Prima Pagina | Cultura | POWs and “escaped” (7' puntata)

POWs and “escaped” (7' puntata)

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
POWs and “escaped” (7' puntata)

Evasione riuscita al terzo tentativo. Sgt Roy Marlow 70 Sqn Wellington

 

 

La vicenda è tratta in gran parte dal diario di questo londinese nato nel 1924 e in questa occasione bisogna raccontare anche gli antefatti, rispetto alla reclusione a Laterina, e quello che avvenne dopo perché si parla dei rapporti di un fuggiasco con la popolazione italiana .

Poco più che un ragazzo, Marlow era stato testimone della Battaglia d’Inghilterra tra l'estate e l'autunno del 1940 e del “London blitz” del settembre di quell’annoquando la Luftwaffe tedesca aveva riempito i cieli con la prima importante incursione diurna su Londra: quasi 350 bombardieri tedeschi avevano scaricato le loro bombe sulla parte orientale della capitale inglese causando circa 450 morti e 1.300 feriti – e ne era rimasto profondamente turbato e, in qualche modo, chiamato in causa.

Nel mese di ottobre 1940 Marlow uscì in bicicletta dalla sua casa di Ewell e si presentò all'ufficio di reclutamento RAF nel quartiere di Croydon per offrirsi volontario: mancavano ancora due mesi al suo sedicesimo compleanno.

Marlow era un ragazzo forte, che aveva già giocato tre partite di calcio internazionali nelle squadre studentesche inglesi e così gli fu facile imbrogliare sulla sua vera età e forse furono le sue doti fisiche a convincere le autorità militari che aveva tre anni di più. Superò agevolmente i vari test attitudinali e le visite mediche e venne accettato per svolgere la propria formazione come mitragliere.

Al termine di un corso di nove settimane, Marlow ricevette il brevetto di “Air gunner” e fu promosso sergente. Sedicenne si trovò a fianco di anziani sottufficiali che vantavano lunghi ruoli di servizio, qualcuno di loro aveva trascorso anche venti anni come caporale ed era così vecchio da poter sembrare suo nonno.

Marlow completò la propria formazione operativa al 20 OTU (una base RAF a Lossiemouth nel nord della Scozia) dove l’addestramento avveniva con il Vickers Wellington, un bombardiere bimotore a lungo raggio, ed entrò a far parte del Wellington, volando quasi 80 ore durante quell’inverno.

Le sue successive missioni furono dapprima in Medio Oriente, a Gibilterra e a Malta, poi Marlow e il suo equipaggio vennero passati al 70th Squadron, equipaggiato con il Wellington LE e trasferito nei pressi di Daba, nel deserto africano occidentale.

Il suo primo intervento avvenne il 24 maggio 1942, quando nove aerei dello Squadrone attaccarono Maturba.

Dopo altre cinque operazioni, la notte del 5-6 giugno il Wellington decollò per un bombardamento su Maturba, ma fu colpito dal fuoco antiaereo e costretto ad un atterraggio di fortuna.

L'equipaggio di sei uomini, rimasto illeso, si avviò a piedi verso nord, ma venne intercettato da una pattuglia tedesca, catturato e consegnato agli italiani. Questi li trasferirono ad un campo per prigionieri di guerra dove Marlow venne diviso dai suoi compagni.

Pochi giorni dopo cadde il presidio di Tobruk e migliaia di prigionieri alleati giunsero ad affollare il campo le cui condizioni peggiorarono rapidamente per questo: è in quel momento – scrisse Marlow –  che decise di fuggire, ma senza acqua e a molte miglia dalle linee alleate, non vedeva alcuna possibilità per un tentativo.

Dopo due settimane, gli italiani cominciarono a spostare i prigionieri di guerra nei campi permanenti e Marlow si trovò a far parte del primo convoglio partito per Tripoli, circa 1300 chilometri a ovest.

Fu un viaggio da un incubo di tre settimane di un convoglio di trenta automezzi, nel cassone di un camion aperto sotto il sole del deserto, con razioni insufficienti e nessun alloggio, durante la notte, nelle fermate in recinti di filo spinato.

Finalmente nel campo permanente di Derna trovarono gli alberi e un po’ d’ombra, ma il cibo era costituito da acqua di riso e pane raffermo. L'acqua, il requisito più importante, era razionata (una tazza al giorno per ciascun prigioniero) e veniva consegnata, ogni giorno, da un’autocisterna.

Marlow covava l’idea di un tentativo di fuga, ma era praticamente impossibile scavalcare il filo spinato che circondava il campo – un australiano era stato ucciso tentando di farlo – e un tunnel sulla sabbia era fuori questione. Così, il giorno successivo al suo arrivo, si nascose nell’autocisterna, schiacciandosi tra la cabina del camion e il serbatoio dell'acqua, riuscendo così ad uscire dal campo e fuggire, ma per poco, perché venne scoperto dopo poche miglia.

Ricondotto al campo fu messo in una gabbia di filo spinato, senza ombra, a pane e acqua per una settimana. In pochi giorni contrasse una grave dissenteria, che portò il suo stato fisico ad un grave deterioramento, tanto che i medici si videro costretti ad organizzare il suo trasferimento in ospedale a Tripoli dove trascorse i tre mesi successivi, compreso il giorno del suo diciottesimo compleanno.

A dicembre venne inviato a Napoli con una nave ospedale e portato nel campo-ospedale di Lucca (PG 202) dove venne curato da medici inglesi e da un gruppo di suore.

Nell'aprile 1943, con alle spalle un primo tentativo di fuga dal campo di Derna, Marlow giunse al PG82 di Laterina.

Poiché la fuga da questa nuova struttura gli appariva difficile, si adoperò per farsi inserire in uno dei gruppi di lavoro che venivano impiegati all’esterno del campo. Sapeva che, come sergente, gli sarebbe stato assegnato, al massimo, un lavoro di supervisione, perciò rimosse i gradi dall’uniforme e lasciò che venisse aggregato al distaccamento di lavoro di Montaione (Firenze), destinato a lavorare, in località Sant’Antonio, nei giardini della residenza del Conte Alessandro Nardi-Dei, dove era stato frettolosamente preparato un piccolo recinto per i prigionieri.

All'arrivo Marlow notò che una piccola sezione del recinto non era stata completata e iniziò subito a valutare le possibilità di fuga. Nei giorni seguenti studiò le abitudini delle guardie, ma quando vide arrivare nuovi pali e filo spinato destinati alla messa in sicurezza del recinto, decise che era il momento di andarsene.

Alle 3 di notte si alzò assieme a un soldato nella Durham Light Infantry che aveva coinvolto nei suoi piani e si diresse verso il filo spinato. C'erano due guardie che pattugliano annoiate il recinto così, dopo aver osservato per qualche minuto la loro routine, Marlow e il suo compagno gettarono una coperta sopra il recinto di filo spinato alto circa due metri, si arrampicarono e lo scavalcarono.

Al campo di Laterina avevano sentito dire dello sbarco alleato in Sicilia, così i due fuggiaschi decisero di dirigersi a sud, nella speranza di incontrare l’esercito che avanzava.

Viaggiarono di notte e di nascosto nei boschi mentre una fastidiosa pioggerella ostacolava il loro cammino. Durante il giorno avevano notato una linea ferroviaria e la notte successiva si diressero verso una cittadina dove c’era un nodo ferroviario e cercarono di salire su un treno merci.

Furono scoperti, arrestati e picchiati prima di essere trascinati alla stazione e rimandati al campo di Laterina: i loro quattro giorni di libertà costarono Marlow ventotto giorni di isolamento a pane e acqua, con dieci giorni in catene e la sospensione per due mesi del suo diritto a ricevere i pacchi della Croce Rossa.

Al termine della sua segregazione Marlow venne acclamato dai suoi compagni di prigionia, che per mostrargli la loro ammirazione, lo rifocillarono generosamente con alimenti dei loro pacchi della Croce Rossa, così poté rimettersi presto in forze.

Il comando del campo lo aggiunse allora al gruppo di altri ex fuggiaschi i cui movimenti e attività venivano attentamente monitorati, ma questo non gli impedì di partecipare allo scavo di un tunnel, che lo tenne impegnato per il mese successivo, fino a quando il tentativo di fuga venne scoperto e Marlow subì altri trenta giorni di isolamento.

Poi venne l'8 settembre e quella mattina i prigionieri di Laterina si accorsero che le guardie italiane erano improvvisamente scomparse: l’Italia aveva firmato l'armistizio con gli Alleati e loro se l’erano svignata considerando finita la guerra.

Ci fu una grande gioia nel campo e molti pensarono che la libertà fosse una questione di giorni.

Marlow scrisse nel suo diario che l'ufficiale britannico più alto in grado (che era in realtà il sergente maggiore Buller R. Cockcroft) disse ai prigionieri di rimanere nel campo e di non tentare di scappare, ma lui non lo stette a sentire: aveva capito che, se fossero arrivati i tedeschi, era probabile che i prigionieri venissero deportati in Germania e così preparò il suo equipaggiamento deciso a sfruttare quella occasione di libertà.

Alle 17 del 12 settembre, assieme ad un gruppo di altri ex fuggitivi uscì dal recinto. Appena poche ore dopo, come lui aveva previsto, arrivarono i tedeschi, circondarono tutto e rinchiusero di nuovo i prigionieri rimasti che, nelle settimane successive, vennero deportati in Germania.

Decise di viaggiare da solo, e si diresse verso la costa orientale, in direzione di Ancona, convinto che fosse solo una questione di tempo prima che gli alleati tentassero uno sbarco nell’Adriatico.

Si muoveva di notte ed aveva bisogno di indossare abiti civili in sostituzione della sua vistosa uniforme. Questa volta la sorte sembrò dalla sua parte perché raggiunse una fattoria isolata e, quasi come segno favorevole del destino, scoprì che la moglie del contadino era inglese – era stata un'infermiera durante la prima guerra mondiale e aveva assistito il suo futuro marito italiano quando era stato ferito – e da lei ricevette cibo, un cambio di vestiti ed il consiglio di non dirigersi verso la costa perché era considerata “zona di sicurezza” (per il transito era richiesto un permesso speciale) ma di dirigersi verso sud.

Da principio continuò a spostarsi di notte, ma una volta che si rese conto di essere lontano dalla zona del campo di Laterina, camminò anche di giorno, per aumentare la distanza. Secondo le sue note, in questo modo riusciva a percorrere più di dieci chilometri al giorno attraverso il terreno collinoso della dorsale appenninica e grazie alla sua carnagione abbronzata, alla barba incolta e agli abiti civili era convinto di non destare sospetti.

Si avvicinava a fattorie isolate e, come scrisse, rimase colpito dalla straordinaria generosità dei contadini che, pur comprendendo chi fosse, quasi sempre gli davano da mangiare e un riparo per dormire.

Tre settimane dopo la sua fuga aveva percorso circa 60 miglia (quasi cento chilometri) ed era giunto vicino a Umbertide.

Il tempo si era fatto cattivo e così dovette avvicinarsi a una casa isolata per rifocillarsi e trovare del cibo.

Osservò, non visto, le mosse del proprietario finché non ritenne di potersi fidare. E indovinò anche questa volta. Il proprietario della casa lo invitò ad entrare e andò a chiamare un amico che aveva vissuto in America e quindi parlava l’inglese. Assieme studiarono un piano: prendere un treno e raggiungere Terni; da lì, via Orte, proseguire per Roma in attesa dell’arrivo degli gli alleati. Però, a causa di un malinteso perse l’appuntamento per il treno ed il contatto con il suo soccorritore, così decise di riprendere il viaggio verso sud, a piedi, evitando tutte le città.

Ma con l'inizio dell'inverno il suo percorso sui monti si rese spesso difficile, e fu costretto a scendere a valle.

Fin dall’inizio della sua prigionia Marlow si era impegnato ad imparare quel po’ di italiano che poteva essergli utile durante la fuga, ma adesso si accorgeva che la parlata, da un luogo all’altro, era molto diversa da ciò che aveva imparato.

Un giorno si trovò nell’obbligo di attraversare una cittadina e ebbe la sensazione di essere seguito. Provò a scrollarsi di dosso l’inseguitore tornando verso le colline, ma si rese conto che davvero un giovane, lo seguiva. Una volta nel bosco lo affrontò e questi gli chiese subito se era inglese. Marlow restò scosso dalla domanda che liquidava in un istante la sua convinzione di avere assunto un aspetto che non attirasse l'attenzione.

Alla fine seguì il giovane fino a casa dove la sua favorevole impressione fu confermata perché poté nutrirsi e riposarsi in un letto.

Scrisse nel diario che era si era ormai talmente abituato a dormire sul ruvido terreno che la comodità di un letto gli impediva di addormentarsi, tanto che lasciò il letto e si sdraiò sul pavimento.

L’indomani seppe che quel giovane e alcuni dei suoi amici erano ansiosi di combattere i tedeschi: si erano procurati delle armi e qualche bomba a mano e lo invitavano a unirsi a loro. Marlow accettò e il mattino seguente con poca attrezzatura e un po’ di cibo raggiunsero la montagna dove li aspettavano altri sei amici. Si accamparono in piccoli rifugi già predisposti, ma il giovane inglese capì subito di trovarsi assieme a ragazzi inesperti nell'arte della guerriglia e così chiarì che avrebbe interrotto il proprio viaggio per il tempo sufficiente ad una sola azione.

Scelse un buon punto di osservazione su una strada adatta a tendere un'imboscata ad un veicolo. Stabilirono assieme i punti di incontro e le vie di fuga e poi aspettarono finché comparve sulla via un camion tedesco. L’azione fu fulminea: aprirono il fuoco quando l’automezzo era a una ventina di metri da loro mandando in frantumi la cabina di guida, quindi Marlow gli lanciò una granata. Il camion rotolò fuori strada e precipitò in un burrone.

Il gruppo si ritirò subito verso la montagna da dove poté osservare l 'arrivo delle truppe tedesche. Rientrati al campo si erano preparati a trascorrere la notte, ma una forte esplosione li mise in allarme: i tedeschi avevano già individuato il loro campo.

Marlow dette ancora qualche consiglio poi salutò i neo-guerriglieri e raggiunse un punto più elevato per avere un chiara visuale della zona e poi riprese il suo viaggio verso sud.

Il tempo era ulteriormente peggiorato e sotto una pioviggine pesante Marlow cominciò a sentirsi male. Era stanco, denutrito, bagnato fin nelle ossa e si accorse che gli erano spuntate grosse bolle dolorose.

Sentì arrivare la febbre e si rese conto che era nei guai e aveva bisogno di aiuto.

Vide le luci di un villaggio nella valle sotto di lui, raggiunse la prima casa e bussò alla porta. Gli venne aperto da una coppia di mezza età: in italiano disse di essere un prigioniero britannico fuga della guerra e che aveva bisogno di bere. Gli venne data una tazza di vino, che bevve subito, prima di crollare a terra.

Roy Marlow si trovava a Goriano Valli, nel comune di Tione degli Abruzzi (l’Aquila) situato in una valle tra le montagne dell'Appennino (poi colpito dal terremoto del 2009).

La prima cosa che vide il giovane quando si svegliò furono gli occhi di una vecchia signora che lo guardavano tra le lenzuola bianche di un letto: dopo il suo svenimento era stato spostato in un’altra casa e aveva dormito per quarantotto ore.

Nei dieci giorni successivi fece una lenta ripresa e fu visitato da parecchi abitanti del villaggio.

Voleva riacquistare salute e forza, senza aspettare la fine dell’inverno prima di riprendere il suo viaggio verso sud. Nonostante fosse ancora afflitto dai dolori e dalle bolle, fece una accurata ricognizione della zona, individuò alcuni rifugi che sarebbero stati utili se fossero arrivati i tedeschi e fosse dovuto scappare in fretta.

Quello del ’43 fu uno degli inverni più rigidi sperimentati nella regione tanto che perfino l'avanzata degli Alleati a sud di Cassino, ben più a sud della posizione di Marlow, venne interrotta.

In qualche modo i tedeschi avevano saputo della sua presenza, perché un mattino venne svegliato dalle grida di “Stanno arrivando i tedeschi!”

Corse subito verso uno dei suoi rifugi e i tedeschi circondarono il paese, sfondarono le porte delle case cercando “'l'inglese”. Erano più di settanta tedeschi che frugarono l’intero villaggio prima di ritirarsi senza aver trovato tracce.

Marlow scrisse di aver temuto per la gente del villaggio, ma la sua presenza venne tenuta segreta, così per «non mettere queste persone meravigliose e generose a ulteriore rischio» si trasferì in uno dei suoi rifugi limitandosi a scendendo al villaggio solo per raccogliere cibo.

È in questa fase della sua fuga che incontrò Sabatino Tiberi e la sua famiglia, che lo accolsero come un figlio e lo soccorsero a rischio della propria vita o della deportazione.

Verso la fine di maggio vide le grandi formazioni di bombardieri che attaccavano Cassino, e nel giro di pochi giorni arrivò il momento che desiderava. Dal suo nascondiglio sentì le grida di gioia nella piazza del paese, e poi alcuni abitanti del villaggio che erano venuti a prenderlo per unirsi ai festeggiamenti.

I tedeschi si stavano ritirando verso nord «e la pace era arrivata nella valle in un giorno perfetto di primavera».

Marlow aveva ora diciotto anni, era in fuga da otto mesi dal campo di prigionia a Laterina e finalmente scendeva per l'ultima volta a Goriano Valli.

Quando decise di ripartire la famiglia Tiberi cercò di convincerlo a restare, ma tutti sapevano che doveva andare. Il 20 giugno, dati gli ultimi addii, fu accompagnato da Sabatino Tiberi, che lo scortò a piedi, per una trentina di chilometri, fino a Sulmona, già in mani alleate.

Tre giorni dopo venne trasferito a Roma, dove gli vennero prestate cure mediche prima di volare a Napoli. Il 12 luglio 1944 giunse in Inghilterra, poco più di due anni dopo che era stato abbattuto nel deserto. A Londra affrontò il debriefing previsto per i POWs ed ottenne promozione a Warrant Officer (Maresciallo).

La sua determinazione ed il suo inesauribile coraggio nelle mani del nemico gli valsero la Military Medal, decorazione istituita nel 1916 equivalente, per la truppa, alla Military Cross riservata agli ufficiali.

Nel 1987 tornò a Goriano Valli, ma trovò solo un pezzo della famiglia, perché Sabatino se n’era andato da tempo.

La sua vicenda venne resa pubblica con un libro tratto da suo diario Beyond The Wire. An Underage Air Gunner’s Private War, R. Hale editor, 1983.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Image gallery

Vota questo articolo

5.00