbiamo parlato come se ci conoscessimo da anni (del resto avevo letto alcuni suoi lavori sia pubblicati che via internet): non su tutto giungiamo alle stesse conclusioni (anche il disaccordo ce lo siamo detto con franchezza, senza che creasse problemi o incomprensioni). Si può dire che lavoriamo su aspetti complementari: io racconto in prevalenza le vicende individuali, lei la storia.

Ha una straordinaria disponibilità (ed anch’io del resto) a mettere a disposizione non solo le proprie conoscenze, ma anche la documentazione originale acquisita nel tempo: sono molti, da più parti del mondo, che a lei si rivolgono per avere notizie sui propri congiunti (dei quali le famiglie hanno perso le tracce o vogliono saperne di più) e, nonostante gli impegni personali, è sempre disponibile a stabilire nuovi contatti, fornire indicazioni, spiegazioni, documenti.

Il sito web che ha avviato adesso (un po’ duro a scovare perché ancora non del tutto indicizzato dai motori di ricerca) si chiama “Camp PG 82 Laterina” e si trova all’indirizzo http://powcamp82laterina.weebly.com/. In poche settimane lo ha già arricchito di informazioni, documenti, storie e vale davvero la pena di andare a visitarlo, soprattutto per quelli che pensano che tutto ciò che si deve sapere si trovi in Wikipedia, come se quel contenitore fosse realizzata da una attendibilissima entità superiore, che sa tutto di tutto, e non da singoli che vi immettono molte cose utili e molte altre discutibili.

Fatalmente, occupandoci dello stesso argomento, dello stesso luogo fisico e spesso delle stesse persone, con Janet ci troviamo a raccontare storie che provengono da documenti, biografie e bibliografie che si incrociano: talvolta sono le stesse (anche le parole), talvolta si integrano e si completano e questo è il bello: è successo con il colonnello Citerni, comandante del campo di Laterina (di cui si è parlato in una precedente punatta), del quale Janet è andata a cercare le carte del processo per l’accusa di tortura che subì nel dopoguerra (quando fu condannato ad un solo giorno di carcere) e ne sono venute fuori testimonianze interessanti (a suo favore), ma anche giudizi poco lusinghieri sul suo operato come comandante del Campo.

Ricercato dai tedeschi dopo l’8 settembre per non aver impedito la fuga dei prigionieri alleati, Citerni che, come abbiamo già visto era colonnello dei Carabinieri, riparò a Roma con la famiglia e partecipò alla resistenza antitedesca.

In una puntata precedente avevamo accennato al fatto che Teodorico Citerni, sebbene col suo passato di combattente nella guerra d’Africa, non fosse fascista e non avesse simpatie per il Regime. Questo doveva saperlo anche Giuseppe Cordero di Montezemolo che, fedele al Re come moltissimi ufficiali del Regio Esercito, dirigeva a Roma il Fronte Militare Clandestino. Questa organizzazione, di tipo militare, aveva come obiettivo, per il dopo liberazione, la ricomposizione istituzionale prefascista sotto l’ombrello della monarchia sabauda ed aveva costituito in funzione antitedesca una ventina di “bande” urbane combattenti, dislocate nei quartieri cittadini e ne aveva affidato il comando ad ufficiali effettivi del disciolto esercito. L’obiettivo di Montezemolo era di assicurare un ordinato trapasso dall’occupazione tedesca a quella alleata e, nello stesso tempo, scongiurare una temuta insurrezione comunista attorno alle formazioni “rosse” che sapeva appoggiate dal proletariato delle borgate.

A Citerni affidò la banda “Manfredi-Bianchi”, intitolata a Manfredi Talamo (1895-1944), un Tenente colonnello entrato nella resistenza dopo l’8 settembre 1943 e che, dopo il suo arresto, Kappler di persona avrebbe fatto includere nell’elenco di coloro che vennero assassinati alle Ardeatine. Nelle testimonianze del processo a Citerni, pubblicate da Janet, risulta infine che anche la famiglia del colonnello fece parte, anche se non si conoscono episodi specifici e dunque non sappiamo fino a che punto, della resistenza romana.

Un’altra storia della quale entrambi parliamo, è quella del Caporale inglese Douglas Kitts del Royal Corps of Signals.

Con Kitts siamo di fronte ad una di quelle vicende che sembrano impossibili e che, a raccontarle, si rischia di passare per visionari o, comunque, persone di fervida immaginazione perché, fra l’altro, fanno perno su pochissime note biografiche.

Douglas Kitts era il più giovane di tre fratelli, nato il 24 Novembre 1920 a Topsham, un sobborgo Externella contea inglese di Devon, più precisamente nei pressi del Lighter Inn, l’antica dogana e Capitaneria di Porto.

Il suo battesimo del fuoco, sotto il profilo militare, lo aveva avuto a Dunkerque, nel maggio del 1940, quando non aveva ancora compiuto vent’anni. Il 26 maggio, in quella tragica e leggendaria ritirata strategica denominata “Operazione Dynamo”, oltre 400.000 soldati del Corpo di spedizione britannico vennero sottratti alla dilagante avanzata della Panzer Division tedesca in Francia, sebbene 34.000 di loro furono presi e fatti prigionieri.

Non Kitts che, salvato e sopravvissuto, rientrò a casa sua nel quartiere londinese di Tooting, fino a quando, nel 1942, fu di nuovo richiamato ed inviato in Nord Africa con il suo reparto.

In Libia il caporale fu colto da un malore e dovette essere ricoverato in ospedale a Tobruk dove gli italo-tedeschi lo trovarono e lo fecero prigioniero.

Come gli altri prigionieri di guerra alleati, il caporale Kitts venne inviato in Italia, in campo di prigionia.

Nonostante la carenza di informazioni, sappiamo che venne rinchiuso nel campo di Laterina, il PG 82, perché risulta da una cartolina informativa e da una lettera che scrisse a casa alla sorella.

L’8 settembre 1943, quando si sparse la notizia della resa dell’Italia e della firma dell’armistizio con gli angloamericani, Kitts approfittò dell’improvviso dileguarsi delle sentinelle del campo e come numerosi altri prigionieri fuggì dal campo.

Diversamente da altri evasi, si allontanò subito dalla zona e dunque, quando due giorni dopo i tedeschi presero possesso del campo, dei prigionieri che erano rimasti (per ordine dei maggiorenti angloamericani del campo) e di quelli che riuscirono a rastrellare nei dintorni, Kitts riuscì ancora una volta a farla franca.

Secondo la memoria familiare Kitts, dopo aver vagato nelle colline, si aggregò ad una formazione partigiana nell’area del Pratomagno che, in mancanza assoluta di dati, è stato impossibile individuare.

Possiamo solo ipotizzare il contatto con una delle bande che operavano in quella zona: la compagnia “Valentini” della XXIV brigata bande esterne Arezzo, comandata da Berto Goffredo (Bob) che aveva la sua zona d'impiego nella parte di territorio della riva destra dell'Arno, fra Ponticino e Figline Valdarno, fino alla cresta del Pratomagno; oppure l’VIII Banda Autonoma, comandata da Raul Ballocci, ma il suo nome non figura nell’elenco ufficiale della formazione e non figura nemmeno fra quelli della VII banda del Raggruppamento Patrioti Monte Amiata “Renzino”, comandata da Edoardo Succhielli e, infine, nemmeno fra gli effettivi dell’altra formazione della XXIV Bande esterne comandata da Alberto Droandi. Perciò non bisogna escludere che si trattasse dalla cosiddetta “Banda Sud-africani”, anch’essa operante sulle falde del Pratomagno e fiancheggiatrice della “Banda Bob” della quale, pur restando ignoti i nomi dei componenti, si sa che era costituita per lo più da ex prigionieri del campo di Laterina.

A questo va aggiunto che, quasi sicuramente, gli elenchi dei combattenti vennero compilati solo in un secondo momento e, dunque, vi figurano molte indicazioni vaghe come “sconosciuto”, oppure “soldato inglese”, “soldato russo”, “sudafricano” e come Janet va accertando, nomi che erano stati cambiati dagli interessati o trascritti dai comandanti della bande con evidenti errori rispetto alla documentazione d’archivio.

Nonostante tutto questo, attraverso i documenti di rimpatrio, possiamo affermare che il “ruolino” partigiano di Doug Kitts durò un intero anno, fino al settembre 1944, quando con il sopraggiungere degli alleati e la liberazione dei maggiori centri, rientrò nei ranghi militari e, dopo il debrefieng al quale tutti gli ex POWs venivano sottoposti al momento del ricongiungimento con i reparti Alleati (nel quale si procedeva al loro riconoscimento, al luogo della loro cattura da parte del nemico, all’indicazione del o dei campi di prigionia, all’occasione dell’evasione, all’attività svolta prima del ricongiungimento ed a una “ricostruzione psicologica” dei soggetti) venne autorizzato a fare ritorno a Londra.

Scampato a Dunkerque, alla perdita inglese di Tobruk, alla reclusione del campo per prigionieri di guerra di Laterina e ai combattimenti del Pratomagno, a ridosso della Linea Gotica, Kitts tornò in Inghilterra e andò ad abitare a casa degli zii Christopher e Florence Nellie Biggs a Tooting, un quartiere del sud di Londra, al numero 36 di Hazlehurst Road.

Si tratta, purtroppo, di un indirizzo tristemente famoso e che la storia conosce perché il 19 novembre 1944, una domenica mattina, un razzo V2 scagliato dai tedeschi su Londra colpì proprio quella strada e, fra le molte altre, quell’abitazione, uccidendo 35 persone e ferendone più di cento.

Doug e i suoi zii figuravano fra i caduti.

 

 

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