Prima Pagina | Cultura | P.O.W. and “escaped” (introduzione - 1' puntata)

P.O.W. and “escaped” (introduzione - 1' puntata)

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
P.O.W. and “escaped” (introduzione - 1' puntata)

Un lavoro meraviglioso di Enzo Gradassi su quello che fu un campo di prigionia e poi un campo profughi in provincia di Arezzo. In mano a italiani, tedeschi, alleati e poi di nuovo italiani. La storia si articolerà in una ventina circa di puntate, che saranno pubblicate ogni domenica. Siamo orgogliosi e lieti di dare spazio ad un opera culturale così importante. Mappe e foto, tutte corredate da discalia, sono visionabili nell'apposito spazio a destra di questa pagina. [Paolo Casalini]

 

1. Il campo PG 82 di Laterina per migliaia di prigionieri di guerra

Sono pochi, se escludiamo gli specialisti e gli abitanti del posto, ad essere a conoscenza del fatto che, negli anni della guerra, a Laterina era in funzione un campo di concentramento. O, meglio, un campo per prigionieri di guerra, contrassegnato con la sigla PG 82, dal quale transitarono migliaia di militari delle più svariate nazionalità caduti nelle mani del Regio Esercito italiano e dell’esercito del Terzo Reich nella guerra d’Africa: inglesi ed americani, canadesi e sudafricani, spagnoli e polacchi, greci, indiani, francesi, belgi, russi e chi più ne ha più ne metta.

A Laterina passarono in tutto qualcosa come 8.000 prigionieri, 50% dei quali “escaped”, evasi, secondo alcune fonti, che scendono a 2.720 secondo un documento segreto dello SMRE (Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano).

Fra il 1941 e il 1963 il campo fu utilizzato a vari scopi: fu di prigionia (PG 82) dal ’41 all’8 settembre 1943; poi Campo prigionieri di guerra (Dulag 132), sotto il controllo dei tedeschi, dal 12 settembre 1943 al luglio 1944; quindi, passato sotto il controllo dell’VIII armata britannica, diventò campo per prigionieri (n. 374), dove gli Alleati concentrarono i prigionieri tedeschi e fascisti catturati, fino all’aprile 45.

Nel 1945-‘46 diventò poi campo di internamento per civili, P.M. 219, dove vennero raccolti fascisti e soldati repubblichini in attesa dell’accertamento delle loro eventuali responsabilità da parte delle commissioni di inchiesta.

Nel 1948 fu trasformato in un Centro di raccolta per i profughi dei territori istriani e dalmati ceduti alla Jugoslavia col trattato di pace e nel 1955; infine, accolse i profughi che in arrivo dalla Somalia, dall’Egitto, dalla Libia, dalla Tunisia e dall’Algeria.

In principio il campo era stato realizzato dal Ministero della guerra (ministro era lo stesso Benito Mussolini) nei primi mesi del 1942: due fotografie dei ricognitori della RAF scattate nel 1941 e nel 1943, ci mostrano l’area di oltre 15 ettari, nella piana fra l’Arno e la strada provinciale n.2 “Vecchia aretina” che conduce da Laterina ad Arezzo, prima e dopo la costruzione del campo.

L’area era inizialmente un attendamento racchiuso da un reticolato a doppio filo spinato sorvegliato da soldati del Regio Esercito Italiano sia dalle altane posizionate agli angoli del perimetro, che da terra attorno allo stesso reticolato.

I soldati della guardia erano ottocento, alle dipendenze del colonnello Teodorico Citerni, così tanti perché nell’autunno del 1942 il campo venne ampliato con la realizzazione di dodici baracche in muratura, alla cui realizzazione vennero chiamati gli stessi i prigionieri. Ciascuna baracca era dapprima predisposta per contenere 250 persone. Mediamente nel campo la presenza era di 2500-3000 prigionieri. Un locale era destinato a luogo di culto con un prete cattolico ed uno protestante, uno all’infermeria ed un altro a biblioteca: un vero patrimonio librario, che andò perduto quando il campo venne abbandonato.

I prigionieri che prestavano la propria opera con servizi, pulizia ed altri lavori nel campo, venivano compensati o con razioni aggiuntive di cibo o con buoni sostitutivi del denaro, ma che potevano spendere solo nello spaccio interno.

Chi vuole potrà verificare tutte queste notizie, anche in forma più estesa, semplicemente digitando in un motore di ricerca di internet “PG 82 Laterina”: sono disponibili migliaia di pagine all’interno delle quali navigare. Con un po’ di pazienza vi si possono trovare le tracce di tantissimi militari che transitarono per quel campo, o che vi furono a lungo segregati. Anche le tracce di quelli che – come è dovere di ogni prigioniero – tentarono di evadere, compresi quelli che ci riuscirono (come è il caso del Gunner britannico Frank Unwin, catturato nel 1942 a Tobruk, che evase due volte e due volte venne ripreso, fino ad essere deportato in Germania fino alla fine della guerra) e di molti altri.

Chi riusciva a fuggire si dirigeva, generalmente, verso sud nell’intento di varcare la linea del fronte e ricongiungersi con le Armate alleate che, con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943 avevano favorito la caduta di Mussolini e i reparti che, dopo l’armistizio, erano sbarcati a Salerno e avanzavano verso Napoli e Roma ai quali si aggiunsero, più tardi, dopo il gennaio 1944, le truppe che erano sbarcate ad Anzio ed incalzavano i tedeschi.

Nella provincia di Arezzo una parte degli evasi entrò in contatto con le formazioni partigiane che si stavano costituendo e dettero un contributo importante alla lotta di liberazione, particolarmente in Pratomagno e fra il Chianti e la Valdichiana. Purtroppo non tutti sono noti con le loro generalità, ma spesso solo con nomi di battaglia che non ne consentono la piena identificazione. Una parte degli evasi, invece, rimase semplicemente “alla macchia”, protetti dalla popolazione, senza partecipare ad operazioni militari contro i tedeschi ed in attesa di quell’inevitabile evento che era il sopraggiungere degli Alleati.

Si trattava, generalmente, di militari americani, russi e del multietnico esercito del Regno Unito e del Commonwealth. E poi la curiosa formazione di Francia Libera, una mezza brigata della Legione straniera (13e DBLE) che aveva risposto all’appello di De Gaulle e si era schierata contro il governo collaborazionista di Vichy del maresciallo Petain e combatteva a fianco dei britannici. Fra questi c’erano molti spagnoli sopravvissuti alla guerra civile (ed anche italiani che avevano fatto parte delle Brigate internazionali e che si facevano passare per spagnoli).

Non molto sappiamo dei russi, perché i loro nomi sono stati distorti nella traslitterazione dal cirillico e perché con la caduta dell’Impero sovietico ogni ricerca è diventata più ardua. Poco posso dire dei sud-africani, perché non conosco studi specifici che riguardino i loro POWs a Laterina. Dei russi e dei sud-africani troviamo però traccia (magari solo con un nome di battesimo o con quello generico della nazionalità) nelle relazioni delle formazioni partigiane e nelle testimonianze locali: ne parlano Guelfo Billi, il cavrigliese che comandò una brigata della Divisione “Sinigaglia”, il ciggianese Edoardo Succhielli “Renzino” che comandò la VII Banda del Raggruppamento “Monte Amiata” e Raul Ballocci, che comandò l’VIII Banda .

Oggi il web esprime potenzialità, impensabili ancora pochi anni addietro, ed è possibile rintracciare le storie dei POWs (Prisoner Of War) che passarono attraverso il reticolato di Laterina, di quelli che evasero, di quelli che vennero ripresi, di quelli spediti negli Stalag delle zone europee occupate dai tedeschi.

Dal giugno 2003 al gennaio 2006 la BBC, attraverso un sito web che non è più attivo, ha condotto un progetto per raccogliere le memorie di combattenti della seconda guerra mondiale. L’intento era quello di costituire la base di un archivio digitale in grado di fornire una risorsa di apprendimento per le future generazioni, il risultato è stato la raccolta di qualcosa come 47.000 testimonianze.

Un incredibile numero di reduci, poi, direttamente o per mano dei propri discendenti, ha reso pubbliche le proprie memorie. I siti web dei reduci statunitensi britannici e neozelandesi hanno pubblicato notizie e racconti. Alcuni studiosi sono andati a cercare le storie negli archivi dei paesi coinvolti nel conflitto: localmente basti pensare al compianto Enzo Droandi, a Ivo Biagianti che curò l’unico convegno di studi riguardante il campo di Laterina e a Leonardo Paggi attraverso la “Associazione per la storia e le memorie della Repubblica”. E poi alla storica statunitense Victoria Belco e alla studiosa inglese Janet Kinrade Dethick.

Qui proveremo a raccontare alcune tessere di questo mosaico di storie, mostreremo i volti che nelle foto originali sono di ventenni, oppure foto più recenti con i protagonisti inesorabilmente invecchiati.

Si tratta di frammenti che a volte combaciano e a volte no, di storie talvolta brevissime legate al semplice e breve “transito” per il campo di Laterina, altre volte di racconti più articolati e con maggiori dettagli, l’intenzione è di limitare i racconti ai fatti riguardanti il Campo di Laterina, qualche volta ci spingeremo oltre anche perché è stato possibile ricostruire (fra gli altri) un elenco di almeno 42 prigionieri britannici deportati da Laterina a Moosburg, nel sud della Baviera, nel famigerato Stalag VII-A, il più grande campo di prigionieri di guerra in Germania: costruito per 40.000 prigionieri, ne conteneva 130.000 di 26 nazioni diverse il 29 aprile 1945, quando dopo un’aspra battaglia contro parecchie migliaia di tedeschi della forza di difesa, il “Combat Command A” della 14thDivisione dell’Esercito degli Stati Uniti lo liberò, guadagnandosi la definizione ufficiale di “Liberators”.

L’obiettivo, comunque, non è quello di “fare la storia” del campo PG 82, quanto di dare una ripulita alla patina che offusca la memoria di avvenimenti tanto vicini a noi.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Image gallery

Vota questo articolo

3.75