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POWs and “escaped” (5' puntata)

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POWs and “escaped” (5' puntata)

Un block-notes rivelatore

 

Fred Lamb

Royal Army Service Corps (RASC)

Sebbene transitato solo per dieci giorni dal campo di Laterina, Fred Lamb rappresenta l’archetipo del POW e del suo stato di totale sudditanza nel corso della prigionia. Una volta caduto prigioniero venne spogliato della sua identità, schedato col numero 221998, rinchiuso e trasferito da un campo all’altro non più come essere umano, ma quasi come un animale, obbligato a lavorare e a marciare, lontano migliaia di chilometri dalla sua famiglia e da casa sua, sottoposto all’arbitrio dei suoi carcerieri-sorveglianti. Ma non perse mai la speranza, né la lucidità di giudizio verso l’umanità con la quale entrava in relazione.

Soldato di prima classe nell'esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale, sposato, Lamb si arruolò il 29 ottobre 1942, quando aveva 29 anni.

Una volta sgombrato il terreno dalle svariate omonimie che si incontrano in rete, si chiarisce che Lamb era inglese, arruolato nel Royal Army Service Corps (RASC), un Corpo di massa con centinaia di unità diverse impiegate nel conflitto in varie parti del mondo.

In assenza di dati certi, non rilevabili nella documentazione che lo riguarda, si presume sia stato fatto prigioniero in Libia, forse a Tobruk e che nell’occasione sia rimasto ferito dall’esplosione della sua motocicletta centrata da un aereo, perché nella sua famiglia venne mandata a memoria la sua inabilità a causa della grande quantità di schegge molto dolorose che aveva nelle natiche, anzi – con buona dose di sarcasmo – “nel culo”.

Nessun documento attesta la sua prigionia fino al 18 dicembre 1944, quando la sua cattura venne segnalata dal Comitato internazionale della Croce Rossa.

Nel dopoguerra Lamb non parlava volentieri della sua prigionia, ma seguendo altri britannici catturati a Tobruk, siamo indotti a pensare che sia stato inizialmente recluso in un campo siciliano (il PG 98 di Castelvetrano, Trapani, o il PG 98 di San Giuseppe Iato, Palermo) perché parlò di aver marciato e lavorato su strade e ferrovie attraverso la Sicilia e l’Italia e di aver «incontrato in questo periodo molte culture e nazionalità e che ci sono stati buoni e cattivi Afrikaans, buoni e cattivi alleati, buoni e cattivi italiani, buoni e cattivi tedeschi»: molti americani, inglesi e sudafricani si trovavano proprio nei campi siciliani.

Tutto ciò che sappiamo per certo è ricavato da un block notes che tenne a partire dal 13 luglio 1943, quando arrivò nel campo PG 82 di Laterina e dal documento statunitense relativo al suo recupero e liberazione.

Appena dieci giorni dopo l’arrivo Laterina fu trasferito in Germania, destinazione Mühlberg, Stalag IVB (dove vennero tenuti reclusi 8.412 prigionieri di guerra americani) e vi giunse, via Brennero, il 23 luglio, dopo un viaggio di più di mille chilometri rinchiuso, come tutti, in un vagone bestiame del tipo “Cavalli 8 – Uomini 40”.

Il suo file di POW lo segnala lapidariamente come “Lamb, pte F. T /89271, RASC 221998”.

Il 9 agosto fu inviato allo Stalag VIII B Lamsdorf, dove giunse il giorno dopo per ripartire in direzione di Auschwitz il 16 settembre e giungervi due giorni dopo.

Lamb venne probabilmente rinchiuso nello stalag a E715, dove nell’inverno 1943 e nel 1944, si trovavano circa 1.400 prigionieri di guerra britannici ed era noto come Auschwitz III – Monowitz: era situato a sette chilometri dal campo principale, vicino alla fabbrica del gruppo industriale IG Farben impegnato nella produzione bellica di gomma sintetica, ed era per questo detto Buna (dalle sillabe iniziali dei componenti chimici, il Butadiene e il Sodio, che in tedesco si dice Natrium).

La permanenza di Fred Lamb ad Auschwitz III – Monowitz si protrasse per quindici mesi fin quando, il 21 gennaio 1945, sei giorni prima del sopraggiungere delle avanguardie dell’Armata Rossa, fu messo di nuovo in movimento e, con una marcia di quasi dieci settimane, venne sospinto fino a Regensburg (l’odierna Ratisbona) dove giunse il 26 marzo successivo.

Per tutto il tempo Lamb usò il proprio notes puntigliosamente, con una notarile trascrizione di date, località attraversate e distanze percorse, fino a raggiungere un totale di 830 chilometri prima di avere sette giorni di riposo per poi essere messo a lavorare per altri 22 giorni al ripristino di una linea ferroviaria.

Quasi che la marcia non fosse bastata, fu fatto tornare indietro per 36 chilometri fino a Obertraubling e poi ancora indietro per altri 30 chilometri fino a quando venne preso in consegna dalle truppe degli Sati Uniti che sopraggiungevano da ovest, sabato 28 aprile, e le sue gambe avevano ormai marciato per 900 chilometri.

Il 30 aprile annotava finalmente nel suo notes: “Americans Here”.

Una pagina del suo notes contiene una poesia che, grazie a mio figlio Iacopo e al mio amico Gianni Pezzano che hanno supplito al mio scarso inglese, trascrivo:

 

“P.O.W

In prigionia, in cattività,

Qui mi ritiro in questi anni

I miei amici mi sono sempre vicini

Nei miei sogni appare la mia famiglia

 

Ogni giorno, è come ogni altro giorno

Eppure prende una piega sempre più gioiosa

Poiché è sempre un giorno più vicino

Al ritorno a casa che tanto bramo

 

La mia mano può desiderare ardentemente l’aiuto

Gli indifesi legati dal destino

Il mio spirito che farebbe così tanto

Può solo aspettare, inutile

 

Per me la luce del sole sono le notizie da casa

Qui in cattività

I ricordi sono la mia indipendenza

E la speranza la mia unica libertà”

 

 

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